Da Ancona a Zara il sogno del Ponte sull’Adriatico

Da Ancona a Zara il sogno del Ponte sull’Adriatico

Da Ancona a Zara il sogno del Ponte sull’Adriatico

Esiste un progetto dell’architetto Giorgio De Romanis, che vede una formidabile opportunità per l’Italia e che incassa il sostegno dell’ex governatore delle Marche, Gian Mario Spacca. Il porto dorico, oggi più che mai, è la porta aperta verso l’Oriente, e verso il futuro

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di TONINO ARMATA

ALTRO CHE PONTE sullo Stretto, la vera sfida si gioca sull’Adriatico. Grazie al sogno di un’infrastruttura che potrebbe collegare Ancona con Zara in Croazia. Fantasie? In realtà un progetto esiste e porta la firma dell’architetto Giorgio De Romanis, che vede nel ponte una “formidabile opportunità per l’Italia” e che incassa il sostegno dell’ex governatore delle Marche, Gian Mario Spacca.

Nelle Marche l’idea di un ponte tra Calabria e Sicilia lascia freddi: “Una sola campata di 3.300 metri, io la firma non ce la metterei” dice De Romanis. Il viadotto “marchigiano”, invece, 120 chilometri di lunghezza, sarebbe sostenuto da “due piloni che reggono una trave lunga 250 metri e il tutto ripetuto per 450 volte”. I costi? Intorno ai 15 miliardi. Un investimento, spiegano i promotori, che potrebbe essere ammortizzato in 25 anni con un pedaggio compreso tra i 70 e i 100 euro.

Che dire? Un sogno ad altissima tecnologia gettato sull’altra sponda dell’Adriatico. Un’opera colossale. Il ponte Ancona-Zara per ora esiste solo sul progetto firmato dall’architetto Giorgio De Romanis e nei desideri di chi ama le sfide titaniche. Ma si può fare? Ci crede chi lo ha disegnato sulla carta, e previsto modi di costruzione, tempi, costi. Ed ha provato ad apprezzare i vantaggi di un continuum di traffici dalla direttrice Bologna-Ancona verso i Balcani. In particolare Grecia e Turchia a Sud, Romania e Ungheria a Est, Polonia e Russia a Nord. Un serpente che si snoda per 120 chilometri a 40 metri sul pelo dell’acqua, con un’autostrada e una ferrovia che corrono nel suo ventre. Auto e Tir sopra, i treni sotto.

Qualche cifra tanto per quantificare il ritorno economico: il traffico commerciale e quello privato risparmierebbero un bel po’ di miliardi di euro – circa 55 – per quattro ore di viaggio in meno. Il pool di professionisti è pronto a scommettere su una sfida davvero affascinante.

I costi previsti (15 miliardi di euro) farebbero scorgere all’orizzonte dell’Adriatico i contorni di un’utopia.

Ma anche la battaglia economica potrebbe non essere persa in partenza. Il pedaggio potrebbe permettere di ammortizzare lo sforzo finanziario. Il resto potrebbe arrivare da un project financing e da operazioni ad hoc. C’è chi ipotizza l’emissione di un’obbligazione della Banca europea per gli investimenti.

Il porto di Ancona è la porta aperta verso l’Oriente, e verso il futuro. L’ennesima dimostrazione della centralità e del prestigio di una posizione strategica che il capoluogo dorico può trasformare in occasione di ricchezza e di sviluppo. Perché davvero l’Adriatico possa essere un mare non solo di pace, ma anche di dialogo, di scambi e di benessere tra le genti.

 

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