Partite Iva e Covid-19, Rifondazione Comunista chiede al Governo interventi concreti

Partite Iva e Covid-19, Rifondazione Comunista chiede al Governo interventi concreti

PESARO – “Dopo il clima collaborativo di tutti i cittadini italiani nei confronti delle misure adottate dal Governo contro il Covid-19 riscontrato nella prima fase della pandemia, in questi giorni – si legge in un documento diffuso dalla Segreteria provinciale di Pesaro e Urbino del Partito della Rifondazione Comunista – è scoppiata la protesta delle centinaia di migliaia di lavoratori a partita IVA dei settori del turismo, della ristorazione e degli esercenti in generale.

“Sono passati otto mesi dall’inizio della propagazione del nuovo virus e ben poco è stato fatto per risolvere strutturalmente ciò che più provoca disagio e paura: da un lato il servizio sanitario pubblico, di nuovo sotto pressione; dall’altro il fatto che i presìdi e i protocolli adottati nei pubblici esercizi hanno sortito solo l’effetto di un aggravio di spese di gestione delle attività ma non hanno impedito le nuove chiusure, decise in questi giorni.

“È in questo contesto che si è generata la giusta rabbia e la frustrazione di tanti, in cui facilmente però si innesta anche ben altro: anziché chiedere più sanità pubblica per tutti e regole e protocolli chiari, settori della destra fascista istituzionalizzata e non, con l’aiuto più o meno consapevole di negazionisti di varia natura, stanno cercando di prendere il comando della rivolta con l’obiettivo non di chiedere diritti, che dovrebbero essere già costituzionalmente garantiti (il diritto alla salute e al lavoro) ma, come si sente urlare spesso da qualcuno nelle piazze, più “libertà”, cioè libertà di fare come si vuole, non per i diritti civili e sociali ma con la propria attività, nell’accezione più ampia del termine: dalla rivolta fiscale, all’uso disinvolto dei presidi obbligatori, eccetera.

“Noi crediamo – aggiunge la Segreteria provinciale di Pesaro e Urbino del Partito della Rifondazione Comunista – che si possa continuare a lavorare in sicurezza, ce ne siamo resi conto l’estate scorsa, durante la quale i contagi sono stati molto contenuti, principalmente per merito di tutte quelle attività legate al turismo e ai servizi che hanno veramente fatto di tutto per rispettare scrupolosamente i protocolli sanitari. I problemi più grandi ora sono rappresentati dall’adeguatezza del trasporto pubblico per lavoratori e studenti e della tenuta del sistema sanitario.

“Quanto ai cosiddetti “ristori” per le partite IVA, a parte la razionalità molto discutibile delle misure dell’ultimo DCPM riguardo le chiusure dalle 18 in poi, la loro entità non ha tenuto conto di molti parametri: è evidente che nel caso di ristoratori, baristi, pubblici esercizi e strutture ricettive non si è tenuto in alcun conto, per citarne solo uno, dei costi, sempre troppo elevati, per i canoni di locazione dei locali per le piccole e medie attività, insostenibili in questa situazione: il “ristoro” da questo punto di vista dovrebbe includerli, anche imponendo ai locatori una sospensione dei contratti per i periodi di chiusura forzata (priorità ai redditi da lavoro, non alle rendite).

“In ogni caso, per le attività legate al turismo e alla cultura in particolare, è acclarato come la diffusione dei contagi non dipenda dalle attività in sé ma dai comportamenti individuali che, se non corretti e non sanzionati, vengono replicati all’interno del nucleo familiare, nei rapporti sociali in generale ed in qualsiasi altro ambito. Del resto, ci viene frequentemente spiegato, ora è proprio nei nuclei familiari che si sta maggiormente diffondendo il Covid-19 perché è lì che la mascherina ed il distanziamento fisico non hanno applicazione.

“Molti lavoratori, ora anche la gran parte delle partite IVA, sono in grande difficoltà e occorre pretendere regole e protocolli chiari per tutti: i lavoratori hanno dimostrato nella grande maggioranza dei casi responsabilità e serietà. Fra i tanti dati che vengono diffusi ne manca uno fondamentale: la percentuale di contagi avvenuti in ambito familiare, nei posti di lavoro, nella scuola, nei luoghi della cultura, nei pubblici esercizi e nei trasporti; per conoscerle non sarebbe necessario avviare un tracciamento capillare per ogni ambito, ne basterebbe qualche centinaio per campione.

“La regola generale – conclude Rifondazione Comunista – deve essere proprio il rigore e la consapevolezza nell’applicazione delle regole stesse. L’altro criterio generale, a fronte di DCPM che impediscono di fatto la produzione del reddito, deve essere: “se tu mi chiudi, mi paghi”, dove ovviamente il “mi paghi” deve essere riferito unicamente ad un unico dato oggettivo: la denuncia dei redditi dei periodi pre-Covid-19”.

 

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