Quando la traduzione è invenzione poetica
di TIBERIO CRIVELLARO
Anna De Brémont, poetessa nata a New York, che visse tra ottocento e novecento, poliedrica, audace, passionale e carismatica, non era mai stata tradotta in Italia. Ora c’è, fresca di stampa, a cura e traduzione di Valeria Di Felice nell’antologica “Sonetti e poesie d’amore” (Di Felice Edizioni – Martinsicuro, TE).
Eppure è conosciuta in tanti paesi europei e di lingua anglofona, sopratutto in Sudafrica, Francia, Stati Uniti e Inghilterra. La De Brémont fu genio creativo, eccentrica ed irriverente, culturalmente in contrasto al suo tempo (ostile alle donne che provavano a emanciparsi – società ripulsivamente vittoriana). Mai tradotta in Italia? Vi ha posto rimedio, in rilancio, la poetessa Valeria di Felice con una “partum traducere”, così efficace da mettere il lettore in grado di rivivere l’esplosivo carattere riformista e radicale della De Brémont.
Questo tomo esplora, studia la miscellanea dei sonetti e liriche. Molte poesie sono espressioni melodiche, romantiche, traboccanti di inebriante erotismo, tra “io” e “tu”, nei baci, negli agognanti amplessi vibranti, folgoranti, tanto da ricordare, quale esempio, l’antica figura di Cleopatra, ma anche le immagini di quei tipici “veld” sudafricani nel Transvaal, fino a sfociare nelle distese oceaniche. Colpisce la potente lirica che, attraverso metafore, anafore e similitudini, echi sonori, persino, accentuano il racconto intimo e intenso nella “klineen” (piega e impiego della parola), l’urgenza a dipingere figure, immagini e volti, i risvolti dell’amore fisico e intellettuale.
C’è una similitudine con la poetica della traduttrice (“El batiente de la felicidad” – Sevilla, Renacimiento, 2021) la quale (non) tradisce la tradizione evocativa della De Brémont; a definirla “traduzione come invenzione poetica” ricordando il titolo dello storico Convegno Nazionale a Padova nel 1997 con le relazioni dei migliori traduttori italiani viventi, quali: Parronchi, Marianni, Mandruzzato, Sanesi, Carifi, Maria Luisa Spaziani, Vincenzo Guarracino, solo per fare qualche nome. Traduzione anche come incessante “trascrizione, traslazione, trasposizione senza gli ostacoli della cesura o della troppa fedeltà alla lingua tedesca come quella delle opere di Freud fatta da Cesare Musatti”, sentenziò l’indimenticabile psicoanalista padovano Fabrizio Scarso, scomparso nel 2000. Ma anche tra “infedeltà” e “tradimento” nell’identificazione poetica per una cifra del senso pieno e moto interno.
Qui, Valeria Di Felice, cavalca agilmente le onde della rimozione approdando con successo nell’incomparabile “cifra” brémontiana; inventio-trovare. L’approdo sognato. La De Brémont, Contessa-riformista, incontrando Brandon Thomas, grande drammaturgo inglese, ne trae ispirazione. Ebbe a conoscere, tra i tanti nella sua epoca, anche il D’annunzio, Marinetti, Enrico Caruso, Francis Picabia…In realtà il suo culmine creativo esplode con l’amicizia di Oscar Wilde. La compiutezza?
In “Cleopatra”: I – “Of humen love the queen/ D’amore umano la regina/ Wanton, andbold, yet coy;/ dissoluta e audace, eppure schiva/ Ruling by Womanly mien,/ governando com muliebre contegno,/ Danger and death thy toy./ pericolo e morte il tuo giocattolo. – II – “A thousand women’s eyes/ Mille occhi di donna/ In thine mysterious shine;/ nel tuo misterioso splendore;/ A thousand lovers’ sighs/ mille sospiri d’amanti/ Around thy name entine./ intorno al tuo nome s’intrecciano.”.
La maggior parte delle poesie sono l’espressione di un canzoniere tipico dei sogni ad occhi aperti, anche per via di ampia conoscenza d’amor, tra attese, passaggi all’azione, gelosie e suppliche del corpo. Amen
ANNA DE BRÉMONT
SONETTI E POESIE D’AMORE
A cura e traduzione di Valeria Di Felice
Di Felice Edizioni





