CULTURAMARCHE

Le mani sporche di sangue in un libro di Yamen Manai

Le mani sporche di sangue in un libro di Yamen Manai

di TIBERIO CRIVELLARO

Sconcertante il dialogo tra la rabbia di un adolescente e l’avvocato Bakouche che lo difende da un bel cumulo di crimini che avrebbe compiuto. Quali? Lo vedremo.

Ma non è forse un crimine quello di una società o di uno Stato fatto di ingiustizie muovendo tanti individui verso il “delinquere”, sino all’omicidio? Si pensa mai a questo quando la condanna senza appello, senza tregua, dei tribunali, dei media e dal “sistema” di ciascun paese? Anche recente, dai telegiornali, quell’ingiusta condanna a trent’anni di un povirazzo sardo risultato poi innocente, ma intanto se li è fatti tutti. All’adolescente già quanto mai provato ad avere una famiglia che non lo ama: madre indifferente e padre tiranno, hanno ucciso a fucilate Bella, cane femmina come si leggerà nel commovente e poetico romanzo “Bell’abisso” di Yamen Manai (E/O Edizioni).

L’unico amore che ha è quello di e per Bella, ma il padre gli l’ha portata via con l’inganno, l’ha abbandonata nella lontana periferia. La sua Bella. E proprio nel mentre che l’aveva ritrovata, dopo tante ricerche, la vede sparata a pallettoni da un poliziotto per via di un decreto ministeriale che ha ordinato lo sterminio dei randagi. Neppure a Bucarerst nel 2001 (che aveva un problema drammatico di randagismo) erano arrivati a tanto. Si era scagliato addosso al poliziotto, gli aveva preso il fucile e sparato alla mano assassina.

Poi aveva preso in braccio Bella appena morta e, con una pala e il fucile del cattivo sì era inoltrato nel vicino bosco a seppellirla con la preghiera: “E tu, anima serena, fa ritorno al tuo Signore appagata di te e gradita a Lui, vieni tra i miei servi, entra nel tuo giardino”. Aveva ripreso il fucile e si era diretto prima alla casa del padre sparandogli a una mano, si, perché è sempre una mano a ferire e a uccidere. Poi verso il capo della Polizia e verso il Parlamento che ha fatto quella brutta legge, di parlamentari che avevano le mani sporche di sangue.

Infine sarebbe tornato nel bosco accanto alla tomba di Bella ad aspettare che lo acciuffassero. Insomma, avrà o non avrà continuato a sparare alle altrui mani? Si capirà nel colloquio col legale prima del processo. Con questo romanzo l’autore denuncia anche “lo stato di certe cose” in Tunisia. Pare che Yamen Manai ora si sia rifugiato (?) a Parigi. Gloria alla libertà di pensiero.

YAMEN MANAI

BELL’ABISSO

E/O Edizioni

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