Via libera del Consiglio regionale alla nuova legge elettorale delle Marche

Via libera del Consiglio regionale alla nuova legge elettorale delle Marche

I consiglieri di opposizione (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Area popolare) hanno abbandonato l’Aula dopo aver espresso parere favorevole  per l’articolo riguardante la preferenza di genere

ANCONA – Arriva dal Consiglio regionale il via libera per alcune modifiche alla legge elettorale vigente. Il testo unificato, che raccoglie una parte delle proposte di legge presentate in questi mesi, è stato approvato con 21 voti favorevoli.  I consiglieri di opposizione (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Area popolare) hanno abbandonato l’Aula dopo aver espresso parere favorevole  per l’articolo riguardante la preferenza di genere, che ha ottenuto 28 voti.

Nello specifico le modifiche riguardano l’introduzione della stessa preferenza di genere; il premio di maggioranza (con una soglia al 40%  che porterà all’attribuzione di 18 seggi, mentre saranno 19 per risultati pari o superiori al 43%);  l’incompatibilità tra l’esercizio delle funzioni di assessore  e quelle di consigliere (sospensione per tutta la durata dell’eventuale incarico) che ha determinato anche una necessaria revisione dello Statuto regionale; nuove modalità per la raccolta delle firme relativa alla presentazione delle liste elettorali e per gli orari degli uffici competenti.

Soddisfazione da parte del presidente Antonio Mastrovincenzo in primo luogo per l’introduzione della doppia preferenza di genere che “già dal 2015 è stata posta al centro dell’attenzione dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali, con l’approvazione di specifici ordini del giorno. Oggi andiamo ad adeguare la nostra normativa a quella nazionale del 2016 nella piena convinzione che quello della parità di genere debba essere  adottato come  criterio imprescindibile nelle indicazioni per la formazione degli organi rappresentativi, nella produzione legislativa, nell’orientamento delle risorse  e nella selezione degli interventi”.

Per quanto riguarda le altre modifiche alla legge elettorale, Mastrovincenzo non manca di evidenziare come si sia  riusciti “a raggiungere un risultato finale soddisfacente, operando una sintesi oculata delle diverse proposte presenti sul tavolo”.

«Maggiore legittimazione della coalizione vincente, maggiore trasparenza nelle alleanze, tutela della parità di genere e soprattutto piena corrispondenza con la volontà dell’elettorato». Elenca i punti di forza e gli obiettivi della riforma elettorale il consigliere regionale Francesco Giacinti (Pd), Presidente della commissione affari istituzionali e relatore della proposta approvata che aggiorna la legge elettorale del 2004. La riforma introduce la doppia preferenza di genere, l’incompatibilità tra le funzioni di assessore e consigliere – per la quale sarà necessario un aggiornamento dello Statuto – , la soglia minima del 40% per il premio di maggioranza alla coalizione vincente (oggi è al 34%), l’esenzione dall’obbligo di sottoscrizione delle liste per le forze politiche già rappresentate in Consiglio regionale, nel Parlamento italiano o in quello europeo, e infine nuovi orari di apertura degli uffici comunali per la raccolta delle firme. Alla «soddisfazione personale per aver rispettato i tempi, onorando l’impegno preso pubblicamente nella seduta del 26 marzo sulla doppia preferenza di genere», Giacinti aggiunge la convinzione «di aver adeguato, senza stravolgimenti, la legge di quindici anni fa, prendendo atto di un contesto politico radicalmente modificato e non più bipolare».

Sottolinea che lo scaglione del 40% al quale corrispondono 18 seggi era già presente nella vecchia legge: «Non è una novità, è la fotografia esatta di questa Assemblea legislativa alla data della prima seduta, il 22 giugno del 2015, e si allinea alla sentenza della Corte costituzionale del 2017 sull’Italicum».

«La soglia più alta – aggiunge – rafforza la legittimazione della coalizione vincente e accresce anche la rappresentatività dell’elettorato. E’ una sorta di ‘stop’ alle eccessive spinte proporzionali che poco si conciliano con la ratio dell’elezione diretta del Presidente e induce a formare coalizioni prima del voto che tendano quanto meno a centrare l’obiettivo del 40%, di fatto una preliminare richiesta di trasparenza alle forze politiche, per provare a ridurre lo scollamento, la frattura tra base elettorale e rappresentanti politici. In questo momento storico credo sia un tentativo decisamente apprezzabile».

Infine Giacinti conclude con una considerazione politica per smentire il giudizio di ‘legge su misura’: «Approvare la legge elettorale prima delle elezioni in Umbria, scadenza al centro dell’attenzione di tutti perché individuata come prova significativa di un nuovo esperimento politico, attribuisce ancora più valore alle motivazioni che hanno ispirato la riforma».

Tutti i consiglieri regionali di centrodestra Zaffiri, Malaigia, Zura Puntaroni (Lega), Carloni (Marche2020-AP), Marcozzi e Celani (Forza Italia), Leonardi (Fratelli d’Italia) hanno abbandonato per protesta il consiglio regionale dopo aver votato la doppia preferenza di genere.

In una nota congiunta i consiglieri regionali spiegano le ragioni di tale gesto.

“Abbiamo votato la doppia preferenza di genere, rispettando con coerenza gli impegni assunti nei confronti dei cittadini marchigiani, ma siamo usciti dall’aula del consiglio regionale per protestare contro una modifica della legge elettorale sbagliata, fatta solo per favorire l’inciucio in atto tra PD – M5S fatto senza alcuna trasparenza, che aumenterà i costi della politica di 600.000 euro ogni anno”.

“I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno dimostrato la loro incoerenza, smentendo quanto fatto in questi anni. I pentastellati per anni hanno fatto a tutti la morale, predicando l’importanza dei tagli ai costi della politica, ed oggi, solo per favorire l’accordo con il PD, hanno votato una legge che aumenta il numero delle poltrone e i costi di ben 600.000 euro l’anno. Una scelta sconcertante ed incoerente con quanto predicato fino ad oggi che evidenzia solo la voglia di spartizione delle poltrone con il Partito Democratico”

“Il Centrodestra, coerentemente con gli impegni presi con i cittadini marchigiani ha votato la doppia preferenza di genere, ritenendo giusto allineare la legge elettorale regionale delle Marche alla legge nazionale favorendo così la giusta rappresentanza di genere. Il Pd, al contrario, ha strumentalizzato la doppia preferenza di genere, che non ha mai davvero voluto, solo come scusa per modificare la legge elettorale a proprio uso e consumo”.

“Sono favorevole all’introduzione della doppia preferenza di genere, ma contrario sia alla modifica della legge elettorale, sia alla modifica dello statuto. Ho proposto un referendum abrogativo per cancellare una norma sbagliata, fatta solo per favorire un accordo Pd-5Stelle, che aumenta i costi della politica e le poltrone da spartire” ha detto Mirco Carloni in aula durante la discussione odierna in consiglio regionale sulla modifica della legge elettorale.

“Voglio ribadire, come già fatto in commissione, che è auspicabile l’introduzione della doppia preferenza per favorire l’elettività di entrambi i generi. Mentre parliamo della doppia preferenza, le statistiche dimostrano come nelle Marche l’età media delle madri al parto è più alta che nel resto d’Italia e le nuove nascite vengono in gran parte compromesse dalle possibilità economiche delle giovani coppie e dai problemi di gestione dei figli da parte dei genitori che, per precarietà finanziaria e per estrema flessibilità oraria, si trovano sempre a dove scegliere: famiglia o carriera, vita sociale, partecipazione alla politica o altro. Occorre favorire le pari opportunità e rimuovere gli ostacoli sociali che impediscono la piena realizzazione alla pari condizione tra uomo e donna e su questo punto la Regione Marche può e deve fare ancora tanto. Ritengo che ci siano da dare risposte alle donne e agli uomini di questa comunità, molto più coerenti con la vita reale che con il numero di assessori esterni o della soglia del premio di maggioranza”.

“Quello che non ci aspettavamo è che il Partito Democratico utilizzasse questo tema condiviso da tutti, sfruttando la volontà di mettere mano alla modifica della legge elettorale, per inserire più assessori esterni e, soprattutto, l’aumento della percentuale per ottenere il premio di maggioranza. Non ci aspettavamo questa scelta di cattivo gusto con una norma che introduce l’incompatibilità tra assessore e consigliere, togliendo il limite di 3 assessori esterni. Così si apre la strada per aumentare le “poltrone”, infatti potranno arrivare anche altri assessori esterni con un aumento del numero di consiglieri e di costi già stimato in 620.000 euro all’anno”.

“Sono contrario – conclude Carloni – alla modifica dello Statuto regionale e per questa ragione ho proposto all’aula e ai colleghi consiglieri, “ai sensi dell’articolo 123 della Costituzione, di firmare immediatamente la richiesta di referendum per abrogare questa norma statutaria ed utilizzare tutte le prerogative affinché questa occasione non diventi uno spreco di risorse pubbliche per facilitare gli accordi politici”.

 

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