L’omicidio stradale di Huub Pistoor, per i familiari “sentenza troppo mite” 

L’omicidio stradale di Huub Pistoor, per i familiari “sentenza troppo mite” 

ANCONA – Si è svolta al Tribunale di Ancona l’udienza preliminare a carico del conducente del camion rimorchio responsabile dell’omicidio stradale dell’ingegnere olandese Huub Pistoor, da 28 anni residente nelle Marche.

Due anni fa, mentre stava rientrando a casa dal lavoro, era stato travolto e ucciso dal rimorchio che si era staccato dalla motrice del camion, vicino a Jesi.

Le indagini avevano poi messo in evidenza l’usura e la scarsa manutenzione dei due mezzi, inefficienti e pericolosi per la circolazione.

Il Gup ha accolto il patteggiamento a 1 anno e 3 mesi con sospensione della pena, non menzione nel casellario giudiziale e sospensione della patente per un anno.

Insoddisfazione è stata espressa dai familiari di Pistoor e dai loro avvocati che definiscono questa sentenza troppo mite e affermano che sono stati sottovalutati aspetti importanti.

Ritengono che doveva essere preso in considerazione anche l’altro capo di imputazione, l’omissione di soccorso. Il conducente Luchian Valeri non si era accorto di aver perso il rimorchio e aveva proseguito per altri 3-4 km.

I soccorsi erano stati chiamati da una signora che si trovava casualmente dietro al rimorchio, alla guida della sua auto.

Anche un’importante Associazione come ASAPS, impegnata da 30 anni per la prevenzione e la sicurezza stradale, ritiene la sentenza troppo mite e auspica che non sia accolta l’archiviazione per i proprietari della società di trasporti.

Il prossimo 21 aprile si svolgerà infatti l’udienza per discutere l’opposizione all’archiviazione per i proprietari della società. Il Pm aveva presentato richiesta di archiviazione alla quale le parti offese si sono opposte perché devono essere approfondite e accertate tutte le responsabilità, anche di chi ha permesso la circolazione di mezzi così pericolosi.

“Un segno di rispetto e un dovere nei confronti della vittima, dei suoi familiari e di tutta la società, che non può tollerare comportamenti che mettono a rischio l’incolumità pubblica”.

 

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