La squadra di Spiro Leka regge un tempo, poi crolla sotto il gioco corale di Rimini. L’uscita di Tambone eD una serata troppo dipendente da Bucarelli hanno dettato il risultato. Contestata la direzione arbitrale del primo fischietto. Ma la serie non è ancora finita
Di GIUSEPPE CRISTINI
RIMINI – In una delle partite più importanti della stagione, la Vuelle Pesaro cade pesantemente a Rimini per 93-75 e vede complicarsi il cammino verso le semifinali. Un ko duro, netto nel punteggio e nella sensazione lasciata sul parquet, soprattutto per come la gara è cambiata dopo un primo tempo ancora vivo e combattuto.
Per due quarti la VL aveva provato a restare aggrappata alla partita, chiudendo sotto ma ancora in linea di galleggiamento sul 52-43. Poi però qualcosa si è spento. Rimini ha alzato ritmo, intensità e fiducia, mentre Pesaro ha progressivamente perso energia, lucidità e alternative offensive.
La differenza più evidente è stata proprio quella di squadra. Rimini ha giocato in maniera corale, distribuendo responsabilità, coinvolgendo tutti e mostrando compattezza nei momenti decisivi. La VL invece è apparsa troppo legata alle giocate dei singoli.
Quando il talento offensivo pesarese non riesce ad accendersi con continuità, tutta la manovra offensiva si irrigidisce e aumentano pressione, frenesia e difficoltà.
Pesantissime anche le assenze e l’uscita dal campo di Tambone, che fino a quel momento, insieme a Bertini, aveva cercato di tenere viva la partita con carattere e sacrificio. In una sfida playoff di questo livello, perdere rotazioni e leadership pesa enormemente, soprattutto contro una squadra che invece ha dato l’impressione di avere più equilibrio e più benzina.
Capitolo arbitri. Non è abitudine cercare alibi nella direzione di gara, ma questa volta il malcontento è stato evidente. Il primo arbitro Rudellat ha finito per diventare protagonista della serata, con una gestione che ha innervosito panchine, pubblico e persino il ritmo stesso della partita. Fischi continui, atteggiamenti contestati e una conduzione che ha dato la sensazione di mettere in difficoltà anche gli altri due direttori di gara, apparsi più orientati a mantenere equilibrio e fluidità.
Adesso però, per la VL, è il momento di reagire. Lo ha detto chiaramente anche coach Spiro Leka nel dopo partita: la prossima non sarà solo una gara tecnica o tattica, ma una battaglia fisica e mentale, “quasi una partita di rugby”. Serviranno attributi, orgoglio e soprattutto energia collettiva.
La serie resta aperta. Pesaro durante la stagione ha dimostrato più volte di saper vincere lontano da casa, conquistando dodici successi esterni in campionato. Per questo nessuno, oggi, può permettersi di considerare chiuso il discorso qualificazione.
Certo, servirà una VL diversa. Più dura, più compatta, più squadra. Ma dentro questa sconfitta, pesante e amara, resta ancora uno spiraglio. E i tifosi biancorossi continuano ad aspettare quel profumo di vittoria che possa riaccendere una stagione che non vuole ancora arrendersi.











