L’importante rapporto tra Gabriele D’Annunzio e il mare

L’importante rapporto tra Gabriele D’Annunzio e il mare

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Per affrontare la tematica affascinante e complessa sul rapporto fra Gabriele D’Annunzio e il mare, vorrei riprendere un percorso fatto dallo scrittore Pierfranco Bruni per una trasmissione  televisiva del 2011 nell’ambito del rapporto fra letteratura e paesaggio.

L’occasione sono l’inizio delle celebrazioni  dannunziane che si protrarranno a tutto il 2023, e già  sono in corso tante iniziative anche editoriali. Bruni nella trasmissione citata, ha sottolineato che “Raccontare  D’Annunzio,  attraverso uno dei suoi temi centrali,  qual è  il mare, presente nelle sue opere, significa non solo focalizzare l’attenzione  sulla metafora  poetica  ma anche sui dettagli quali possono  essere le marine, il porto, il viaggiare  per mare , le rive, le sponde e il Mediterraneo.

D’Annunzio resta sempre centrale nella letteratura italiana e soprattutto nel gioco inevitabile tra l’estetica delle parole e i paesaggi. Il tema del Mediterraneo attraverso la visione

letteraria dannunziana ha una finalità  anche pedagogica e politica e di portare al centro la scrittura e la cultura popolare.

Anche il critico letterario Alfredo Luzi ha svolto un’approfondita riflessione  sul rapporto fra D’Annunzio e il mare,  intitolandolo “IL CERUSICO DI MARE”, di D’Annunzio: un viaggio verso la morte.

Partendo dalla morfologia del mare Adriatico, definito un mare chiuso  viene evidenziata per la vicinanza delle due sponde, un’immagine sartoriale . Infatti la vicinanza delle coste, il succedersi delle dominazioni  in passato  e le alterne vicende oolitiche nell’ultimo secolo, i contatti culturali e commerciali, hanno spinto i linguisti ad ipotizzare una sorta di lingua franca  lungo le rotte mediterranee, e a definire  l’Adriatico un ” mare  dell’intimità”.

I pescatori della costa romagnola e marchigiana,  hanno navigato soprattutto su trabaccoli, in modo da sfruttare al massimo  la spinta del vento da entrambe le parti. E queste imbarcazioni furono costruite fino ai primi decenni del Novecento. Nel 1912 dai cantieri navali di San Benedetto del Tronto sarà varato il San Marco, il primo motopeschereccio che avvierà  un cambio radicale del sistema  di pesca e delle tecniche di navigazione. In questo contesto si sviluppa il rapporto  di D’Annunzio con il mare. Il 20 settembre  1885 il Vate pubblica  su  “IL FANFULLA DELLA DOMENICA” , la novella  IL MARTIRIO DI GIALLUCA, che nell’edizione delle Novelle di Pescara  del 1992 , prenderà il titolo  di IL CERUSICO DI MARE.

Due anni prima D’annunzio  nell’estate del 1883, aveva trascorso il suo viaggio di nozze con la duchessina Maria Hardouin sull’Adriatico, a Porto San Giorgio dove nel 1881 era stato fondato il Circolo Canottieri  Piceni, ma D Annunzio conobbe  e frequentò anche i lidi romagnoli  che poi divennero località balneari prima del giovane massimalista  Mussolini e poi sedi  istituzionali  del fascismo. Basti pensare ad alcune sequenze del film Amarcord di Fellini. Ma tornando al Vate, precursore del regime fascista,  in quegli anni la passione politica  prese il sopravvento sull’esperienza  letteraria.

Certamente  l’influenza verghiana, anch’essa legata al mare e l’epopea delle tradizioni popolari, costituirono due colonne portanti delle sue novelle. Come in Verga, ed in particolare  i MALAVOGLIA, D’Annunzio assimila un tessuto descrittivo aulico e l’uso del dialetto pescarese, che non e altro che la propaggine tardo-romantica  dell’idea di popolo.

Nelle sue novelle D’annunzio arriva all’influsso al limite dell’imitazione (la burrasca, stesso numero dei componenti dell’equipaggio, utilizzo dell’acqua di mare per nettare le ferite), del racconto di Maupassant  EN MER del 1883. Il trabaccolo per D’Annunzio diviene simbolo e strumento metalinguistico e meteorologico, e  fonte di serenità  e di canto per i pescatori scampati al naufragio, ma anche un elogio alla speranza sul protagonista della novella Gialluca, a cui vengono applicate pratiche  di medicina  popolare  e l’intervento dell’improvvisato cerusico Massacese per togliere  il tumore. Ma il viaggio marino ed esistenziale  si concluderà  con la morte e il protagonista verrà gettato in un sacco e con una pietra  ai piedi nel fondo del mare.

E qui si distingue il pessimismo dannunziano dal fatalismo verghiano. I luoghi dannunziani toscani  si differenziano  da quelli dell’Adriatico. A Marina di Pisa e Tirrenia,  il  Vate, trova strutture conservate che rispecchiano lo stile rigoroso e lineare dell’architettura  fascista,  espressione del  suo ideale politico. Ma Marina di  Pisa e anche la sede di una passione poetica e dove nascono le liriche di Alcyone e fra queste LA PIOGGIA  NEL PINETO. Ma  è  nella poesia L ‘ONDA, più di cento versi, che D’Annunzio rappresenta  la sua stessa  poetica. D’Annunzio  rievoca  il suono e il ritmo delle onde. I temi affrontati  nel componimento sono molteplici,  dalla natura, al movimento, alla musica  fino  alla guerra.

 

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