di TIBERIO CRIVELLARO

Ma in che diavolo di tempo siamo calati dove quotidianamente siamo spettatori di guerre  geopolitiche, anche mosse da autarchici, anche in nome di certe religioni, o della violenza di quartiere e non, di femminicidi e di giovanicidi, senza raccontarla tutta?

Il coro dei politici: quale gioventù scapestrata! Il coro degli strizza cervelli: disagio giovanile, punto. Qualche scribacchino come il sottoscritto: che qualità di famiglia hanno i giovani, babbo e mamma come li crescono i pargoli? Alcuni sono nati fuori cervello o è una questione di DNA deforme rispetto alla normalità presunta? Potrei sviolinarvela intensamente a lungo.

Invece, in particolare, lascio a Sacha Naspini, semper magister scribendi de oscura tramas populare, o picciotti pirduti, raccontare un caso di trauma in un paro di  zovani paesani, provincia di Grosseto col suo ultimo “Ragazzo” (E/O Edizioni).

Chi mi conosce sa che amo stuzzicare i lettori, per cui non ve la racconto come sperate, ma a macchia di…chianina. Lo so che non ha macchie a vista, ma è brava a mimetizzarsi nella Maremma.

Spigolosamente: due amici al primo anno di liceo senza abiti griffati ne smartphone di grido, e nella sceneggiatura il corpo e la portanza di una certa Corinna Gentilesci (parente della mia amica che gestiva il Pitti moda? – Naa, e neppure con la grande Atemisia). Certi di loro han voglia di emergere, di cambiare il mondo che li circonda, in cui si vive, Ma, amici, conta anche da dove si viene, se dalle stelle o dalle stalle, contano che palle tieni. Giacomo e Matteo, due diverse spinte: l’uno che lotta “contro” (fate voi), l’altro sfigato e spaventato da eventuali conseguenze. Ambedue stretti da un provincialismo immobile, nebbioso dove l’ostacolo regna tra smarrimento e rabbia; sono spinti da sogni a occhi aperti, ma castrati da genitori castrati. E poi quegli amori irraggiungibili, danteschi.

L’adolescenza può essere pericolosa, quando c’è la voglia di prevalere. Ma non si va a scuola con una pistola in tasca per vedere l’effetto che fa. “Vengo anch’io, no tu no” direbbe ora più che mai l’Enzo Iannacci quando ai suoi tempi già presagiva future e tragiche violenze.

Come quelle di Giacomo e Matteo? Chiedetelo al Naspini, ma non quando è davanti a una “fiorentina” e a una bottiglia di Brunello rosso, rosso come lo scrivente. Un consiglio: Buttate spesso il vostro smartphone nel cassonetto dell’umido e state lontanini da certe Corinne Gentileschi. Chi non legge questo libro…Melone è!. Ave.

SACHA NASPINI

RAGAZZO

E/O Edizioni