Di TIBERIO CRIVELLARO

C’è un significato o piuttosto un significante nell’ultima raccolta di Giuseppe Langella (già Professore Ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica dove per vent’anni ha diretto il Centro di Ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”) ne “La messa del lunedì” (Edizioni La Scola di Pitagora)? Amorosa detective è Elisabetta Fumagalli che in una noterella alla raccolta rende “la selva oscura” langelliana meno oscura, lo stesso Langella, nella sua lunga nota,  illumina il testuale-significante. Poesia civile, aggiungo, in un’ulteriore “anatomia”.

Affermo che pure “nell’analisi” lacaniana emerge un aspetto sociale, quello della cura dell’Io. Che c’entra la cura? C’entra (non sto delirando) perché proprio quella del “lunedì” e non invece la messa della domenica, giorno secondo la tradizione cristiana, consacrato a Dio? Cosa ha a che vedere questo titolo che sa d’incenso o sacrestia con quell’impegno (scopritelo, per dio!) che l’autore da anni si occupa? Una delle risposte è che  “La messa del lunedì” combini il sacro col “profano”, il giorno festivo con quello feriale, la fede con le opere, tema condiviso anche dalla poetessa Tania Di Malta in “…Poesia civile e lente bifocale” (semper Edizioni La Scuola di Pitagora).

Quali opere? Il fatto è che la poesia religiosa e quella civile non sono distanti (direbbe il Porporato Zuppi) ma costituiscono due facce della stessa “moneta” (valore di scambio); del sociale, quello dei pari diritti “consacrato” dalla nostra Costituzione. Il titolo della raccolta potrebbe spiazzare quel lettore il quale potrebbe  pensare che il Professore insegnando alla “Cattolica” di Milano, ne faccia una “missione”. La fede con le opere ricordano l’opera di Papa Francesco.

Il significante: “due fuochi” non sono riconducibili alla domenicale “ita missa est”. Non ci troviamo di fronte a una poesia “dichiaratamente” liturgica con la celebrazione del “lunedì”, nel bell’esempio: “La scena si ripete ogni mattina:/ la folla (una legione) che si affretta/ alle gabbie consuete in processione/ è un campionario di merci in vetrina/ stipate alla rinfusa per smaltire/ le scorte. Ma sotto l’unico cielo/ siamo persone e comune è la sorte”. “L’alfabeto della vita”, “Ora nona”, “Per i morti e per i vivi di Gaza” (citando alcuni titoli assai significanti della raccolta), sono la cifra di tanti orrori che si succedono quotidianamente, sono “preghiere” contro le stragi.

E per una volta, lo scrivente ateo, “prega” con Giuseppe Langella che questi stermini mondiali finiscano. Orsù, siate più GIUSEPPE LANGELLA

LA MESSA DEL LUNEDİ

Edizioni La Scuola di Pitagora