Fino al 17 maggio la rassegna ospitata al Museo Arturo Ghergo di Montefano

MONTEFANO – Inaugurata la mostra Paesaggi generativi di Francesca Tilio si pone in piena sintonia con le più recenti traiettorie della fotografia contemporanea, sempre più orientata verso forme ibride e installative, capaci di coinvolgere lo spettatore in una dimensione esperienziale e riflessiva. L’esposizione, articolata attraverso un corpus di opere realizzate tra il 2013 e il 2026, restituisce con chiarezza la coerenza e la continuità di una ricerca che, nel tempo, si è progressivamente consolidata fino a raggiungere una formulazione particolarmente matura e consapevole.

All’inaugurazione hanno preso parte il vicesindaco Mirco Monina, la presidente dell’Associazione Ghergo, Claudia Scipioni, e il critico e curatore Andrea Carnevali, la cui presenza ha sottolineato il rilievo istituzionale e culturale dell’iniziativa. La mostra si inserisce nel progetto Dialoghi del presente, configurandosi come un contributo significativo al dibattito contemporaneo sulla fotografia d’autore e sulle nuove modalità della rappresentazione visiva.

L’allestimento, concepito entro uno spazio insieme rigoroso e accogliente, invita a una fruizione lenta e meditata: il candore delle pareti, la misura dell’architettura e la calibrata disposizione delle opere costruiscono un ambiente che favorisce la contemplazione. La forza autonoma delle immagini emerge con evidenza, mentre la dimensione critica, intesa come costruzione attiva di relazioni e significati, resta affidata prevalentemente allo sguardo dello spettatore.

L’opera di Tilio rivela una tensione che si esprime con straordinaria densità. Emblematica, in tal senso, è L’Abbraccio, collocata al centro del salone delle conferenze: un’immagine che restituisce, con sobrietà, un gesto d’affetto e d’intimità e, al contempo, una forma di resistenza simbolica alla disgregazione delle relazioni nel presente.

La ricerca dell’artista marchigiana si inscrive entro una linea della fotografia contemporanea che ha oltrepassato tanto la funzione documentaria quanto la retorica dell’istantaneità, approdando a una visione più lenta, introspettiva e stratificata. Centrale è il tema della durata, intesa come sedimentazione dell’esperienza emotiva, così come la relazione dinamica tra soggetto e ambiente.

Il paesaggio, infatti, assume la funzione di spazio interiore e di risonanza psicologica. Le figure non dominano il contesto, bensì vi si immergono, lasciandosi talora assorbire. Da ciò deriva un sentimento complesso, sospeso tra appartenenza e precarietà, nel quale ogni immagine sembra custodire una forma di intimità fragile e persistente.

Particolare rilievo assume nell’esposizione il nucleo Streghe, Sibille, Sciamane e Santine, allestito nel corridoio voltato del Museo Ghergo, nel quale si coglie una riflessione sull’identità femminile che si intreccia con una dimensione simbolica e archetipica, tale da conferire alle figure una presenza stratificata e liminare, posta tra visibile e invisibile, tra storia e mito.

Analoga profondità si riscontra nella serie Teenagers of the 21st Century, nella quale il ritratto si sottrae a ogni forma di spettacolarizzazione. Le figure, frontali e sobrie, si impongono per la loro intensità silenziosa: lo sguardo non si limita a registrare, ma instaura una relazione, riconoscendo l’altro nella sua complessità irriducibile. Il ritratto diviene così spazio d’incontro, luogo di sospensione e di attesa.

La pratica fotografica di Tilio si distingue per una disciplina formale rigorosa: la luce accompagna senza enfasi, il colore costruisce campi di tensione emotiva, il vuoto si configura come spazio di pensiero. Nulla appare eccedente, nulla superfluo. Tale equilibrio emerge con particolare evidenza in Girl on Another Planet, opera nella quale il senso di estraneità si traduce in una condizione mentale prima ancora che visiva. È così che la fotografia di Francesca Tilio rivela anche una dimensione etica: non impone, ma suggerisce; non consuma il reale, ma lo avvicina con discrezione, lasciando emergere ciò che spesso sfugge a uno sguardo distratto.

La mostra consegna al pubblico un’esperienza visiva che non si esaurisce nell’atto del vedere, ma si apre alla riflessione: sulle relazioni, sulle soglie, sulle presenze fragili e sui paesaggi interiori. È proprio nella capacità di coniugare rigore formale, profondità emotiva e responsabilità dello sguardo che risiede il valore più alto della ricerca della fotografia jesina.

Informazioni / Museo Arturo Ghergo – Piazza Bracaccini, Montefano

Per informazioni e prenotazioni: effettoghergo@gmail.com – tel. 347 1422378

Sito: www.festivalarturoghergo.com/museo-ghergo/
Social: Instagram @museo_ghergo – Facebook: Effetto Ghergo / Museo Ghergo