Stavros, un romanzo poliziesco dal finale pirotecnico

di TIBERIO CRIVELLARO

Stavros, commissario della pula ad Atene, non beve Calvados,  ma ingolla a go go retsina nella taverna di Dimitri quando divora agnello arrosto, dolmades e tarama. E nella bettola dell’amica Matoula, quando gli ballano i nervi si scola ouzo in abbondanza. Ma va anche spesso a innaffiarsi con altri intrugli alcolici nei bousuki, bettole che prendono il loro nome da uno strumento a corde, tipo mandolino del capitano Corelli.

Stavros, un metro e ottantasette da sbirro stanco, con un passato da dimenticare, ha un figlio, Yannis, non ancora adolescente da tirar su come fecero con lui il nonno e suo padre, torturati dai turchi perché comunisti, spediti poi in esilio nella decadente Grecia. Stavros burbero, solitario e casinaro ma anche un po’ filosofo, ama il poeta Kavafis. Così lo descrive  Sophia Mavroudis nel suo noir “Stavros” (E/O Edizioni) – più sul versante del pensiero socratico che quello falso-liberale di Platone, tiranno-pena-di-mortista-frega-pensiero-del-cicutato-marito-della-Santippe.

Col secondo omicidio di un archeologo, a 10 anni di distanza, si ripropone l’intrigo del commercio di reperti del Partenone e ci sono dei vecchi conti da regolare.

Stavron, affiancato da strambi colleghi-tipi-strani-e-tipa-strana-bella-Dora. La regia del delitto è quella di un vecchio nemico con cui ha conti da regolare. Un delinquere russo fantasma. A farla corta c’è anche il Superiore della pula che lo scogliona: Livanos, colui-che-cerca-la-carriera, e parrebbe che del resto-frega-una-beata-minchia; spina al fianco del “nostro”, il saputello laureato-che-si-inchinerà all’imponente commissario-acchiappa-tutti, campione pure nell’antico gioco greco, il tavli, simil blackgammon.

Per inciso, Stavros, sempre nei guai, ha sviluppato un sesto fiuto: la capacità di vedere quello che i colleghi non vedono, di sentire quello che altri non percepiscono, di cogliere ciò che nessuno prevede. Ma il cattivo rapisce suo figlio per un ignobile ricatto. Finale pirotecnico giù al porto, infestato di notte dai malavitosi di ogni tipo: russi, cinesi, turchi e marsigliesi. L’autrice è in aperta gara col nostro Carlotto. Pagella a fine lettura.

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SOPHIA MAVROUDIS

STAVROS

E/O Edizioni