A tre anni dal terremoto niente è cambiato: nelle Marche ricostruzione ancora troppo lenta

A tre anni dal terremoto niente è cambiato: nelle Marche ricostruzione ancora troppo lenta

Alle 3.36 del 24 agosto del 2016 una forte scossa di terremoto ha devastato i territori interni di Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio. Un terremoto disastroso, di magnitudo 6.0, con epicentro la valle del Tronto, tra i comuni di Arquata del Tronto (in provincia di Ascoli Piceno) ed Accumoli (in provincia di Rieti). Terrificante il bilancio: 299 morti, 365 feriti e decine di migliaia di sfollati.

I paesi più colpiti sono stati Amatrice nel Lazio (237 morti), Arquata del Tronto nelle Marche (51 morti) e Accumoli nel Lazio (11 morti).

Centro Italia nuovamente colpito dal sisma, due mesi dopo, il 30 ottobre, con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci, in provincia di Perugia. Questa seconda volta, però, non ci sono state vittime, ma il terremoto (scossa di magnitudo 6.5) ha distrutto tante case e tanti monumenti.

A distanza di tre anni, nonostante le promesse (tante, forse troppe) i piccoli Comuni del Centro Italia attendono ancora una ricostruzione che tarda a decollare.

E l’amarezza della gente è espressa oggi dal vescovo di Ascoli, monsignor Giovanni D’Ercole: “Questo terzo anniversario mi sembra caratterizzato da tre aspetti. Sempre meno fiducia, dunque esiste il rischio che si perda. Sempre meno attenzione e il rischio è dimenticarsi del Centro Italia. Infine chiedo, il futuro dove sta? Perché sembra non si stia costruendo”.

“Tutti sanno – ha sempre affermato oggi, a tre anni dal terremoto, il vescovo di Ascoli – che siamo praticamente quasi fermi per tante ragioni che non vanno tutte addebitate alla politica”. Per monsignor Giovanni D’Ercole le difficoltà “ci sono e concrete”, e per questo è sufficiente dare “uno sguardo a questi territori per rendersi conto che ricostruire richiede tantissima fatica e un grandissimo investimento in termini anche economici”. E se a tutto questo “si aggiunge una certa lentezza burocratica, è chiaro quel che accade”, ha poi aggiunto il vescovo di Ascoli.

 

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