Al Teatro Rossini il duo Lopez-Solenghi manda in visibilio il pubblico pesarese 

Al Teatro Rossini il duo Lopez-Solenghi manda in visibilio il pubblico pesarese 

di PAOLO MONTANARI

PESARO – E’ un duo Lopez/Solenghi consolidato nel tempo, che si ritrova dopo 15 anni, ma con una frequentazione personale quotidiana e soprattutto con quel bagaglio acquisito dal popolare trio Lopez, Marchesini e Solenghi. Venuta meno la figura femminile, vero vulcano di improvvisazioni, Massimo Lopez e Tullio Solenghi, in questi giorni al teatro Rossini di Pesaro, con il loro show, che ha aperto la stagione di prosa, oltre ad essere attori di grande professionalità teatrale, basato sul rapporto scrittura del testo e interpretazione, hanno dimostrato per l’ennesima volta, di avere la capacità di osservare e incarnare nella memoria e riproporre, ampliare e dilatare i suoi effetti. L’esempio è quello proposto da Solenghi, che dopo aver letto una storia di un pilota d’aereo su un giornale, l’ha riproposta in senso comico-ironico, per cui il personaggio reale diviene simbolo dei dialetti italiani. E questo aspetto innovativo del duo, piace molto al pubblico, che è andato in delirio e con prolungati applausi, come l’omaggio finale e ricordo di Anna Marchesini. La scrittura teatrale e in particolar modo quella comica sono modulati sui ritmi e linguaggi della prosa quotidiana, ma nello specifico caso del duo Lopez/Solenghi, dalla quotidianità; la lingua deve avere una sua carnalità, deve essere credibile, continuamente adeguandosi alla lingua parlata e alle sue metamorfosi storiche e sociologiche.

In Lopez e Solenghi, che oltre ad essere attori sono anche show man, accompagnati magistralmente dall’orchestra dello show teatrale, ritroviamo la capacità di avere un linguaggio credibile e riconoscibile dalla maggior parte della gente. E il coinvolgimento dello show pesarese, come con l’accensione dei cellulari nell’oscurità teatrale, ad accompagnare My way, interpretata da Massimo Lopez, è un elemento in più di uno spettacolo che non è solo comico, ma anche con i connotati drammaturgici. L’altro aspetto, di cui il duo è un esempio esemplare, è il lavoro di improvvisazione. Spesso infatti i due attori comici hanno travalicato il testo preconfezionato a cui fare riferimento, ed essendo autori dei loro monologhi, sono riusciti a modulare e accordare la parola scritta a quella che rimane poi nella vita teatrale.

Vi è poi l’aspetto dell’intonazione. Pensiamo ai linguaggi di Papa Francesco e Papa Ratzinger, che il duo ha interpretato . Qui sono evidenti e ben presenti i ritmi e le intonazioni con cui i personaggi pronunceranno i loro discorsi. Se apparentemente il ruolo dell’attore comico sembra semplice, in realtà è accidentato e arduo. Lopez/Solenghi che sono divenuti molto popolari attraverso la televisione, si aiutano anche con la tecnica fisica, non-verbale. Questo favorisce loro di individuare la gestualità e l’espressività vocale di un personaggio in sintonia con i contenuti verbali. Quindi, e per concludere, si può dire che nell’attore comico, vi è anche un tessuto drammaturgico, perché la compenetrazione fra testi, movimenti, azione e parole, costituisce una trama fittissima e personale.

(Le foto sono di Marta Fossa)

 

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