“Quando avverrà la riconsegna del porto storico di Ancona?”

“Quando avverrà la riconsegna del porto storico di Ancona?”

di FAUSTO PUGNALONI*

ANCONA – Quale può essere il valore in termini socio economici del porto storico di Ancona con le permanenze che ne hanno perpetuato il valore per oltre duemila anni, oggi ?  e il valore dell’intera città allocata di fatto ai bordi ma indissolubilmente legata per costa con il Parco Regionale del Monte Conero, oasi ambientale mediterranea? quanto può valere per la regione Marche e per l’Adriatico intero un riferimento urbano antico, piazza sul mare, biglietto da visita per l’intero paese? Sinora non sembra sia stato facile comprendere che, qualsiasi disegno che si relazionasse  con il recupero urbanistico ambientale dell’area portuale, avesse l’obbligo di una visione coerente con questi presupposti.

La riflessione nasce dalla comunicazione dell’affidamento dei recenti finanziamenti alla cantieristica che, di per sé, non implicano pesanti manomissioni, ma certo anche l’ ampliamento di officine e spazi per la costruzione di navi, la proposta di lavori a ridosso dell’impianto portuale storico, come il prevedibile aumento dei traffici nell’area e nello stesso  bacino, richiamano ancora il tema delle coesistenze errate in questo luogo,  che dovrebbe svolgere invece ruoli di rappresentanza storico sociale in primis.

E’ chiaro che pensare al futuro di un nuovo modello di portualità avrebbe dovuto portare a passi concreti importanti già da essere compiuti  anni addietro. I  problemi che ammantano il porto e l’introduzione invece di saltuarie proposte innovative su aspetti cruciali, hanno generato difficoltà di vivibilità alla città-porto fino a farci porre la domanda “chi se ne va? il porto multiservizi o se ne va la città dei cittadini?”…. E forse posso leggere che la risposta c’è già stata.

Da anni si compiono piccoli passi in tutte le direzioni, di norma uno avanti e uno indietro, per tentare di dare risposte alla situazione, certo complessa e bisognosa anche di sperimentazioni che corrono sui tempi;  il ruolo dei traffici internazionali passeggeri, il trasporto/stoccaggio  delle merci e dei container, lo sviluppo della cantieristica mega yacht, l’esistenza seppur ridotta di una flotta da pesca, la presenza di una grande marina per il diporto tagliato a metà (tra l’altro in un luogo scalognatissimo), l’uso di una base militare, hanno tutti contribuito al degrado ecologico ambientale dell’intera area. Degrado che non potrà che divenire più consistente, risolto l’annoso nodo della uscita infrastrutturale a ovest (o a nord o a sud……), che agirà da contributore di ulteriori gas inquinanti, direttamente e indirettamente. Il problema è che la visione del porto ad Ancona non è mai stata una visione olistica.; forse una volta era stata marittima,  per via della sua origine. Una alternativa per avviare una storia nuova era stata messa sul tappeto, addirittura all’interno dell’Autority; ma qui ad Ancona dai tempi biblici, solo ogni tanto si riparla di PENISOLA o ISOLA A MARE. Da quegli anni in cui nasceva la proposta (venti anni addietro) avremmo potuto almeno avviare un concreto dibattito per un programma in grado di dare risposta a tutte le funzioni utili a liberare questo benedetto porto storico sovraffollato di contraddizioni e riconsegnarlo a chi di dovere, ovvero a noi, i cittadini che lo vogliono vivere, assieme a quelli del mondo che continuano a passare e se ne vanno, ogni volta orripilati dal panorama di barriere, fumi, rotaie, tir, dogane. Alla fine forse resteranno solo quei gabbiani che già occupano la sera,  in un’immagine surreale, i moli di norma vuoti a rappresentare gli abitanti assenti espropriati della riconsegna dei luoghi.

Il metodo dell’elargizione di fondi perorato da parlamentari di turno in realtà prosegue la tradizione dei finanziamenti a pioggia, parzialmente efficaci, perché scollegati da un quadro di priorità attuative messe in campo da chi preposto; il confronto dei benefici delle singole azioni finanziabili finalizzate a soluzioni infrastrutturali idonee, la qualità tout court degli inneschi effettuati, costituiscono il necessario concreto feedback per proseguire un percorso olistico utile. Insomma ogni volta è come se, per citare una storia vera, investissimo sulla ricostruzione urbana di Ancona postbellica, di fatto mai messa in atto appieno, e ci si ritrova con dieci interventi edilizi inadeguati  dal punto di vista qualitativo e urbano sparsi sulla colina del Guasco, senza reale connessione con il tessuto, dentro una programmazione o non  portata a termine o inattuata; interventi incapaci di sanare il deficit di origine,  che era comunque  il recupero del Centro Storico.

Certo un progetto utile deve permettere di affrontare il tema del porto del futuro per le cui operazioni occorrono investimenti e tempi importanti, da un lato, ma dall’altro capire che un progetto di riconsegna dello spazio storico portuale a mare, inteso come il porto romano e vanvitelliano, possa essere un progetto attuabile a breve termine in grado di risolverne il nodo della vivibilità globale….e senza dispendio di grandi energie finanziarie e forse con un ritorno economico impensabile.

E un’area ZIPA ritrasformata, rigenerata e resa spazio civile (non lo è), accogliendo tra l’altro i servizi e gli amplissimi spazi utili agli sbarchi /imbarchi per i ferries e le navi che ai moli sud attraccheranno, potrebbe costituire il ponte necessario alla definizione di quella nuova area interrata a mare in grado di permettere gli sviluppi futuri dell’economia portuale. Ma ai cittadini tutti di qualsiasi origine, deve essere promessa una riconsegna celere di quei monumenti e quei percorsi sull’acqua, caratteri emergenti e distintivi della città porto Ancona, non contrabbandandola con una linea rossa che oggi è limite di demarcazione di una conquista impossibile.

*Architetto

 

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