“Vicinanza distante”, un libro di Chaterine Chidgey in tema con il giorno della memoria

“Vicinanza distante”, un libro di Chaterine Chidgey in tema con il giorno della memoria

di TIBERIO CRIVELLARO

Per Frau Greta Hahn aver dovuto lasciare l’amato appartamento di Monaco non fu lo strazio che si era prefigurata. Era “tralocata” in una casa più ricca con l’occasione anche di conoscere artigiani tra i più abili d’Europa. Questo, in parte, il tema dell’ultimo romanzo della norvegese Catherine Ghidgey “Vicinanza distante” (E/O Ed.).

Ma può accadere che il lusso nasconda qualcosa di drammatico, non immediatamente visibile. Buchenwald, anni quaranta, quando Greta Hahn va a vivere assieme alle mogli di ufficiali nazisti; va a dimorare nella grande casa, nei pressi di un campo di concentramento. Casa, con a sua disposizione tutto ciò che desidera.

Tra sfarzi, preziosi tendaggi e mobilio progettato per le esigenze più capricciose, tipiche dell’alta società. Qui, la vita sembra paradisiaca, la grande residenza è anche circondata da una lussureggiante foresta; così vicina eppure distante dalle bestialità inumane del campo nazista movimentato dal duro lavoro dei prigionieri. E dalla corruzione che dilagava nonostante gli approvvigionamenti fossero ormai insufficienti. La protagonista si troverà, suo malgrado, incastrata nel periglioso ingranaggio. Ma anche vivrà una commovente relazione con uno dei prigionieri del lager: il Dott. Leonard Weber.

Allora diventerà impossibile ignorare ciò che accade in realtà.  Era passato molto tempo in cui Weber aveva inventato un macchinario con cui, tempo addietro, si poteva credere efficace cura contro il cancro. Comunque fosse la risposta a tale possibilità, questo macchinario poteva realmente curare una tra le peggiori malattie? Avrebbe potuto salvare migliaia di vite? Stemperando la succinta narrazione, questa storia mette a dura prova gli alibi delle inconsapevolezze, o meglio, di non voler vedere coloro che vissero quel dannato tempo.

Romanzo polifonico ma anche variopinto nelle sue texture,  tra fosche forme e vivaci tinte. Impressiona l’idea che in questi campi di lavoro si mietessero invece centinaia di migliaia di vittime. Di esseri umani trattati peggio delle bestie da macello.

CATHERINE CHIDGEY

VICINANZA DISTANTE

E/O Edizioni

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.altrogiornalemarche.it
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: