Marcello Mei: “Il prossimo anno si voterà per la Regione ma il grande assente dal dibattito politico è il tema della riforma elettorale”

Marcello Mei: “Il prossimo anno si voterà per la Regione ma il grande assente dal dibattito politico è il tema della riforma elettorale”

di MARCELLO MEI*

PESARO –  Ci avviciniamo alla scadenza della legislatura infatti anche nella Regione Marche, il prossimo anno si voterà per l’elezione del Presidente e del Consiglio regionale ma il grande assente dal dibattito politico pubblico è il tema della riforma elettorale che non è solo un semplice tecnicismo, ma al contrario ha una grande valenza per quanto riguarda il rapporto dei cittadini con la Regione un ente che è stato erroneamente caricato di grandi poteri, di eccessiva autonomia (basti pensare le differenze in campo di sanità tra le varie regioni) e che guardando agli ultimi decenni non ha dato grandi prove di buon governo se solo si guardano i tanti scandali, le spese e gli sperperi che in po’in tutta Italia sono venuti alla luce, ma che ha anche frenato una seria politica  di infrastrutture a livello nazionale a causa delle diverse competenze e varie contrapposizioni.

Nella nostra regione il dibattito per la riforma della Legge è fermo in commissione dopo che le iniziali proposte formulate dalle varie forze politiche si sono dimostrate difficilmente conciliabili e non si sa se e quando il dibattito riprenderà con il rischio di avvenire proprio a ridosso della scadenza elettorale con la grandissima probabilità che venga fatto per garantire questa o quella forza politica piuttosto che le regole democratiche che dovrebbero tutelare tutti i cittadini.

Ritengo che sia utile portare alla attenzione del Consiglio Regionale, ma anche dibattito tra le varie forze politiche e sociali, la necessità di una revisione anche per quanto riguarda una diversa distribuzione dei collegi che consenta ad ogni area del territorio la garanzia sicura di avere degli eletti e soprattutto consenta anche alle aree più periferiche e disagiate di avere degli eletti che rispondono in particolare ai cittadini di quelle zone come quelle interne e montane che necessitano di una attenzione particolare.

So che è una sfida difficilissima, una tentativo che troverebbe tantissimi ostacoli sulla sua strada ma che porterebbe allo scoperto chi tra le varie forze politiche veramente vuole dare un speranza ed un futuro alle zone interne delle quali tutti parlano, ma che si vedono invece sempre più penalizzate, impoverite da un punto di vista economico e di servizi e che però continuano a venire “prese in giro” come ad esempio con il Progetto Aree Interne che a parole lo Stato e la Regione sostengono dovrebbe servire ad un riequilibrio nel campo della istruzione, della sanità e della viabilità mentre invece si sta rivelando come un progetto utile a distribuire incarichi e progettazioni delle quali tra l’altro le popolazioni locali sono quasi completamente all’oscuro.

Consiglieri regionali eletti solo da abitanti delle zone montane sarebbero più rappresentativi delle istanze della popolazione, sarebbero più responsabilizzati e potrebbero realmente aiutare ad invertire una rotta pericolosa e dare veramente un senso alla strategia delle aree interne.

*Presidente provinciale Udc – Pesaro Urbino

 

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