Il musicologo Marco Beghelli introduce all’ascolto de L’equivoco Stravagante di Rossini, terza opera del Rof 2019

Il musicologo Marco Beghelli introduce all’ascolto de L’equivoco Stravagante di Rossini, terza opera del Rof 2019

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Presentata nella sala della Repubblica del Teatro Rossini di Pesaro, la terza opera in programma del Rossini Opera Festival 2019. Si tratta de L’equivoco stravagante, dramma giocoso in due atti di Gaetano Gasbarri su musica di Gioachino Rossini. Fra i relatori della presentazione, il musicologo Marco Beghelli che insieme a Stefano Piana, ha curato l’edizione critica della Fondazione Rossini. Una nuova produzione che verrà proposta per la prima rappresentazione martedì 13 agosto alle ore 20,00 al Vitrifrigo Arena, sotto la direzione d’orchestra del maestro Carlo Rizzi e la regia di Moshe Leiner e Patrice Caurier.

Un dato importante da sottolineare la collaborazione anche quest’anno dell’Orchestra Sinfonia nazionale della Rai con il Rof per Semiramide e L’equivoco stravagante. Parlare di questo dramma giocoso, significa innanzitutto parlare del rapporto di Rossini con Bologna. Una città questa dove Gioachino ha studiato musica, dove si è formato artisticamente, dove ha posto per anni la sua residenza in varie case della città, dove si è sposato per ben due volte con Isabella Colbran e poi con Olympe Pelissier, dove ha diretto lo stesso Liceo Filarmonico, che lo aveva visto allievo.

E dove ha voluto seppellire i famigliari più stretti ( i genitori, la Colbran). Eppure, ha sottolineato il musicologo Marco Beghelli, a Bologna non è legata nessuna importate prima operistica, nemmeno per Rossini, che stava diventando una star, conteso nei teatri più importanti d’Europa, Napoli, Milano, Vienna e Parigi, senza togliere il prestigio di Venezie e Roma. E’ vero che a Bologna nacquero Demetrio e Polibio, Adina e Semiramide, ma solo L’equivoco stravagante, fu espressamente destinata alla città, precisamente il 26 ottobre 1811 al teatro del Corso.

L’equivoco, sarà la prima di grandi opere buffe, che si succederanno in sei anni, da La pietra di paragone fino a la Cenerentola. Ma non si può parlare de L’equivoco stravagante senza recuperare la figura del librettista, quel Gaetano Gasbarri, che grazie alla Fondazione Rossini, è stato rispolverato. Un librettista, le cui origini sono nell’area napoletana, che abbandonerà nel 1799 per approdare a Firenze. Inizia una collaborazione con i teatri di Bologna, dove nascono anche gli screzi, fra cui quelli legati al libretto dell’Equivoco.

Un libretto spudorato, ingegnoso ed esilarante, ripreso a più mani, con contenuti che dall’ambiguità giungevano all’erotismo. Ciò che ci resta è un libretto fra i più fantasiosi e singolari sul piano linguistico. I continui doppi sensi, o del non senso ripresi nelle sceneggiature cinematografiche di Totò, non vengono più imputati come responsabili del fallimento della prima opera vera opera buffa rossiniana, ma divengono in una interpretazione moderna, elemento stimolante dell’opera. Da un punto di vista musicale, già si nota la fretta compositiva di Rossini e l’affidamento dei recitativi secchi dell’opera ad altri compositori, come fece in seguito per opere più importanti. Il giudizio sulla musica di Rossini fu condizionata dagli incidenti legati al libretto, benchè non vi mancasse di evidenziare i pregi oggettivi della partitura.

E Marco Beghelli sottolinea: “L’ascoltatore moderno sente tuttavia in quella musica qualcosa di più che un semplice riassunto degli stili dell’epoca. Nell’Equivoco udiamo già quell’invenzione melodica, quel ritmo indiavolato, quell’elettricità musicale, tipiche della musica rossiniana. Ancora manca la squadratura o meglio la definizione formale di Semiramide, la sua sublimazione ultima”.

 

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.altrogiornalemarche.it