Trucco: il gioco degli “emigrati di ritorno” nella tradizione della riviera marchigiana

Trucco: il gioco degli “emigrati di ritorno” nella tradizione della riviera marchigiana

ANCONA – Chi ha avuto modo di frequentare la riviera marchigiana tra Porto San Giorgio e Sirolo si sarà senz’altro imbattuto in tavoli frequentati da giocatori di Trucco. Tra forti inviti, fro, quiero e no quiero (termini propri del frasario del “trucador”) diversi comuni marchigiani soprattutto della costa ma anche dell’entroterra (si vedano, solo per citarne alcuni, i casi di Fermo, Montelupone, Staffolo, Santa Maria Nuova e Appignano) sono diventati infatti la patria di questo gioco di carte che racconta la storia degli “emigrati di ritorno”.
Le regole del Trucco (o Truco nella sua declinazione spagnola) sono state infatti importate nelle Marche ed in altre regioni del Belpaese da quegli italiani che tra la fine del XX secolo e i primi decenni del ‘900 fecero rientro in Italia dopo la loro esperienza da emigranti nel Sud America. Questo passatempo molto simile al poker ma giocato con carte spagnole o italiane è infatti molto popolare in Cile, Argentina, Brasile, Venezuela, Uruguay e Paraguay terre storicamente interessate da movimenti migratori dalla nostra Penisola e nei quali gli italiani, oltre a cercare fortuna e nuove opportunità in queste terre scarsamente popolate e bisognose di manodopera, ebbero modo di assorbire la cultura locale imparando così dagli autoctoni anche le regole del Trucco.

Il gioco fu tuttavia inventato in Spagna. Furono infatti i conquistadores a importare il Trucco dal loro Paese d’origine in Sud America e insieme a fucili, sciabole e cannoni i soldati agli ordini dei reali spagnoli che assoggettarono gran parte del Sudamerica dovevano avere nel loro arsenale anche diversi mazzi di carte, a giudicare dalla capillare diffusione del gioco nella parte latina del continente americano.
Il Trucco iniziò a prendere piede nella penisola iberica durante il medioevo e secondo gli storici è il frutto degli scambi culturali intercorsi nei secoli tra i regni spagnoli e i territori moreschi (la radice etimologica della parola Trucco ha infatti origini orientali, da Truk o Truch). Grazie a questa continua interazione la penisola iberica divenne un’importante fucina nel campo dei giochi. Intorno alla seconda metà del XIII secolo il re Alfonso X di Castiglia commissionò infatti la stesura del Libro dei Giochi che oltre ad essere una delle opere più importanti nel campo della storia dei passatempi medievali è anche il primo codice europeo nel quale vennero messe per iscritto le regole dei dadi, degli scacchi e dell’alquerque (gioco simile al backgammon).
In questo antico manuale del Trucco non vi è traccia. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che questo gioco è storicamente ammantato da un velo di segretezza, infatti ad esempio tutt’ora a Murcia, città dall’antichissima tradizione nel Trucco, le regole vengono mantenute segrete e i neofiti sono costretti ad imparare osservando i giocatori più esperti all’opera.

Porto Recanati è uno dei centri marchigiani in cui il Trucco è più diffuso. Ciò è dovuto alle sue strette relazioni con l’Argentina. Nei primi del ‘900 diversi portorecanatesi si imbarcarono verso il Sud America e molti di loro iniziarono a lavorare come agricoltori e pescatori a Mar del Plata, all’epoca soltanto una cittadina costiera della provincia di Buenos Aires. Alcuni di loro si distinsero ed entrarono nei ranghi della classe dirigente rioplatense come Teodoro Bronzini che nella prima metà del XX secolo fu a più riprese sindaco della città argentina o come Attilio Moroni che dalla città costiera argentina diresse per alcuni anni il quotidiano argentino degli expat tricolori la Patria degli italiani. Il legame è così forte che il 3 dicembre del 1993 si è costituito anche un solido gemellaggio tra le due città mentre a Porto Recanati da diversi anni fioriscono gli scambi culturali, politici e imprenditoriali con questa realtà argentina. Intanto sempre a Porto Recanati ma anche negli altri centri del litorale si continua a giocare a Trucco e “l’arte de ser cinico, ladro e cara de pau” (l’arte di esser cinici, ladri e lett. “faccia di pane” ovvero imperscrutabili) continua ad essere praticata dai marchigiani che attraverso questo gioco ricordano i loro legami con il “nuovo mondo” e il loro spirito d’avventura.

 

 

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