Le recenti dichiarazioni di Roberto Alesse sottolineano come la gestione del gioco pubblico sia un elemento strutturale per i conti dello Stato. Con un gettito che oscilla tra i 12 e i 13 miliardi di euro, il comparto è a tutti gli effetti un pilastro del bilancio pubblico. L’impegno dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si concentra quindi sul riordino del gioco fisico, con l’obiettivo di superare il mosaico di norme regionali e garantire regole uniformi in tutto il territorio.
Il riassetto del settore, che passerà per la nuova architettura delle concessioni e l’asta scommesse del 2026, non è una manovra puramente amministrativa. Fissare la base d’asta a 1,25 milioni di euro per blocchi da 25 licenze crea un filtro economico insuperabile per chi non ha grandi capitali. Le piccole realtà, che insieme non arrivano nemmeno al 2% del mercato, non hanno la forza finanziaria per reggere queste cifre e finiranno per essere assorbite dai grandi gruppi o costrette alla chiusura. La riforma concentra così il settore nelle mani di pochi operatori nazionali e multinazionali, una struttura che permette allo Stato di controllare e riscuotere le entrate con molta più facilità rispetto a una rete frammentata.
La necessità di un intervento organico appare ancora più urgente guardando ai forti squilibri del territorio, dove la Campania da sola concentra il 22% dei punti scommesse nazionali e regioni come Sicilia e Puglia vedono il gioco fisico pesare enormemente su commercio e occupazione. Proprio perché ridisegnare la mappa dei punti vendita significa toccare equilibri economici locali e posti di lavoro radicati, ogni passo verso l’uniformità nazionale diventa una sfida politica estremamente delicata.
Il passaggio a un modello unico ridisegna la rete fisica: l’eliminazione della distinzione tra agenzie e corner serve a creare punti vendita più professionali e standardizzati, mentre il limite massimo tra il 30% e il 40% delle licenze per singolo operatore serve a evitare monopoli assoluti. L’obiettivo finale è una rete omogenea e tecnologicamente avanzata, dove la totale tracciabilità delle giocate permetta allo Stato una gestione sicura e costante del gettito.
La spinta tecnologica è l’ultimo tassello del piano. Il settore sta superando la vecchia distinzione tra scommesse in agenzia e quelle online, muovendosi verso un’esperienza di gioco digitale e immersiva. Nelle sue dichiarazioni riportate nel focus su giochi e visione tecnologica dell’ADM, Roberto Alesse ha precisato che lo Stato intende presidiare anche questi nuovi ambienti virtuali con l’obiettivo di evitare che l’evoluzione dei linguaggi e degli strumenti porti a vuoti normativi o, peggio, a una perdita di incassi per l’erario.
Il cambio generazionale accelera questa dinamica e obbliga le istituzioni ad adeguarsi rapidamente per non perdere il controllo del sistema e garantire che ogni transazione rimanga legale, una necessità che si scontra con la scadenza tassativa del 29 agosto. Rispettare questa data è l’unico modo per dare certezze a chi deve investire ed evitare che il sistema delle concessioni finisca in un blocco burocratico.



