Di MASSIMO CORTESE

ANCONA – Presso l’Istituto Teologico di Ancona, il professor Riccardo Pane ha tenuto un’intensa relazione dal titolo ”La cristianità armena: storia, attualità e prospettive di dialogo ecumenico”.

Come è noto, il 24 aprile è la Giornata della Memoria per la Chiesa Apostolica Armena, dedicata alla Commemorazione del Genocidio iniziato nel 1915. In questa data le Comunità Armene nel mondo ricordano le vittime del massacro, che nel 2015 sono state tutte canonizzate.

Prima del Convegno, hanno portato i saluti l’Arcivescovo di Ancona-Osimo Mons. Angelo Spina, il vicesindaco dorico Dr. Giovanni Zinni e il Presidente della Caritas diocesana Simone Breccia. Un saluto speciale è stato portato dall’Addetta all’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, visibilmente emozionata, che ha letto un breve messaggio.

Introdotto da don Walter Pierini, Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso e dalla professoressa Viviana De Marco, docente di Teologia Dogmatica ed ortodossa presso l’Istituto Teologico Marchigiano, il professor Riccardo Pane, docente presso la Facoltà Teologica dell’Emilia- Romagna, nella sua affascinante relazione, è partito da lontano, allorchè si è richiamato al Libro della Genesi. Parlando infatti dell’Arca di Noè, dopo il diluvio questa dovrebbe essersi posata sui monti dell’Ararat. Questo monte, simbolo da sempre della cultura armena, oggi si trova nella Turchia orientale.

Ma la Chiesa Apostolica Armena, antichissima, risale appunto alla presenza degli Apostoli e alla prima evangelizzazione. Gli Apostoli in questione sono Bartolomeo e Giuda Taddeo, e questa origine apostolica rivela che quella armena è la prima nazione cristiana dell’Impero Romano. Nel corso dei secoli, la Comunità Armena si è trovata a dover vivere sotto la dominazione di altri Popoli, come i persiani, gli arabi, i selgiuchidi, i mongoli, gli ottomani e i sovietici.

E veniamo ora a parlare dei fatti del 1915, precisando però che la Turchia non ha mai riconosciuto l’esistenza di un genocidio degli Armeni. Pane ha ricordato che, nonostante ci fossero state anche a fine Ottocento delle persecuzioni nei confronti della Comunità Armena, nel 1915 l’ascesa al potere del Gruppo dei Giovani Turchi, laici, diede vita al Genocidio per questioni legate alla purificazione della Razza Turca, che portava all’estromissione di tutti coloro estranei ad essa. Inoltre gli Armeni appartenevano ad un ceto elevato, fatto di professionisti e artigiani, e questo fatto non li ha certamente favoriti. Tra le questioni storiche ancora presenti, si è parlato anche di un coinvolgimento della Germania, all’epoca Alleata dell‘Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale. E le fotografie che testimoniano il massacro sono giunte fino a noi grazie ad un sottufficiale tedesco in forza alla Croce Rossa, che effettuò gli scatti di nascosto. Però, che qualcosa di molto grave doveva essere accaduto, restano le lettere e le testimonianze di alcune persone, come quella del console italiano a Trebisonda Giacomo Gorrini, che in un suo scritto dichiarava di essere stato testimone diretto di quei fatti terribili.

Come aveva preannunciato, Il professor Pane, ha terminato di parlare della sua relazione alle ore 19.15, con la precisione – è proprio il caso di dirlo- di un orologio svizzero. Al termine della relazione, Pane ha letto la bellissima poesia di un poeta armeno, peraltro scomparso all’epoca del genocidio, che parla del mesto viaggio di un carro contenente i cadaveri. La poesia, veramente toccante, non poteva concludere meglio un convegno assolutamente suggestivo e inaspettato.

Vi è stato quindi lo spazio per fare qualche domanda al relatore.

Ma è vero che gli Armeni, pur di non andare sotto l’Impero cristiano bizantino, accettarono di rimanere con i persiani? Sì, in quanto i bizantini erano portati ad imporre la loro cultura greca.

E ancora: “Gli Armeni erano ben inseriti nell’Impero Ottomano, che adottava nei confronti delle minoranze il riconoscimento del Capo religioso come persona dotata di rappresentare spiritualmente e politicamente la Comunità.

E nel Nagorno Karabakh ci sono ancora gli Armeni? No, gli Armeni sono stati costretti ad andarsene. Molte chiese sono state distrutte”.

(Le fotografie sono di Elisabetta Ionna)