di ENZO CARLI

MONTEFANO – Ex post significa dopo il fatto o a posteriori e si riferisce alle esperienza guerriere dei Fotografi del Manifesto Passaggio di Frontiera (1995, premio nazionale Gentile da Fabriano 2013) e ripercorre una strada e una valutazione dopo il Manifesto. Brunetti, Careli, Cutini, Renzi e Valenti si interrogano sul loro percorso

l Manifesto “Passaggio di Frontiera” nasce come riflessione sulla fotografia contemporanea, in continuità con la grande tradizione senigalliese di Mario Giacomelli e Giuseppe Cavalli, ma con l’intento di superarne i confini storici. È firmato da un gruppo di fotografi e teorici, tra cui Giacomelli stesso, e propone una concezione della fotografia come linguaggio artistico autonomo, aperto alla contaminazione con le altre arti e orientato verso una ricerca interiore più che documentaria.

Ancora oggi questa esperienza è considerata uno dei momenti più importanti della cultura fotografica di Senigallia. La recente mostra “Fotografia desiderante” è stata presentata esplicitamente come una prosecuzione dell’eredità di Passaggio di Frontiera, sottolineando la continuità di una fotografia intesa come linguaggio di ricerca e non come semplice riproduzione del reale.

La fotografia desiderante non è quella che si limita a registrare il mondo, né quella che pretende di spiegarlo. È una fotografia che nasce da una mancanza, da una tensione interiore che precede lo sguardo e lo orienta. Non fotografa ciò che è semplicemente visibile, ma ciò che chiede di essere visto. In questo senso, il desiderio non è un’aggiunta sentimentale all’atto fotografico, bensì la sua condizione originaria.

Essa si colloca in uno spazio instabile, tra il reale e l’immaginario, dove l’immagine non coincide mai completamente con il soggetto rappresentato. La fotografia desiderante accetta questa frattura e la assume come valore: non chiude il senso, lo apre. È un’immagine che non consola, non rassicura, ma interroga, lasciando emergere ciò che nel reale resta inespresso o rimosso.

In questa prospettiva, fotografare significa entrare in relazione con il tempo e con la memoria, sapendo che ogni immagine è insieme presenza e perdita. Il desiderio che la attraversa non tende al possesso dell’oggetto, ma alla sua evocazione. L’immagine diventa così luogo di passaggio, traccia di un incontro mai del tutto compiuto, dove lo sguardo dell’autore e quello dello spettatore continuano a cercarsi.

La fotografia desiderante, infine, rifiuta l’evidenza e diffida della superficie. Non chiede di essere consumata rapidamente, ma abitata. È una fotografia che resiste, perché non si esaurisce nel visibile e continua a lavorare dentro chi guarda, come una domanda che resta aperta.La fotografia come atto di desiderio.

Sono in mostra per ExPost i fotografi: Brunetti Loriano, Carli Enzo Cutini Giorgio, Renzi Massimo e Valenti Sofio mentre per la Fotografia desiderante Biele Delia, Lo Conte Patrizia, Martino Giuseppe, Napolitano Alfonso, Rinaldi Morena, Tomassini Maurizio, Zappacosta Roberto.