Tormente, un ottimo libro di Tiberio Crivellaro che scuote l’albero della vita

Tormente, un ottimo libro di Tiberio Crivellaro che scuote l’albero della vita

di STEFANO COLANGELO

Il mondo scritto, come lo chiamava Calvino, è la superficie più ambigua che si possa più immaginare. Assomiglia a una linea, a una struttura di continuità, a un orizzonte, a un diagramma che ti porta tranquillamente da un punto all’altro.

E invece te lo ritrovi sempre, ogni volta che ci metti mano, come una terra accidentata, smarginata, piena di buchi, di salti, di cretti e di botole. Il mondo scritto è la parte delirante, divertente degli umani.

Quella che ti porta fuori da ogni tracciato fintamente pre destinato. I suoi segni sono tempeste, sono tormente Tor-, nel senso di tollere, di mandare verso l’alto e di sottrarre via dal conto delle cose; e mente come la facoltà pensante, il disegno con cui il cervello lascia una traccia tra le cose.

Il mondo scritto è in tutta questa sciarada. E il libro (“Tormente”, Di Felice Edizioni) di Tiberio Crivellaro ha intitolato così – come un pugno scagliato più forte, più potente, mantenendo l’equilibrio miracoloso di chi, quando è stato messo all’angolo della sua vita, è riuscito a sferrare un altro colpo decisivo, e a far tremare l’avversario – questo libro, dicevo, è un manuale di scrittura.

Come un trattarello medioevale, uno di quei repertori etimologici o enciclopedici, un bestiario, un lapidario. Una raccolta poetica dotata di una strana energia allegorica, che lo fa diventare subito altro che racconta.

Un altro da ciò che parla però di se stesso a ogni riga, a ogni frase ritorta, a ogni brusco cambiare di rotta: perché non parla, in effetti, se non della scrittura, cioè della questione di vita o di morte con cui Crivellaro ha sempre fatto i conti; della scrittura come bombola di ossigeno e come voragine in cui si può precipitare a piombo, come condanna e come salvezza, come ragione di vita o come trappola..

Per far nascere questo libro, “quando, curvato il vento,/ la materia del mio nido// si dissolve”.  Crivellaro ha chiamato a raccolta il suo repertorio di lingue stratificate, tutte vive, presenti e doloranti in una sola lingua; ma anche tutte morte, passate e oscenamente gioiose, solamente per il fatto di essere lì a rispondere, nella piena tempesta, alle curve imprevedibili del vento.

C’è da aspettarsi di tutto, perché il divergere – il divertire di questo mondo scritto percorre anche ciò che la storia di superficie della lingua non dice: una sorta di inconscio acustico che trafigge l’integrità delle parole, le slega, le libera come in un gioco o in un conflitto. “Tormente” che scuotono l’albero, l’asse di navigazione, da tutte le parti. E che vogliono mostrare, nella loro forma più semplice, come si impara a scrivere, come si torce la linea dello stile, come le si fa fare attrito con il mondo intorno; il mondo sempre più fatto di parole di gomma, che non risuonano e non tagliano.

Ci sono tanti corsivi, dentro questo libro. Il corsivo è un modo semplice per segnalare al lettore il punto di crisi, dove la parola, (la sillaba, il fonema, persino) reagisce alla cancrena, amputa sé stessa e si rigenera.

Dietro ci sono forse intenzioni diverse, anche divergenti della tradizione tardo novecentesca: le variazioni di Amelia Rosselli, l’idioma di Zanzotto, la onomanzia di Alfredo Giuliani, e le lingue tecniche, al confine dell’espressione di Cesare Ruffato. Non credo sia reperibile, nell’intera produzione di Crivellaro, una dichiarazione di poetica più potente e, insieme, più sibillina di questa.. Una lingua che sembra fatta solo per ricordare e non per “significare”.

Questo poeta è, a suo modo, da laico inveterato, uno che scrive ogni volta il rito. I suoi parametri di esplorazione del mondo sono rituali, in tutti i sensi che la sua parola può implicare. C’è sempre , in questo suo scrivere, una folla di anime perse che risponde, una formula gridata che viene dal passato e che non si può mai comprendere del tutto, e una gestualità così forte da toccare quasi la blasfemia. Tuttavia, anche in un libro come questo, che assomiglia a un rituale di forme, celebrato in mare aperto, nulla accade al di fuori del mondo scritto, dell’ossessione primaria, archetipica, dello scrivere.

Che è – secondo l’amato Cioran, che gli fa da guida, qui, in tante pagine – il modo più scomodo, più corrosivo per profetizzare, per sentire in sé stessi, con gli occhi e le orecchie bene aperte, la caduta dell’essere umano. Forse per questa ragione il mondo linguistico di Crivellaro ha sempre osato tantissimo, di là da tante e diverse colonne d’Ercole: e anche qui, la sua fatalità sembra ancora quella . Non c’è modo di sentire la scrittura – la sua pretesa di totalità, la sua irragionevole ossessione – nel confine storico e geografico di una lingua sola, né di un solo periodo storico. Chi scrive non può non finire per espandersi, non può scegliere che le direzioni perdute, le rotte sconsigliate. Tutte le tormente arrivano da molto lontano, e da molto in là nel passato: aprono il nostro cielo, e lo sconvolgono come tante irreparabili ferite.

TIBERIO CRIVELLARO

TORMENTE

Di Felice Edizioni

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Tiberio Crivellaro è nato a Saccolongo (PD) nel 1955. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia. Tra quelle più importanti: Scomparsa delle lucciole (prefazione di Roberto Sanesi – Book Editore), Premio “Ceppo d’argento”; Dialogo con il silenzio (Book Editore); con Ethanol (prefazione di Stefano Colangelo) vince il Premio Senigallia – Spiaggia di velluto. Il “ Premio Carnia” presieduto da Mario Rigoni Stern con Walter Pedullà; Senza perdere la tenerezza (prefazione di Sergio Zavoli con una nota di Vincenzo Guarracino); Luceafarul  (prefazione di Giancarlo Ricci); L’albero teoretico (prefazione di Adone Brandalise).

È presente in numerose antologie italiane e straniere. Ha tenuto diverse conferenze a congressi internazionali, università italiane e scuole superiori. Ha insegnato e tenuto letture presso la Mc Gill University di Montreal (2002). Collabora alle “terze cultura” dei quotidiani La Sicilia, Il Manifesto, L’Altro Giornale Marche e alle riviste argentine, Borromeo (Università Kennedy), Cita En Las Diagonales, De Inconscientes. Tiene una sua rubrica mensile in Limes Lettere.  È anche autore di arte visiva.

 

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