PESARO / Straordinario successo per il concerto al Teatro Rossini

PESARO / Straordinario successo per il concerto al Teatro Rossini

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Teatro Rossini gremito di persone per il primo concerto della stagione della Sinfonica 3.0 . Il titolo augurante Bolero! Concerto di Capodanno, che già nel pomeriggio l’orchestra sinfonica G. Rossini diretta dal maestro Daniel Agiman, aveva eseguito al teatro della Fortuna di Fano, è stato un omaggio alla musica francese, con l’eccezione del brano Mondo di Notte n.3 Gran Valzer del nostro compositore pesarese Ritz Ortolani. Si è iniziato con il fanta-diabolico Orfeo all’inferno, ouverture di Offenbach. Un brano che rientra nel programma rituale e tradizionale dei concerti di capodanno,  con l’alternarsi di momenti delicati e piani a momenti di euforia musicale con un’apoteosi finale. Un finale che si ritrova anche nel Bolero del Ravel, ultimo brano in programma, ma dove la struttura musicale si è basata su un graduale crescendo con il tamburo come strumento base.

La bacchetta del direttore d’orchestra milanese Daniel Ageman, direttore principale della Sinfonica 3.0, si è magicamente districata nei crescendi di Offenbach e di Ravel, in maniera magistrale e soprattutto nel capolavoro di Ravel, le percussioni, i fiati, gli archi e l’intera struttura orchestrale hanno dato vita ad un fiorire di emozioni molto forti. Se nell’Orfeo all’inferno, la trazione musicale francese ottocentesca, risente di una cultura europea e soprattutto italiana, con il mito di Orfeo di Monteverdi e poi di Gluck, per poi esplodere in un plein air musicale grandioso, nel Bolero, si trova la novità sperimentale per quel periodo, il crescendo che non risente dal genio rossiniano, ma da un dolce e sussurrato lei motiv, che diviene un caos musicale che coinvolge l’intero organico orchestrale. Un altro autore francese George Bizet con la suite da Carmen, è riuscito in questo intento di rivoluzione musicale, anche se il contesto della suite rientra nella più organica ed esteticamente innovativa, opera lirica francese: la Carmen. Che rapporto vi è fra la dolce ed agguerrita danzatrice e donna del popolo Carmen, vittima dell’amore, con Orfeo e poi il Bolero, se non proprio l’Amore, visto non solo come sentimento verso il proprio uomo o donna, ma anche in senso universale.

Nel concerto per flauto e orchestra di Ibert, le tematiche musicale rimangono, ma sono diverse le strutture e le melodie. Elena Giri solista con il suo magico flauto, ha fatto entrare gli spettatori, in un mondo impressionista, che proprio in Francia, non solo nella pittura ma anche bella musica con Debussy, ha trovato l’humus più idoneo. Ibert è un musicista francese, ma cerca anche oltralpe la sua originalità di compositore. Certamente nella letteratura per flauto, è considerato uno dei maggiori autori, ma il grande pubblico non lo conosce come l’ouverture del Guglielmo Tell, bis del concerto di Capodanno, che non poteva dimenticare Gioachino Rossini, che proprio nel 2017 sarà al centro delle celebrazioni rossiniane a Pesaro, capitale della musica. Anche qui un crescendo che contrasta con il brano musicale di Ortolani, l’altro grande musicista pesarese, che ha composto il Gran Valzer, che è più un’immagine serena delle campagne marchigiane, che un rigoglio di musica e sensazioni spumeggianti dei valzer viennesi.

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