Troppi esuberi dopo l’accordo Conad-Auchan: scatta la protesta dei lavoratori

Troppi esuberi dopo l’accordo Conad-Auchan: scatta la protesta dei lavoratori

ANCONA – I lavoratori di Auchan-Sma si sono ritrovati questa mattina davanti all’ipermercato di Ancona per manifestare la loro preoccupazione per il futuro, dopo l’acquisizione, da parte di Conad sancita con il closing finanziario del 31 luglio scorso. Alla manifestazione hanno preso parte oltre 300 persone, in rappresentanza degli ipermercati delle Marche.

Una protesta complessa, considerato che, in tutta Italia, ci sono ben 3.105 esuberi sui 16.000 lavoratori ex Auchan e Sma dopo l’acquisizione da parte del gruppo Conad.

Il «piano di solidarietà occupazionale» messo a punto da Conad prevede, si legge nella nota della cooperativa di imprenditori al dettaglio, il ricorso a ricollocazioni nella sua rete, ricollocazioni presso reti commerciali di terzi, ricollocazioni presso i fornitori e outplacement (ricollocazione professionale). Tra gli strumenti che verranno utilizzati figurano la mobilità incentivata, il ricorso a misure di sostegno al reddito come la Cigs, la salvaguardia del lavoro in cambio di flessibilità e l’avviamento all’imprenditorialità, come soci imprenditori nel sistema Conad.

Sempre questa mattina, a Roma, si è svolto al Ministero dello sviluppo economico il tavolo di monitoraggio sul processo di acquisizione di Auchan Retail Italia da parte di Conad. Al tavolo, presieduto dalla Sottosegretaria Alessandra Todde e dal Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial, hanno partecipato i rappresentanti dell’azienda, della Regione Lombardia e delle sigle sindacali.

Durante la riunione l’azienda ha presentato le linee guida e il cronoprogramma del piano industriale, che darebbe luogo ad una ristrutturazione della rete aziendale con priorità assoluta all’incremento delle vendite, alla sistemazione della rete dei franchising, ad una nuova politica dei prezzi e alla razionalizzazione dei processi interni.

L’azienda ha, inoltre, informato che l’operazione avverrà all’insegna della continuità aziendale e della salvaguardia degli attuali livelli occupazionali. A tal fine, ha reso noto che i punti vendita oggetto di tale passaggio saranno denominati “Margherita Distribuzione S.p.A.”, con rilancio del made in Italy attraverso la vendita di prodotti locali. Relativamente ai tempi, l’azienda ha stimato che l’intera operazione si concluderà entro il 31 dicembre 2020.

“Il perimetro e i numeri devono essere verificati, c’è quindi bisogno di un lavoro di approfondimento. E’ necessaria un’interlocuzione a tutti i livelli, da quelli regionali a quelli nazionali, che venga portata avanti attraverso il confronto e la dialettica. L’impatto territoriale è una cosa fondamentale, bisognerà quindi approfondire queste tematiche ad un tavolo con le Regioni”. – ha dichiarato la Sottosegretaria Todde.

Gli eventuali esuberi saranno gestiti attraverso gli strumenti del pensionamento e prepensionamento, ricollocazione in Conad, cassa integrazione straordinaria, incentivo alla mobilità e accordi o formule con flessibilità per la salvaguardia occupazionale.

E sempre oggi c’è da registrare una nota del Partito Comunista Italiano, sezione di Fano con la quale si “esprime grande preoccupazione per l’acquisizione da parte di Conad del gruppo francese Auchan, che nasconde interrogativi gravi per l’occupazione di migliaia di lavoratori, dipendenti diretti e/o autonomi, e per le sorti di decine di piccole o medie imprese. Dietro la propaganda “sovranista” di coloro che plaudono per aver “cacciato” gli “odiati” francesi dal “suolo” italiano, si cela un’imponente operazione finanziaria (si parla di un miliardo di euro pagati ad Auchan) che di “commerciale” ha poco o nulla! Ha invece, molto di speculazione, soprattutto immobiliare. I sindacati di settore per ora sono gli unici a lottare, a tenere “viva” la questione, ma con il rischio di essere una voce nel deserto.

“Eppure – si legge sempre nel documento del Pci di Fano – le conseguenze sono già evidenti sulla carne viva dei lavoratori Auchan dei punti vendita già diventati Conad (Fabriano, Jesi,Chiaravalle, Osimo magazzino, ecc) e presto lo saranno anche nella nostra provincia con il cambio di insegna previsto per Febbraio 2020 al Fano Center. I sindacati chiedono alla società tra Conad (51%) e il socio italiano al 49%, finanziere che lavora con soldi di fondi lussemburghesi, di essere messi a conoscenza del “Piano Industriale” collegato all’acquisizione. Sforzo vano: non esiste un “piano industriale” perché l’interesse è quasi esclusivamente legato all’acquisizione di un vastissimo e pregiatissimo patrimonio immobiliare fatto di Centri Commerciali e negozi di mezza Italia: l’odore di speculazione immobiliare è fortissimo.

“A dimostrarlo – prosegue la nota – c’è il “disinteresse” di Conad per i 1200, circa, punti vendita medio/piccoli in franchising. Portati a termine i contratti in essere, tali negozi verranno lasciati al loro destino mentre solo quelli “appetibili”, in genere Iper che vanno bene, saranno mantenuti. D’altra parte Conad, soprattutto nel centro/nord, è capillarmente diffuso e quindi non vi è interesse commerciale per un ampliamento della rete. Rimane l’obiettivo finanziario. La conferma ulteriore dell’abbandono al loro destino di decine di piccoli e medi commercianti, sta nel fatto di approvvigionamento difficile di merci ai punti vendita. Perché? Semplice: la società creata da Conad per gestire l’interregno non paga i fornitori!

“Abbiamo notizia di una riunione, tenutasi a Milano recentemente, nella quale ai fornitori “creditori” è stato proposto un “accordo” per una soddisfazione dei loro crediti con decurtazione del 20%! Pare che abbiano giustificato tale proposta, con motivi “etici”(sic!). In sostanza: “siccome abbiamo acquisito un debito da Auchan che si è rivelato superiore a quanto previsto ( 1200 milioni di euro contro 800 milioni di euro), per salvaguardare l’occupazione, dobbiamo scaricarlo in parte su di voi!” E i dipendenti delle aziende fornitrici, i loro venditori, i trasportatori, le stesse piccole e medie aziende fornitrici, chi le salvaguarda?

“Detto questo – afferma sempre la sezione di Fano del Partito Comunista Italiano – rimangono aperte alcune questioni: cosa dicono di questa situazione le forze politiche, le istituzioni, gli Enti locali, in primis l’Amministrazione comunale di Fano, la Provincia di Pesaro-Urbino e la Regione Marche? Siamo sicuri che debba essere solo il sindacato ad affrontarle? L’opinione pubblica deve o no essere coinvolta?

“In conclusione, è inevitabile – si legge sempre nel documento del Pci di Fano – un’amara considerazione: CONAD (Consorzio Nazionale Dettaglianti) nacque a Bologna il 13/5/1962, costituitosi nella sede della Confesercenti. Nasceva come un tentativo di associare i piccoli e medi imprenditori del commercio per difendersi dalla protervia e dal potere della Grande distribuzione organizzata, capitalista e liberista. Nasceva nell’idea di una grande alleanza anticapitalistica tra operai, contadini e ceti medi produttivi. Fu aiutata attraverso leggi, vantaggi fiscali dalla politica della sinistra e soprattutto del Grande PCI. Ora siamo giunti a questo: una vera eterogenesi dei fini!”

 

 

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