Semiramide mette d’accordo il pubblico del Rof: tanti consensi per regia e musica

Semiramide mette d’accordo il pubblico del Rof: tanti consensi per regia e musica

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Nella storia della musica, vi sono stati molti esempi, di discontinuità nei giudizi sulla rappresentazione di un’opera teatrale, con motivazioni diverse, pensiamo al Barbiere di Siviglia, stroncato alla prima al teatro Argentina dalla fronda di Paisiello, e poi osannato ed oggi considerata l’opera più conosciuta di Rossini. Ma per avvicinarci ai nostri giorni, alla Sagra della Primavera di Stravinskji, che creò uno scandalo alla prima parigina, e poi è divenuta una delle composizioni per ballo, più acclamate e innovative.

Il caso di Semiramide presentato in questi giorni a Pesaro, nel cartellone del Rof, potrebbe rientrare in questi canoni, in cui il gusto del pubblico, che fin dalle origini si è diviso in tradizionalista e progressista, come nelle democrazie anglosassoni, ha fatto sentire anche questa volta la sua voce, arricchita anche da giudizio di critici musicali.

In realtà Semiramide diretta da Graham Vick, ha avuto un merito, al di là,che abbia scardinato certe figure presenti nel libretto di Gaetano Rossi, come il cattivo Assur,divenuto vittima psicologica di un intreccio psiconalitico, di avere creato un nuovo genere teatrale dell’opera lirica, quella simbolica. Vick ci ha abituato per tanti anni, a messe in scena ideologiche, con tanto di bandiere rosse e cartelli di protesta.

Questa volta vi è stato un ripiegamento interiore nei personaggi, in particolare focalizzandosi sul tema dell’infanticidio, di freudiana memoria, e spostando l’attenzione sulla figura di Arsace, interpretato volutamente dalla Abrahamyan, che non solo ha accentuato la sensibilità, che è tutta femminile, del dramma morte del figlio, suo salvataggio, incontro con la madre Semiramide e uccisione della stessa; ma soprattutto ha esaltato una bel canto in un ruolo rossiniano, che ci porta lontano alla grande interpretazione di Tancredi da parte della Valentini Terrani.

Tutti gli altri personaggi, gravitano intorno ad Arsace bambino, i giochi, l’orsacchiotto, il lettino, temi che penso possano piacere da un punto di vista scenico, ad un bravo psicoanalista che è Massimo Recalcati.

Dicevamo del cast vocale, molto buono , ad iniziare da una moderna Semiramide in pantaloni e gonna, interpretata da Salome Jicia, il  povero,da un punto di vista della vetustà regale e aristocratica, a cui ci aveva abituato la magistrale interpretazione di Michele Pertusi, ma bravo e coraggioso Nabuel di Pierro e il convincente e mitologico Idreno, interpretato da Antonino Siragusa. Ottima la direzione d’orchestra del maestro Michele Mariotti, che ama profondamente la partitura di Semiramide, della brava Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e del coro del teatro Ventidio Basso. Concludendo una convincente Semiramide, dove la regia e le scene psiconalitiche non disturbano la musica.

 

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