Il ministro Patuanelli garantisce il sostegno ai pescatori marchigiani

Il ministro Patuanelli garantisce il sostegno ai pescatori marchigiani

MACERATA – Si è tenuto l’incontro “Lo Stato Generale della pesca nell’Adriatico”, organizzato dalla deputata del Movimento 5 Stelle Mirella Emiliozzi, facilitatrice regionale M5S Marche.

La sessione di lavoro online ha visto le associazioni e le imprese dei pescatori delle Marche e del Mar Adriatico confrontarsi ed esporre le loro istanze al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, al già Sottosegretario di Stato per le politiche agricole, alimentari e forestali, Giuseppe L’Abbate, e al dottor Giovanni D’Onofrio, dirigente della Pemac III.

“Questo confronto con i lavoratori è necessario per superare la fase della protesta restando uniti e coesi. La cooperazione fra la società civile e le istituzioni è infatti l’unica strada per poter ottenere delle soluzioni concrete che guardino alle reali necessità dei pescatori”, ha detto afferma la facilitatrice regionale delle Marche MS5 Mirella Emiliozzi, introducendo e coordinando la discussione. “Mi auguro di essere riuscita, con l’evento di oggi, ad aprire un varco per quel percorso che ci serve. Coordinamento, collaborazione, confronto, unità, programmazione, progettualità, rete, filiera, ecosostenibilità sono state le parole più ricorrenti. L’invito adesso è quello di dialogare di riuscire a trovare il maggior numero di punti d’incontro tra tutti i protagonisti del settore, per poi poterci presentare ai tavoli europei più forti”.

“La pesca – ha quindi spiegato il ministro Patuanelli – presenta molte criticità legate anche al fatto che le politiche europee non sempre riescono ad adattarsi alle specificità dei territori. Per esempio, vediamo spesso esser messi sullo stesso piano Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo, che necessiterebbero di politiche differenti. Inoltre, ad incidere notevolmente sul settore ittico c’è anche la questione dell’equilibrio faunistico e il conseguente fermo pesca, che di anno in anno va ad aumentare. Una serie di problematiche strutturali che vanno a sommarsi alle difficoltà causate dalla pandemia e dalla chiusura forzata della ristorazione, che ha comportato un’enorme diminuzione delle uscite in mare. Per questo, assieme al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando, continua l’impegno sulla riforma degli ammortizzatori sociali, in particolare in riferimento alla cassa integrazione per il settore della pesca e all’estensione della Naspi per i lavoratori a tempo indeterminato inquadrati con la legge 240.”

“Il settore della pesca è molto differente rispetto agli altri e le sue particolarità rendono difficile il suo adattamento al cambio dei regolamenti che arrivano da Bruxelles” ha aggiunto Giuseppe L’Abbate. “Inoltre, per superare le difficoltà del settore è necessario pensare in termini di aggregazione: difficilmente un’impresa da sola riuscirà ad essere competitiva, ma è necessario puntare a favorire i contratti di filiera e i consorzi. Infatti, anche i consumi sono cambiati e guardano di più ad un prodotto finito e già lavorato: per questo diviene ancora più strategica la cooperazione fra le aziende.”

Accenti sull’importanza dell’aggregazione anche da parte di Giovanni D’Onofrio: “È assolutamente necessario favorire l’imprenditorialità. La pesca è un settore co-gestito: come pubblica amministrazione dobbiamo raggiungere delle decisioni che vedano un buon compromesso fra il pubblico e il privato, condividendo le nostre scelte come Stato”. D’Onofrio ha inoltre parlato sostegno al settore, in particolare riferendosi ad alcune istanze esposte dai pescatori stessi, i quali sottolineano come l’ittica soffra di un ricambio generazionale causato anche da una carenza di garanzie in senso di sostenibilità economica.

Le problematiche evidenziate dai lavoratori sono state molteplici. Forte è la preoccupazione nei confronti dell’aumento del fermo pesca, che comporterà una diminuzione delle uscite in mare fino a soli due giorni a settimana, come anche verso le sempre maggiori restrizioni per la pesca a strascico. I pescatori fanno infatti notare che per le caratteristiche dei nostri mari, la pesca a strascico non è fonte di danni ambientali, bensì permette la pulizia dei fondali dalle plastiche. Ancora una volta si è tornati a parlare anche della norma europea che vorrebbe inserire le telecamere all’interno delle imbarcazioni. In questo contesto, sia L’Abbate che D’Onofrio hanno rassicurato i pescatori che la battaglia del governo italiano contro questa norma è ancor in atto.

 

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