di TIBERIO CRIVELLARO
In Italia si nota un fenomeno preoccupante se il vecchio detto recita: “Paese di navigatori e poeti”. Ma ora pare che i navigatori ci siano anche (di colossali navi da crociera o lussuosi panfili che possono navigare col pilota automatico), poeti anche se consideriamo quelli fino al ‘900: gli Ungaretti, i Zanzotto i Porta, le Antonia Pozzi, i Sanesi, a citare alcuni.
Ma attualmente? Si osserva di fatto come i “poeti” (la stragrande maggioranza, s’intende), in generale si presentano come quelli della NUOVA POESIA: un genere fritto e rifritto che scema in qualcosa di snob con piccoli gruppi di poeti i quali lottano tra loro per il potere, clan agguerriti che si sono formati per fronteggiarsi tra loro, ben poco considerati dalle Università e fuori.
All’interno di tal involucro una somma di parole e versi, uno dopo l’altro in forma metallica, “disumana” di significanti, poesie sui generis per gente pigra e oziosa qual sono i non lettori i quali non hanno neppure letto i grandi poeti che la storia pare abbia archiviato; autori che sopravvivono?
I nostri viventi? (e qui sta il segreto), chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori da meccanismi di un povero mercato. Gli altri vadano a farsi friggere. Nel senso che questa non poesia è fiacca, spesso puerile, monotona, noiosa e opaca per significati reconditi; il senso è talmente ben nascosto che non c’è.
Tra i potenti clan, vi sono quelli di certi direttori di collane che si pubblicano a vicenda a secondo del loro grado di potere, e come se non bastasse, usano mettere i bastoni tra le ruote a giovani promesse meritevoli (e ce ne sono, ce ne sono) di volare più in alto. Baroni responsabili di soffocare piccole case editrici di valore le quali, senza i mezzi economici a disposizione di quelle grosse, pubblicano quel che possono (spesso in perdita) sempre sul filo del rasoio commerciale. Come ad esempio le Edizioni Pulcino Elefante di Alberto Casiraghi, la Di Felice Edizioni di Valeria Di felice, la Book Editore di Massimo Scrignòli, ma ve ne sono anche altre.
Sempre lo stesso mazzo di scartine truccate da NUOVA POESIA? Si ha da ritornare al ‘900? Si capisce adesso perché la poesia non vende? Si dovrà ritornare anche verso l’estero, ripescando i Dylan Thomas, gli Eliot, gli Hisherman; dalle Sylvia Plath, alle De Bremont, magari ritornare ai poeti berberi, a quelli giapponesi, spagnoli, argentini, irlandesi o marziani?
Suvvia, che intanto il fenomeno amplifica le sue dimensioni nella “mala yerba” nei premi letterari. Difficile partecipare a quelli super noti, se non indicati da almeno uno dei componenti delle giurie. Diversamente da quel premio, col passare degli anni, divenuto importante, il “Ponte di Legno” il quale non chiede tasse di iscrizioni, chiunque può partecipare.
Quindi i “giganti” del passato se ne sono andati senza promuovere NUOVE STATUE? Se ne sono andati senza alcun rimpiazzo? Dati i tempi che corrono alla velocità dell’intelligenza artificiale un tantino catastrofica, ma assai disumana, dopo Gandhi, Guevara (anche fine poeta oltre al resto) e Martin Luther King, chi ricordare nella civiltà odierna? Nel senso del discorso c’è una dura realtà. Una catastrofe?
Che ne sarà dei poeti italiani ex naviganti nella bufera del verso? O che ne sarà della moltitudine di poeti spocchiosi? Come definirli? Robinson dalla sua isola avrebbe risposto (al futuro) con un messaggio affidato dalla sua isola (che c’era) consegnandolo al mare in un cartone di Tavernello? Perché la sua bottiglia di prezioso Laphroaig (fifty years) se la sarebbe tenuta e, svuotata, quando si fa buio, ci metterebbe sopra una candela accesa.
Consiglio, agli eroici lettori, di portar candele ai propri Santi preferiti che facciano la grazia di indirizzare, voi NUOVI LETTORI di spessore, verso i giovani promettenti, mentre dilaga il peggior manierismo di altrui versi trapassati.



