Storia di un medico padovano, ebreo ungherese, durante il fascismo

di TIBERIO CRIVELLARO

È giusto che certe memorie restino nel tempo, sopra tutto dato quello attuale, dove le tecnocrazie e l’imperialismo arrogante di tanti Stati fa rima con fascismo e neonazismo.

Ma ritorniamo al passato, nel 1938, a ricordare il medico Marcello Bergo che di cognome faceva Abrahamsohn, ebreo ungherese nella Padova antisemita, e della moglie Giovanna con i figli Roberto e Claudio.

Una famiglia che fuggirà rifugiandosi a Este. Questo a introdurre le tante storie di Beatrice Andreose raccontate in “Il medico ungherese – Bambini ebrei salvati e donne coraggiose a Este” (Cleup Edizioni). In quante scuole italiane e Università maestri e professori cambiavano i nomi di studenti ebrei nel tentativo di salvarli anche dalla deportazione! E va ricordato anche, nel 1943, il Rettone dell’Università patavina Concetto Marchesi di origine siciliana, nato a Catania, poeta e latinista antifascista membro del partito comunista il quale dovette fuggire entrando in clandestinità prima di essere preso dai nazifascisti. Anch’esso solidale ad aiutare studenti, per nome, di origini ebree. (E quella sofferenza di giovani in quel “giardino dei Finzi Contini” raccontato da Giorgio Bassani).

Dopo gli orrori dell’antisemitismo e lo sterminio nei campi della morte, nel 2000 in Italia, e solo nel 2005, verrà istituita la Giornata della Memoria dall’Assemblea delle Nazioni Unite. Da allora molte sono state e sono le pubblicazioni sul genere, ma poche intorno le drammatiche vicende locali come quella della cittadina di Este che Beatrice Andreose in modo così potente, ma anche commovente ne scrive; soprattutto, in particolare, su alcune donne coraggiose che nascosero i piccoli Bergo e il loro padre sotto il naso di fascisti e nazisti.

Ricca narrazione di alcuni episodi con sentimento e passione, armoniosa stesura, perché Beatrice Andreose lo sa fare sia come giornalista di Alias del quotidiano Il Manifesto, sia per essere stata docente di Diritto ed Economia. Il libro, oltre a un’ampia bibliografia, le note biografiche dei tanti personaggi eroici come  le sorelle Maria Corinna, Alessandra e Luigina Gajo, della loro famiglia e delle sorelle Carbonin, offre una ricca documentazione fotografica, una trentina di immagini inedite dell’epoca. Sorprendenti le storie dei perseguitati e quelle del coraggio e solidarietà di coloro che furono disposti a salvare altre vite anche a prezzo di rischiare la propria.

Come finirà la storia della famiglia Bergo e quella di altri rifugiati? Non siate così curiosi se non ve la racconto nei particolari come vi aspettate, siate piuttosto generosi e attenti nella lettura. Per cui il libro andate a comprarlo, fatelo leggere ai vostri famigliari e figli. Siate esemplari e “memorabili”.