Per la morte del piccolo Francesco il Tribunale condanna il medico

ANCONA – Il Tribunale penale di Ancona, presieduto dal giudice Pizzii ha oggi emesso la sentenza di condanna, comminando la reclusione di 3 anni e l’interdizione dai pubblici uffici, nei confronti del dottor Massimiliano Mecozzi, accusato dalla Procura della Repubblica di Ancona, rappresentata dal dottor Daniele Paci di aver cagionato la morte del giovane Francesco Bonifazi di 7 anni.

La triste vicenda risale al maggio 2017 e vede coinvolto il dottor Mecozzi, medico curante del minore, il quale di fronte ad un quadro clinico sintomatologico di un’otite media acuta protrattasi per 15 giorni  del piccolo ometteva di procedere a visita otoscopica e gli prescriveva una terapia a base di trattamenti omeopatici senza prescrivere le necessarie terapie antibiotiche.

Addirittura il Mecozzi prospettava ai genitori l’insorgenza di gravi malattie, quali la sordità o il coma epatico, quale possibile conseguenza dalla somministrazione di antibiotici e tachipirina e, per tale ragione, li esortava a non condurre il minore in ospedale.

Ad un certo punto i genitori viste le condizioni cliniche peggiorate facevano ricoverare il piccolo in Ospedale, ma ormai era troppo tardi, considerato che, nel frattempo, si era formato un ascesso cerebrale che da lì a poco ne cagionava la morte.

Nel processo si costituivano parte civile il nonno e lo zio di Francesco, patrocinati dall’avvocato Federica Mancinelli  e l’Unione Nazionale Consumatori, patrocinata dall’avvocato Corrado Canafoglia, coadiuvato dal professor Enrico Bucci e dal professor Matteo Bassetti.

Il processo si è dipanato tra scontri tra periti delle rispettive parti e tra le opposte difese. Mecozzi ha sostenuto l’eccezionalità dell’evento, che non poteva essere evitato neanche con la somministrazione di terapia antibiotica.

Le parti civili hanno invece sempre insistito nella condotta negligente del medico, oggi condannato, ed in particolare di aver prospettato alla famiglia il trattamento omeopatico alternativo ai protocolli della medicina tradizionale adottati della Ministero della Salute, che impongono la terapia antibiotica; cancellato i messaggi intercorsi con i genitori del piccolo con la finalità di celare il suo operato negligente.

L’Unione Nazionale Consumatori, tramite il proprio legale, l’avvocato Corrado Canafoglia, ed il professor Enrico Bucci, ha ricostruito i precedenti nefasti di una siffatta metodica spiegando che quello del piccolo Francesco, purtroppo non è un caso isolato ed in particolare ha richiamato 2 casi, uno verificatosi in Nuova Zelanda nel 1991 e l’altro nel 2015, appena 2 anni prima della vicenda del piccolo Francesco.

Il Tribunale ha accolto la tesi della Procura e delle parti civili.

“Una vicenda drammatica, non può morire un bambino per non aver ricevuto un antibiotico. Non si deve sostituire la medicina tradizionale con quelle alternative. Un pensiero alla famiglia di Francesco ed un grazie ai professori Enrico Bucci e Matteo Bassetti, che si sono prodigati per supportare l’azione di acclaramento della verità”, chiosa l’avvocato Corrado Canafoglia, legale dell’Unione Nazionale Consumatori.