L’anno pastorale dell’Arcidiocesi di Pesaro aperto dal convegno diocesano

L’anno pastorale dell’Arcidiocesi di Pesaro aperto dal convegno diocesano

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Il convegno diocesano dal titolo Chiesa di Pesaro: Sinodalità ed Esodalità, svoltosi nella sala del teatro Sperimentale di Pesaro gremito di persone. Presenti l’arcivescovo Metropolita di Pesaro mons.Piero Coccia e il prof.Andrea Riccardi che ha tenuto la lectio magistralis sul significato di Sinodalità ed Esodalità nella chiesa di Pesaro, due temi costanti del magistero di Papa Francesco, che recentemente il prof.Riccardi ha ripreso anche in un’intervista allo stesso Pontefice sulla rivista Famiglia Cristiana. La lectio di Riccardi è stata suddivisa in sei capitoli: il primo è quello della missione del Vescovo, riconosciuto nel mondo cattolico insieme al nome del Papa.

Da qui il primo aspetto quello di uscire dal nostro egocentrismo e porsi in comunione con il Papa e il Vescovo, in un aspetto di esodalità. uscendo fuori in mezzo alla gente. Anche a Pesaro, città di provincia ha effetto la globalizzazione, un processo che è andato avanti in 40 anni. In particolare oggi i giovani sono cambiati con l’uso costante dello smartphone e i rapporti e i legami che si sono dissolti. Ma tutto ciò investe anche la politica e la stessa chiesa si ammala di individualismo. Siamo nella società dell’Io, io, io direbbe lo scrittore Sebastiano Vassallo. In questo contesto la Chiesa che è una strana cosa si pone anche in controcorrente.

I due grandi pensatori dell’Occidente, papa Francesco e il filosofo Baumann, evidenziano le minacce derivanti dall’individualismo, pur provenendo Francesco dal cattolicesimo e il filosofo polacco da un popolarismo miscredente.

Nel secondo capitolo Riccardi ha evidenziato la chiesa come popolo in un mondo di individui. La chiesa cattolica si basa sulla fisicità e non dal virtuale che è usato dai fondamentalisti islamici. A tal proposito il prof. Riccardi ha citato l’enciclica Lumen gentium, indirizzata al popolo.

Il terzo capitolo è stato dedicato alla Sinodalità. Io ha sottolineato Riccardi, ho avuto un rapporto difficile con i sinodi, perché ho visto più rumori che crescita. E sono più convinto che non vi è sinodalità se non si cammina con la chiesa in uscita. La sindoalità è la capacità di discutere e di leggere i segni dei tempi.

Oggi cìoè necessità di discutere di più nella chiesa. La Sinodalità significa apertura alla soluzione migliore. Il popolo di Dio è in noi dal basso verso l’alto. Nei secoli la Chiesa è stata troppo verticistica e il clericalismo non è solo un problema dei chierici ma paradossalmente è un problema dei laici. In questo momento siamo ad un punto di svolta nella chiesa di Pesaro che ha soli 34 preti.

Non è un paradosso che una struttura clericale abbia una crisi vocazionale? Apparentemente si, ma in realtà la chiesa va avanti con la fiducia del Signore come popolo. Per cui nel quarto capitolo Riccardi ha evidenziato la visione profetica della Chiesa che è viva. Ma nella realtà pesarese come nelle Marche ed in Italia il declino ha preso piede dal 2015, creando disorientamento nel mondo globale.

La chiesa è l’unica ancora di salvezza per la società e noi dobbiamo acquistare una visione profetica di città, la Gerusalemme città della pace. Occorre diventare utopisti come papa Francesco, sognare una città nuova. Da qui nel quinto capitolo il passaggio verso l’esodalità, un primo esodo contro il narcisismo e la necessità d uscire da se stessi e rendere felici gli altri. Infine nel sesto capitolo Riccardi ha sviluppato il tema di missione. Una chiesa esodale e sinodale sta nella strada, unico orientamento verso la città celeste.

Oggi purtroppo nella nostra società non vi è più cultura, anzi domina la cultura dell’odio. Per Pesaro, e questa è stata l’ultima riflessione di Riccardi, la Chiesa è una necessità ed è una benedizione per la città.

Il secondo momento significativo di questo avvio del nuovo anno pastorale è la festa del Santo patrono di Pesaro, San Terenzio che cade il 24 settembre. L’Arcivescovo di Pesaro mons. Piero Coccia ha individuato nella festa del patrono un’eredità che non si vuole dimenticare, in quanto rappresenta un punto di convergenza tra la comunità cristiana e la comunità civile, chiamate entrambe a dialogare e a collaborare per la costruzione del bene comune.

 

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