“Quale verità dietro il crack di Banca Marche?”

“Quale verità dietro il crack di Banca Marche?”

Nuova udienza in Tribunale, ascoltato l’ex Direttore generale Massimo Bianconi. L’avvocato Corrado Canafoglia: “E’ singolare che una banca valga 2,6 miliardi di euro nel 2009 e solo un anno e mezzo dopo venga commissariata”. “I risparmiatori marchigiani hanno diritto di sapere cosa sia realmente accaduto”

ANCONA – All’udienza odierna del processo penale sul crack Banca Marche è stato il momento di sentire l’ex Direttore generale, dottor Massimo Bianconi, oggi sul banco degli imputati.

Interrogato dai Pubblici Ministeri Laurino, Puccilli e Bizzarri il Bianconi ha ricostruito i suoi rapporti con il Gruppo imprenditoriale Lanari ed in particolare il viaggio effettuato in Argentina, su invito dello stesso Lanari, che gli aveva proposto di finanziare un importante intervento immobiliare turistico – residenziale.

È stato approfondito l’acquisto dell’appartamento di Bianconi in Argentina e poi, alcuni anni dopo rivenduto a terzi, che l’ex direttore generale ha giustificato sostenendo un suo amore per la terra del Sudamerica, ma ha spiegato che il denaro necessario per l’acquisto proveniva da suoi risparmi.

I Pubblici Ministeri hanno insistito  sulle operazioni immobiliari che hanno visto attrice principale la moglie del Bianconi, per importi milionari, ed alcune di esse in compartecipazione con un imprenditore, poi risultato insolvente, rispetto ai finanziamenti erogati dalla stessa Banca Marche .

L’ex Direttore generale Bianconi ha però giustificato che, tali operazioni, erano state effettuate dalla moglie, dalla quale si è separato e che aveva il pallino per gli affari immobiliari, precisando però che il denaro necessario a tali interventi erano in parte provenienti da denaro appartenente alla signora ed in parte da finanziamenti erogati da banche estranee a Banca Marche.

Poi è stata la volta dell’avvocato Corrado Canafoglia, che patrocina oltre 3.000 azionisti truffati,  alle cui domande Bianconi ha rivelato alcuni passaggi sino ad ora non emersi durante l’istruttoria.

L’ex Direttore generale infatti ha riferito che, appena entrato in Banca Marche, nel 2005, subito ha affrontato un’operazione di fusione tra Banca Marche e Cassa di Risparmio di Firenze per creare il polo bancario più importante del Centro Italia, operazione suggerita dal Gruppo San Paolo, non portata avanti da Banca Marche, mentre Cassa di Risparmio di Firenze è stata comunque acquisita da San Paolo.

Tra il 2007 ed il 2009 Bianconi ha riferito che Banca Marche ha ricevuto 3 offerte di acquisto da parte del Gruppo San Paolo per 2 miliardi di euro circa, dal Credite Agricole per 2, 4 miliardi di euro e da Banca Popolare dell’Emilia Romagna per 2,6  miliardi di euro.

Il rappresentante di Credite Agricole addirittura è venuto nelle Marche con un aereo personale per definire l’operazione  prospettando al Ca di allora la convenienza di entrare nel 5° gruppo bancario mondiale.

In tali operazioni Banca Marche è stata assistita da Deutsche Bank come advisor – consulente e Credite Agricole e Banca Popolare dell’Emilia Romagna  hanno effettuato un’attività di diligence, ovverosia una verifica, in contraddittorio, sui dati di bilancio e sullo stato patrimoniale – finanziario della banca ed a fronte di tale verifica sono state effettuate le citate offerte di acquisto, che però non son andate a buon fine.

Ala domanda su come sia possibile che, nel 2009, tre banche offrano sino a 2,6 miliardi per acquistare la Banca ed 1 anno e mezzo dopo inizia l’iter che ha portato Banca Marche al commissariamento prima ed alla risoluzione poi, Bianconi ha spiegato che ciò è stato causato da un mutamento dei criteri di valutazione del credito, imposta da Bankitalia, che ha anticipato una propria direttiva che sarebbe entrata in vigore solo nel 2014 e che dava comunque la possibilità a tutte le banche italiane di rivedere, spalmando gli effetti in 5 anni: in Banca  Marche tutto è stato effettuato in alcuni mesi e ciò ha prodotto i presupposti del commissariamento, sempre secondo Bianconi.

“E’ singolare che una banca valga 2,6 miliardi nel 2009 e solo un anno e mezzo dopo venga commissariata. Leggendo quanto riferito da Bianconi con quanto già è emerso nelle scorse udienze, i risparmiatori marchigiani hanno diritto di sapere cosa sia realmente accaduto”, chiosa l’avvocato Corrado Canafoglia.

 

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