Anche l’ambasciatore francese in Italia ha reso omaggio a Rossini e al Rof

Anche l’ambasciatore francese in Italia ha reso omaggio a Rossini e al Rof

Christian Masset è intervenuto a Pesaro all’inaugurazione della mostra su La donna del Lago a casa Rossini

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Una inaugurazione della mostra su La donna del Lago, l’opera del periodo napoletano di Rossini, all’insegna della presenza di grandi personalità delle istituzioni e della cultura . Infatti oltre al sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, il presidente del del Rof nonché assessore alla Bellezza del comune di Pesaro, Daniele Vimini,  il vice presidente della Fondazione Rossini, Katia Amati, insieme ad importanti ricercatori della stessa, la frequentatissima Casa Rossini ha ospitato l’Ambasciatore francese in Italia, Christian Masset e il primo consigliere culturale dell’Ambasciata in Italia in Francia, Ugo Ciarlatani.

Una presenza di queste due ultime personalità che oltre a rendere omaggio a Gioachino Rossini compositore pesarese che visse a lungo in Francia e vi morì, indica una sorta di solidarietà culturale nei confronti del Rossini Opera Festival. E non potevano mancare i due curatori della mostra Sergio Ragni, il maggior collezionista di cimeli e opere rossiniane e il musicologo Luigi Coro e il neo presidente del Conservatorio Rossini, Salvatore Giordano.

Ed è stato lo stesso Sergio Ragni ad illustrare la bella mostra che riassume la storia a 200 anni, dalla realizzazione de La donna del lago. Un capolavoro del periodo napoletano di Rossini, rappresentata al teatro San Carlo, in quello che ancora si poteva definire il periodo della giovinezza del Cigno di Pesaro. Il periodo napoletano, ha sottolineato Ragni, è stato il periodo più prolifico per Rossini, dove compose opere che ebbero come soggetti la Bibbia, il Mosè, il Tasso con Armida. Otello da Shakespeare. In sostanza Rossini diede vita al genere dell’opera seria, che influenzerà tutti i compositori dopo di lui, compreso Giuseppe Verdi. Il collegamento con la Francia è naturale, perchè Rossini divenne un compositore europeo e contribuì ad un confronto fra le produzioni italiane e quelle francesi.

LA STORIA

La donna del lago opera lirica di Rossini su libretto di Andrea Leone Tottola, presenta un soggetto che deriva dal poema La donna del Lago di Walter Scott, 1810. La prima rappresentazione dell’opera avvenne al teatro San Carlo di Napoli l 24 ottobre 1819. Dopo un lungo periodo di oblio l’opera ritornò sulle scene nel 1958 a Firenze nel teatro della Pergola sotto la direzione di Tullio Serafin.

Con la Renaissance rossiniana dovuta al Rof, la prima rappresentazione secondo l’edizione critica avvenne nel 1981 a Pesaro, diretta da Maurizio Pollini con Lella Cuberli. Vi sono state famose interpretazioni nei vari ruoli dell’opera: Elena è stata interpretata da Montserrat Caballè, Katia Ricciarelli, Cecilia Gasdia, June Anderson, Mariella Devia e Joyce DiDonato. Malcom da Marilyn Horne, Lucia Valentini Terrani e Daniela Barcellona. Mentre Rockwell Blake e Juan Diego Florez nel ruolo di Giacomo Umberto e Chris Meritt, Gregory Kunde e John Osborn nel ruolo complesso di Rodrigo. Si vedrà facilmente come i più grandi protagonisti degli ultimi anni della lirica internazionale, hanno interpretato i ruoli nella Donna del Lago, un’opera, come ha scritto il musicologo Emilio Scala, che interessò fortemente Giacomo Leopardi che a Roma al teatro Argentina, vide appunto la Donna del Lago, e scrisse il giorno dopo al fratello Carlo : “ho assistito alla Donna del Lago, la qual musica eseguita da voci sorprendenti, è una cosa stupenda, e potrei piangere anche io,come fai tu per le pagine di Cenerentola, se il dono delle lagrime non mi fosse stata sospesa”. Un’opera che si rifà ad un romanzo storico, in particolare l’ambientazione e il recupero di una tradizione ossimerica che in parte travolgerà la musica di Rossini.

Ed è proprio Stendhal a scrivere nella sua celebre Vita di Rossini che La donna del Lago è un’opera epica più che drammatica. La donna del Lago adotta un unico finale in Mi bemolle magg., rispetto ad altre opere come Tancredi, Semiramide, Cenerentola, il Barbiere. Una caratteristica nell’opera fin dall’inizio è la presenza della banda sul palco, non solo per una funzione paesaggistica, ma soprattutto come mezzo architettonico e strutturale per recuperare musicalmente l’actio scenica. E terminiamo con un interrogativo che non è una provocazione: Non vi è forse una analogia all’inizio dell’opera, fra la fanfara dei cacciatori e i rulli di tamburo militare che aprono la sinfonia di Gazza ladra?

 

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