Il Macerata Opera Festival punta quest’anno sul rosso, il colore della passione

Il Macerata Opera Festival punta quest’anno sul rosso, il colore della passione

di MARTA FOSSA e PAOLO MONTANARI

MACERATA – Il Macerata Opera Festival quest’anno punta sul colore rosso, ovvero la passione. Infatti le tre opere in cartellone, Carmen di Bizet, Macbeth e Rigoletto di Verdi, hanno in comune i sentimenti della passione vista da angolature diverse.

In particolare il Macbeth, dramma in 4 atti su libretto di Francesco Maria Piave, dall’omonima tragedia di Shakespeare, è l’opera che maggiormente ha convinto la critica e il pubblico di Macerata.

La regia di Emma Dante, che già ci ha abituato a tante emozioni, è stata, per l’opera verdiana, un autentico capolavoro di messa in scena, infatti la presenza del coro suddiviso anche in sottosezioni che si rifanno alla tragedia greca, l’aspetto coreografico con cancelli che si aprono e si chiudono, la processione con il corpo morto del re che diventa un autentico crocefisso, con lo stesso emblema della croce illuminata sullo sfondo, sono, insieme ad una processione surrealistica fin troppo eccessiva di vare bianche, momenti di emozione profonda che si coniugano perfettamente con l’interpretazione del buon cast vocale dell’opera stessa.

In particolare va sottolineata la magistrale figura canora e interpretativa di Lady Macbeth, del soprano Saioa Hernandez, del convincente Malcom di Matthew Ryan Vickers, di Banco interpretato da Alex Esposito e un credibile Macbeth di Roberto Frontali. Molto buona la prestazione del Coro Lirico marchigiano Vincenzo Bellini e dell’Orchestra Regionale delle Marche diretta da Francesco Ivan Ciampa. L’opera Macbeth nacque nel 1847 per il Teatro alla Pergola di Firenze e Verdi fu subito convinto della bontà di questo progetto perché considerò questo soggetto fantastico, carico di magia e mistero, seguendo un filone nero allora molto in voga in Italia ma mai arricchito fino in fondo.

Chi è Macbeth? In realtà lo si può riscontrare anche nell’uomo contemporaneo, nelle sue manie di grandezza, nella sete di potere incondizionato, nelle contraddizioni. L’opera di Verdi è certamente l’esempio migliore della modernità dell’opera lirica perché negli anni è sempre stata adattata operisticamente alla tradizione shakespeariana del dramma. Nella regia di Emma Dante, che rimarrà nella storia dell’opera lirica degli ultimi tempi, ritroviamo queste soluzioni: il rapporto fra testo drammatico, regia, interpretazione lirica.

Un discorso completamente diverso bisogna fare per le altre due opere messe in scena. Infatti siamo abituati ad una messa in scena abbastanza tradizionale e storica della corte di Mantova dove si svolge il dramma padre-figlia, Rigoletto-Gilda, dell’opera verdiana che allo Sferisterio è stata messa in scena sostituendo l’aspetto scenografico con una ambientazione stringente e moderna dove ciò che è prevalso è l’aspetto vocale. In particolare la possente voce di Amartuvshin Enkhbat che interpreta con grande intensità la figura di Rigoletto, un convincente Claudio Pavone in Gilda e il bravo Enea Scala nel ruolo del Duca di Mantova.

L’opera Rigoletto, che fa parte della trilogia popolare di Verdi, ha subito in realtà nella trascrizione registica di Federico Grazini, una variazione radicale rispetto alla tradizionale messa in scena dell’opera. Il cammino di Rigoletto attraverso il diciannovesimo e ventesimo secolo non è stato privo di intoppi: dapprima le censure che ne mutarono il nome, seguite da una tradizione che limava l’impatto dei versi considerati troppo forti rispetto al contesto musicale. Oggi viviamo in tempi meno moralizzatori e non ci scandalizziamo più per il libertino duca mentre ci lasciamo coinvolgere dalle emozioni del gobbo. Ma allora tutto ciò significa che ci troviamo di fronte a una leggenda o a una storia di tutti i giorni?

La terza opera è la popolare Carmen, che è considerata la più amata nel mondo insieme a La traviata. La messa in scena di Macerata con un ottimo cast vocale ha avuto una trasposizione registica dal mondo iberico delle corride ad una messinscena felliniana che è rappresentata da un grande luna park.

È qui che si svolge il dramma, la passione, la gelosia, che rendono rossa l’opera di Bizet. Certamente un’opera che, con le sue musiche immortali, rimane scolpita nell’immaginario collettivo.

(Le foto sono di Marta Fossa)

 

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