Giornata della Memoria, a Urbisaglia straordinaria testimonianza dello scrittore Sergio Roedner sulle orme del padre Ernst / VIDEO

di MASSIMO CORTESE

URBISAGLIA – Al Teatro comunale di Urbisaglia l’Associazione Casa della Memoria ha organizzato un incontro eccezionale: Sergio Roedner, unico figlio di Ernst, internato nel locale Campo di Internamento dal 29 luglio 1940 al 2 aprile 1942, ha tenuto una relazione dal titolo “Sulle orme di mio padre”. Roedner, nato a Milano il 27 marzo 1952, era accompagnato dal figlio Giulio Ernst, classe 1993, che lo ha aiutato a presentare i documenti e le fotografie che hanno accompagnato il racconto del padre.

Nel 2002 Sergio Roedner, docente milanese di materie letterarie presso i licei milanesi, ha raccontato la storia degli ultimi duecento anni della sua famiglia nel libro “L’orologio di Armin”- L’Europa, due guerre, una famiglia”. Il titolo richiama un oggetto prezioso appartenuto al nonno dell’autore, che tutte le generazioni successive hanno gelosamente custodito. Ho letto quel libro e l’ho trovato molto bello. A partire dal ritrovamento di vecchie carte e fotografie, principalmente appartenute ad Ernst e a sua sorella Elena, l’autore ha scritto, con lo stile del romanzo, la storia della sua famiglia nei due secoli segnati dalle vicissitudini dell’antisemitismo e del nazismo.

Nato in Austria e giunto in Italia nel 1926, e quindi dopo quel 1919 che in base alle leggi razziali discriminava gli ebrei stranieri, Ernst Roedner, dopo la permanenza di due anni presso il Campo di internamento di Urbisaglia, per avvicinarsi all’anziana madre Henriette, peraltro malata, ottenne il trasferimento al campo dell’Aprica, in provincia di Sondrio, dove contrasse la poliomelite che lo privò dell’uso delle gambe. Sfuggito per un soffio alla deportazione verso il campo di Fossoli, prima tappa di un viaggio che si sarebbe concluso in un campo di sterminio, anche per via della disabilità, nel Dopoguerra reagì con coraggio alla mala sorte procurandosi un impiego come rappresentante di commercio di un’azienda produttrice di salumi, grazie ad una carrozzina a motore. Diventò padre all’età di cinquantasette anni. Quando venne alla luce il suo unico figlio Sergio, la moglie Afra aveva quaranta anni.

Sergio Roedner ha affascinato tutti i presenti con il racconto della rocambolesca vita di suo padre, scomparso nel 1972; l’amata madre lo ha lasciato nel 1988. Purtroppo altri parenti non ebbero eguale fortuna, come gli zii Elena e Bernardo, che furono fucilati a Forlì.

L’efficacia del racconto è stata amplificata dalle fotografie che documentavano la veridicità dei fatti narrati, catturando un frammento della realtà. Il tuffo nel Passato ha riportato alla memoria la vicenda drammatica della persecuzione degli ebrei del secolo scorso. In proposito, vorrei riportare tre episodi che mi hanno particolarmente colpito.

Il primo si riferisce ad una vicenda raccontata da mamma Afra, durante la permanenza del padre ad Urbisaglia (pagina 162 de “L’orologio di Armin”). Un cuoco particolarmente espansivo aveva dato ad Ernest una pacca sulle spalle e, questi, che probabilmente aveva male interpretato questo approccio molto diffuso nel maceratese, sentendosi aggredito, reagì con un pugno che stese a terra il cuoco. Per sua fortuna, l’uomo non denunciò il fatto e l’episodio non ebbe alcuna conseguenza. Ovviamente del fatto non resta alcun documento: se la vicenda fosse avvenuta in un campo di internamento tedesco, l’epilogo sarebbe stato ben diverso, come ha sottolineato lo stesso Roedner.

Il secondo episodio, riportato a pagina 167, è alquanto curioso. Vi si narra di quando sua madre, modenese, gli rivelò di essere riuscita, in un’udienza settimanale in Vaticano, a consegnare a Pio XII la lettera con cui chiedeva un suo intervento in favore del marito. La madre gli aveva raccontato più volte di essere riuscita a superare di slancio il cordone di sbarramento e di aver visto il Papa, stupito, consegnare la lettera al personale di segreteria. Al momento della pubblicazione del libro nel 2002 veniva riportato il fatto, non sorretto da alcuna documentazione. Ma la Storia, signori miei, talvolta ci sorprende. Nel 2020, con l’apertura di parte dell’Archivio segreto di Pio XII, è riapparsa la lettera in questione, che è stata mostrata al Teatro Comunale di Urbisaglia. Incredibile.

Il terzo episodio, riportato a pagina 216, risale al 1954. Un parente, tale Henry Mahler, militare in Germania, con una cinepresa militare 16 millimetri filma Sergio all’età di due anni, il padre Ernst e la moglie Afra, seduti in un caffè del posto, sotto lo sguardo sbigottito dei negozianti e di qualche vicino di casa. La cinepresa filmò anche una gita sul lago di Como; nel filmino si vede la madre Afra parlare animatamente con il piccolo.

Ebbene, a distanza di tanti anni, rivedere a Urbisaglia quelle lontane immagini è stata una grande emozione.

Il merito dell’iniziativa è della Presidente della locale Associazione Casa della Memoria di Urbisaglia professoressa Giovanna Salvucci e dell’intero Consiglio direttivo, che hanno riservato altre sorprese.

Prima ancora che Roedner prendesse la parola, la Presidente Salvucci ha presentato un gruppo di studentesse e studenti del Liceo Artistico Giulio Cantalamessa di Macerata che, guidati dal prof. Jacopo Caggiano e coordinati dalle professoresse Veronica Mastrogiacomi e Roserita Calisti, hanno realizzato due cortometraggi sul Campo di Internamento di Urbisaglia. Il primo riguarda la lettera dell’internato Rudolf Bratuz alla figlia Damjana, con la quale rassicura i familiari sulle sue condizioni di vita al Campo, mentre il secondo cortometraggio riguardava la trafila burocratica per acquistare un pacchetto di sigarette.

Ha preso allora la parola Emanuela Balelli, Presidente del Centro Studi Balelli per la Storia della Fotografia di Macerata. Quale discendente di una dinastia di fotografi, che dal 1851 al 1972 hanno testimoniato con i loro scatti l’epoca in cui hanno vissuto, Balelli ha parlato dell’importanza della fotografia, quale strumento fondamentale per conoscere il nostro Passato, come è appunto avvenuto con gli scatti che hanno immortalato gli internati del Campo di Urbisaglia.

Al termine dell’incontro Salvucci ha deliziato l’uditorio con una originale sorpresa. Mi riferisco al rinvenimento di un manoscritto, che documenta come nel 1941, due internati composero una allegra canzoncina intitolata “Komm mein Schatz auf den Bocceplatz”, (Vieni, amore mio, al campo di bocce) con tanto di parole e musica. Il 17 luglio 1941 Paul Schwenk, violoncellista, ed Egon Mosbach, poeta, avevano composto la canzone che, con molta ironia, parlava della felicità degli internati nel ricevere la visita delle proprie compagne, alle quali avrebbero mostrato il campo di bocce. Egon Mosbach è morto nel campo di sterminio di Auschwitz. La sezione maschile del Coro Equi-Voci di Urbisaglia, diretta dalla Maestra Cristina Picozzi, ha interpretato la canzone: la ricostruzione di questa intima espressione di libertà è stata veramente commovente.

All’incontro erano presenti il sottoscritto, Massimo Cortese, figlio dell’Agente di Polizia Gino Cortese ed Alessandro Pantanetti, nipote dell’internato Herman Wartski e figlio del Comandante Partigiano Augusto.

Aggiungo che, per quanto riguarda mio padre, ho scritto il racconto “In segno di perenne memoria e alta gratitudine”, pubblicato a pagina 87 del quinto volume “I Misteri” della collana Marche d’Autore. Il racconto è stato lo spunto per conoscere la professoressa Giovanna Salvucci, che mi ha invitato all’incontro.

Prima della conclusione, è stata letta una toccante lettera scritta da Rudof Bratuz a Egon Mosbach. Non dimentichiamo poi il signor Cruciani che, ad incontro terminato, ha letteralmente sequestrato padre e figlio Roedner, mostrando loro alcune preziose fotocopie relative al loro illustre antenato.

Vorrei concludere con le parole del Sindaco di Urbisaglia Paolo Francesco Giubileo: “L’Associazione Casa della Memoria di Urbisaglia, da alcuni anni, cerca di accompagnare la conoscenza del Campo di Internamento raccontando delle storie”.

Oggi si è aggiunto un tassello al mosaico della ricostruzione storica di un passato dal quale, oggi più che mai, è necessario trarre utili insegnamenti. Facciamone tesoro!

QUI SOTTO un video: