Villa Eugenia e i feudi napoleonici nel cuore delle Marche

Villa Eugenia e i feudi napoleonici nel cuore delle Marche

CIVITANOVA MARCHE – Gran parte della fortuna di Napoleone è basata sul successo della campagna d’Italia, quella serie di operazioni belliche che dal 1796 al 1797 portarono il condottiero corso ad assoggettare gran parte del Centro e Nord Italia. Grazie al trattato di Cherasco e alle vittorie contro il Regno di Sardegna vennero annesse al governo rivoluzionario francese Nizza e Savoia.

Il trattato di Tolentino ratificò invece la definitiva cessione da parte del papato di Avignone e del contado Venassino. Mentre il Papa perdeva la sua egemonia anche sulla Romagna su Faenza e su Ferrara Napoleone procedeva con l’annessione della Repubblica di Venezia e del Regno di Napoli e dopo la conquista di Roma, con il conseguente rapimento di Pio VI, il generale corso procedeva verso l’incoronazione di Re d’Italia (avvenuta a Milano nel 1805) e all’annessione del Regno di Napoli e del Sud Italia esclusa la Sicilia.

In piena campagna d’Italia le Marche trovarono stabilità territoriale intorno alla Repubblica Anconitana, una delle numerose Repubbliche Sorelle sorte in europa nel periodo napoleonico. Costituitasi grazie all’appoggio dei giacobini locali la nuova entità politica svincolò la città dorica dal potere temporale del Papa. Seguirono l’esempio di Ancona anche diversi comuni limitrofi come Senigallia, Osimo, Macerata e Filottrano che si unirono in una sorta di direttorio supportando le iniziative dei francesi nelle Marche.
In questo frangente Napoleone, con un colpo ad effetto da consumato protagonista del tavolo verde (in gioventù il generale corso frequentava le case da gioco ed era tra i più celebri appassionati di blackjack del tempo, l’odi, con regole e dinamiche simili al celebre gioco), dichiarò il 20 febbraio decaduto il potere temporale del Papa. Pio VI, al secolo Giovanni Angelico Braschi, venne “rapito” da Roma e si istituì la Repubblica Romana i cui territori si estero dal litorale laziale a quello marchigiano comprendendo il Lazio, l’Umbria, le Marche e anche la neonata Repubblica Anconitana (l’indipendenza durò 117 giorni dal 17 novembre del 1797 al 7 marzo del 1798). Nell’ottica di una riorganizzazione del territorio Napoleone decise di investire su Civitanova costituendo nel 1797 un avamposto di suoi fedelissimi.
Con la nomina a vicerè d’Italia del figliastro Eugenio Beauharnais, proclamata il 7 giugno del 1805, numerosi poderi confiscati alle Congregazioni religiose entrarono nel patrimonio privato degli eredi di Napoleone e tra questi vi erano i poderi civitanovesi. Nel frattempo con il decreto di Saint Cloud del 2 aprile del 1808 tutte le Marche (divise nei dipartimenti del Metauro, del Musone e del Tronto) entravano a far parte del neonato Regno d’Italia. Dopo la caduta di Napoleone i beni restarono appannaggio di Eugenio che creò un avamposto di fedeli bonapartisti. Luigi Bonaparte, il fratello di Napoleone, acquistò dal decaduto viceré i possedimenti civitanovesi seguendo l’esempio di altri eredi di Napoleone che nelle Marche trovarono all’epoca sicuro ricovero come la stessa moglie Ortensia Beauharnais-Bonaparte che nei suoi terreni di Porto di Fermo (odierna Porto San Giorgio) costruì la splendida Villa Bonaparte edificata su disegno del Valadier o come la principessa Giovanna Bonaparte moglie del marchese Onorato Honorati che aveva estese proprietà nell’anconetano.
Luigi affidò le tenute civitanovesi ad Alessandro Olivieri, un vecchio soldato napoleonico che combatté da Marengo fino alla decisiva battaglia di Waterloo.

Uno dei figli di Luigi Bonaparte, Luigi Napoleone futuro Napoleone III ereditò tutti i beni paterni ed entrò in possesso della tenuta che per un breve periodo tra il 1840 e il 1841 fornì al futuro imperatore dei francesi materia prima per un florido commercio di vino con l’Inghilterra che gli permise di vivere agiatamente prima di gettarsi nell’agone politico. Con Napoleone III impegnato nella vita di Stato ad occuparsi dei terreni di Civitanova fu sua moglie l’imperatrice Eugenia de Montijo. Fu lei ad avviare importanti lavori di ristrutturazione sotto la guida dell’intendente generale di Napoleone l’ing. Paul Hallaire che edificò la moderna Villa rinominandolo Eugenia in onore della proprietaria e si attivò nella riorganizzazione dei beni agrari. Da esperto e profondo conoscitore delle tecniche di coltivazione e agronomia il generale fornì ai civitanovesi strumenti all’avanguardia per lo stimolo dell’economia agreste portando un periodo di floridezza nell’intero territorio.
Rimasta legata alle sorti degli eredi di Napoleone la proprietà in decadenza venne dismessa da Girolamo Napoleone Bonaparte che la vendette a privati mentre nel 2018 il comune ha deciso di cederla definitivamente alla Lumar S.p.a. per un compenso di poco superiore ai 200.000 euro, cifra considerata da alcuni non congrua in relazione all’importante valore storico dell’area.

 

 

 

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