Battilà sul referendum: “Delusione ridimensionata”

Gian Vittorio Battilà sul referendum: “Delusione ridimensionata per complessità tematica e poca informazione”

I cittadini non rispettano più il proprio diritto/dovere su temi importanti perché confusi. Le Regioni  (a parte Basilicata e Puglia) hanno fatto poca campagna informativa

Battilà sul referendum: “Delusione ridimensionata”

Battilà sul referendum: “Delusione ridimensionata”di BIAGIO RUSSO

PORTO SANT’ELPIDIO – Il mancato raggiungimento del quorum in occasione del referendum sulle trivellazioni continua ad essere un tema di dominio pubblico. L’ingegner Gian Vittorio Battilà, che in diverse sedi aveva sottolineato gli aspetti tecnici del testo abrogativo, non nasconde la sua delusione: “ La mia prima reazione è stata di sconforto, non lo nego. Poi ci ho pensato bene e, vista la complessità della tematica ed il poco tempo garantito per essere compresa, ho pensato che sarebbe stato molto più strano se fosse avvenuto il contrario, ovvero il raggiungimento del quorum. L’affluenza è stata davvero bassa 32.15%. Le regioni che hanno promosso il referendum sono state: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. La Basilicata è stata l’unica a raggiungere il quorum, Puglia (41.65%), Veneto (37.87%), Marche (34.75%), Molise (32,73%), Sardegna (32.34%) Liguria (31.62%), Calabria (26,69%), Campania (26.13%). Cosa stanno a significare questi dati? I cittadini non rispettano più il proprio diritto/dovere su temi abbastanza importanti perché confusi. Inoltre reputo che le Regioni stesse (a parte Basilicata e Puglia) abbiano fatto poca campagna informativa, quindi le spese del referendum andate in fumo le addebiterei anche a loro. Sono sorpreso dalla Sicilia che, con i problemi che hanno a Gela, non si sono mossi in maniera compatta”.

Renzi è riuscito a portare a termine una mossa politica o, semplicemente, è l’italiano medio che ha evitato di recarsi ai seggi? “Renzi, relativamente al referendum, ha indotto nel silenzio l’opinione pubblica invitando tutti a non votare. La reale mossa è stata quella di fare certi regali alle compagnie petrolifere, negando al cittadino, un domani, la certezza della dismissioni di tali attività in mare. Ma avrà avuto i suoi buoni “motivi”. Sono molto amareggiato relativamente al mio popolo, l’educazione civica non si insegna più da diverso tempo. Questi sono i risultati. A prescindere dal sì o dal no. La città di Porto Sant’Elpidio (parlo della mia realtà di origine) ha dimostrato di essere una cittadina stanca, come un pugile vicino al KO. Mi dispiace non aver avuto il tempo di fare altri incontri nella mia città ed aprire un po’ gli occhi ai miei concittadini; anche il PD locale era diviso sul fatto di votare o no. Gli elpidiensi sono abbastanza legati a quello che gli dicono di votare. Si sono trovati spiazzati ed a questo si è aggiunto il tema davvero difficile riguardo cui decidere”.

Si può parlare di sconfitta per la nazione? “Io la reputo una sconfitta del popolo, il fatto di non dichiararsi è legittimare l’attuale premier ad andare avanti per la sua strada. La sua amarezza è evidente ed anche lo smarrimento. Gli elementi che contraddistinguono una nazione sono attualmente bistrattati. Io reputo che con i giacimenti che ci sono in Italia, sia meglio investire su cultura, ricerca e tutto ciò che ci ha sempre contraddistinto. Personalmente del fatto che l’Italia sia ricca di materie prime, ne ero all’oscuro fino a quando non ho sentito i promotori del “No” a questo referendum. Avrò studiato poco, il dottorato non basta, dovrò seguire l’esempio di molti sottosegretari e politici a mala pena laureati. Altra tematica di cui gli italiani se ne fregano, è la legge sull’Insegnamento. Sono indignato. Amo insegnare, ma seppur con il massimo titolo di studio possibile hanno reso il percorso per accedere a tale mestiere impossibile. L’Italia avrebbe tanto da dare, tante opportunità da offrire, ma forse ci meritiamo quello che abbiamo. Chissà”.

Resta del parere che se il referendum si fosse tenuto nella stessa giornata delle elezioni, l’esito sarebbe stato diverso? “A me appare ovvio che un accorpamento con le amministrative di giugno avrebbe garantito un quorum raggiunto per questo referendum. La mossa di anticiparlo ed isolarlo è stata ben congeniata. Mi sorprende ed indigna il fatto che esponenti politici gioiscano di questo risultato referendario dato che questi soldi sono stati gettati in fumo. E’ come se un imprenditore gioisse per aver sbagliato un investimento da 300 milioni di euro. Ripensandoci i soldi andati in fumo non sono dei politici. Comunque altra indignazione per l’idea che sta nel comma 239 della legge di stabilità 2016, grazie alla quale si possono dare concessioni perpetue a qualsiasi compagnia che ne faccia richieste. E’ da pazzi. Inoltre sottolineo nuovamente che “fino al termine di vita utile del giacimento” oggi può voler dire 30 anni, ma un domani potrebbe voler dire altri 30 anni. Una buona legge avrebbe dovuto stabilire dei parametri già oggi, relativamente a questa definizione. In altro caso ci troveremo di fronte a compagnie petrolifere che continueranno ad estrarre pian piano (eludendo la quota royalty), allontanando nel tempo il termine ultimo del giacimento. In questo modo non avremo mai la garanzia che venga bonificata l’area e dismessa la piattaforma o trivella in questione. Poi un giorno la compagnia chiuderà baracca e la bonifica resterà a carico dello Stato, cioè nostro. Le attrezzature invecchiano ed i tecnici degli enti di controllo, a mio avviso, non sono in grado di predire eventuali guasti a tubazioni o strutture operative. Il caso di Genova di questi giorni insegna: una tubazione di una raffineria con più di 50 anni alle spalle ha sversato petrolio in mare. Guarda un po’ che strano!”.

 

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