“Un grazie infinito agli operatori e dipendenti della Residenza per Anziani Grimani Buttari di Osimo”

“Un grazie infinito agli operatori e dipendenti della Residenza per Anziani Grimani Buttari di Osimo”

Lettera aperta del dottor Antonello Pelati. “Se nella normalità il vostro lavoro è già difficile, con questa emergenza diventa ancora più complesso ed importante”

OSIMO – Il dottor Antonello Pelati ha scritto una lettera aperta a tutti gli operatori e dipendenti della Residenza per Anziani Grimani Buttari di Osimo.

“Grazie.

“Si certo, grazie. Vi dico grazie con tutto il cuore e mando un caloroso ed infinito abbraccio a tutti voi. A voi che vi prendete cura dei nostri genitori, nei nostri nonni che, avviati ormai sulla via del tramonto, questa società del consumo e del benessere pretenderebbe di relegare sempre di più in un angolo perché non più “utili”.

“Eppure sono loro, magari nati durante la Seconda Guerra Mondiale, o poco prima o poco dopo quell’immane tragedia, che hanno patito fame e lutti, che hanno lavorato e costruito con la loro tenacia, forza e intraprendenza, intelligenza proprio quella società del benessere che oggi li rifiuta.

“E noi, figli e nipoti che presi negli ingranaggi di questa macchina perversa del consumismo non abbiamo più modo di accudire chi ci ha cresciuto e ha cresciuto i nostri figli! Chi ha dedicato tutta la propria vita agli altri, improvvisamente diventa di intralcio e allora?

“Che ne sarebbe dei nostri vecchi se non ci fossero persone come voi che se ne prendono cura? Molti dicono: è un mestiere come un altro, ma non è così!

“Occorre avere qualcosa di più, oltre la professionalità. Non si risolve tutto con la somministrazione di una compressa! Un sorriso, una carezza, le parole giuste dette con il tono giusto al momento giusto: queste sono le cose che fanno la differenza!

“Di fronte a voi ci sono persone indifese, spesso impaurite e fragili ma altre volte ci sono uomini e donne dal carattere forte che non ci stanno e che lottano per rimanere aggrappati ad una vita che ormai gli sfugge tra le dita.

“Di fronte a voi ci sono figli, nuore, nipoti che spesso, senza riflettere troppo, commentano, criticano, accusano. Facile alzare la voce e poi tornare a casa.

“E se nella normalità il vostro lavoro è già difficile, con questa emergenza diventa ancora più complesso ed importante. Ogni cosa che accade nella struttura viene amplificata e messa sotto la lente di ingrandimento. A quale pro? Non lo so ma ritengo che voi, come tutti gli operatori della sanità, dobbiate essere difesi, tutelati e ringraziati.

“Io lo faccio con questa lettera e vorrei che tanti messaggi di incoraggiamento e di solidarietà arrivassero a voi come abbracci e carezze virtuali in un momento così difficile”.

 

 

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