“Dalla Giunta regionale ristori per tutti meno che per gli anziani e i disabili delle Rsa”

“Dalla Giunta regionale ristori per tutti meno che per gli anziani e i disabili delle Rsa”

Nuovo grido di allarme e di sconcerto delle rappresentanze di tutti gli Enti gestori delle strutture marchigiane

ANCONA – “Per gli anziani non autosufficienti, i disabili, i minori e le altre categorie di cittadini fragili ospiti di Rsa, la Giunta Regionale, nell’Assestamento di Bilancio 2021 approvato nella giunta del 15 novembre, nonostante i numerosissimi appelli fatti pervenire, non ha riservato alcun ristoro economico.  E’ questo il grido di allarme e di sconcerto delle rappresentanze di tutti gli enti gestori delle strutture marchigiane”.

Il documento è stato firmato dal Comitato enti gestori strutture per anziani senza scopo di lucro, dal Comitato aziende pubbliche servizi alla persona, da Aris, Confcooperative-Federsolidarietà Marche, da Legacoopsociali Marche, da Agci solidarietà Marche, da Uneba Marche, da Anaste Marche, da Cnca Marche (coordinamento nazionale comunità di accoglienza), da Crea – Comitato regionale Enti accreditati per le dipendenze patologiche, da Acudipa – associazione italiana per la cura dipendenze patologiche, da C.i.c.a. coordinamento italiano case alloggio per persone con hiv/aids, da Orme e dal Coordinamento delle comunità di accoglienza per minori della regione Marche.

“E’ con grande stupore e delusione – si legge inoltre nel documento – che abbiamo appreso che la Giunta regionale, in occasione dell’assestamento di bilancio dell’anno in corso, seppure avesse a disposizione circa 138 milioni di euro, ha deciso di NON assegnare risorse economiche a questo delicatissimo e fragilissimo settore, dove indiscutibilmente l’emergenza sanitaria si è fatta maggiormente sentire.”

“Queste sono le lapidarie parole del portavoce del coordinamento regionale dottor Mario Vichi che aggiunge:  “Le conseguenze di questa scelta regionale obbligherà gli enti gestori a dover chiedere agli utenti il ripiano dei costi extra della gestione COVID, stimati in circa 5 euro al giorno. Tutto ciò è veramente incomprensibile in quanto, nei giorni precedenti, avevamo ricevuto da più parti chiare rassicurazioni in merito. Nell’ultimo incontro avuto con l’Assessore Saltamartini (lunedì 15 novembre a giunta appena conclusa) non siamo stati informati di questa decisione, che poi abbiamo saputo essere stata già assunta dalla Giunta regionale poco prima del nostro incontro.

“La Regione Marche, praticamente, non si è voluta impegnare verso questo settore in quanto ha deciso una linea più comoda, ed oltremodo incerta, di rinviare il tutto ad una decisione del Governo centrale che dovrebbe decidere se, e quanto, ripianare delle spese sostenute da tutte le Regioni per l’emergenza Covid per il 2021. Tuttavia, la Regione Marche per l’anno 2021, nei confronti di tutto il settore socio sanitario, non ha assunto alcun impegno di spesa in merito, al contrario di altre Regioni italiane (vedi Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, ecc.) dove gli enti gestori hanno già ricevuto appropriate risorse a ristoro di tali extra costi.

“Facciamo notare, infine, che vi è una forte disparità di trattamento nei confronti dei cittadini marchigiani: infatti, quando un servizio socio sanitario viene gestito direttamente da ASUR le maggiori spese dell’emergenza Covid sono coperte dalla Regione, mentre con i soggetti privati o enti gestori convenzionati  se non arriveranno le risorse nazionali dovranno essere sostenute dall’utente. Stiamo parlando di servizi sociali e socio sanitari che rientrano tra le prestazioni essenziali per il nostro sistema di welfare e molti di questi sono anche L.E.A (Livelli Essenziali di Assistenza) e, pertanto, se dovesse avverarsi questo scenario saremo di  fronte ad un’insopportabile ingiustizia sociale.

Chiediamo, quindi, a gran voce – e di nuovo a tutte le forze politiche regionali – di essere maggiormente consapevoli di quanto sta accadendo e di dare urgentemente risposta alle richieste del settore sociale e  socio sanitario al fine di scongiurare l’aumento dei costi a danno degli utenti di tali servizi oppure la chiusura di alcuni servizi anche con forte ricadute occupazionali”.

 

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