Al Museo Nazionale di Palazzo Montani c’è tutto per conoscere meglio un grande marchigiano: Gioachino Rossini

Al Museo Nazionale di Palazzo Montani c’è tutto per conoscere meglio un grande marchigiano: Gioachino Rossini

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Visitare il Museo Nazionale Rossini nella magnifica location di Palazzo Montani Antaldi significa entrare non solo nel mondo musicale, ma anche archivistico e documentaristico del grande compositore pesarese. Costituito da dieci sale fisse e quattro correlate per conoscere la vita, le opere e la musica di Gioachino Rossini.

Grazie anche ai prestiti di collezionisti privati come Sergio Ragni, vi è un grande arricchimento dovuto agli aspetti multimediali che fanno entrare direttamente nel mondo dell’opera. L’entrata è contraddistinta dalla presenza del pianoforte Pleyel appartenuto a Rossini e un grande quadro di Pesaro. Il contenuto della mostra è sottolineato dalle parole di Alessandro Baricco.

Nella seconda stanza si parla dell’anno 1792 con la figura di padre Martini, maestro di musica. Nella terza stanza si illustra il periodo milanese e il soprano Adelaide Melanotte, prima grande cantante rossiniana.  Molto significativa la stanza successiva con il maestro Barbaja che volle trattenere Rossini nell’allora capitale musicale europea di Napoli, dove il compositore conobbe la prima moglie Isabella Colbran. La stanza successiva è quella delle licenze da Napoli, cioè la libertà compositiva di varie opere tra cui “La gazza ladra”.

Va detto che di ogni periodo sono presenti le composizioni autografe del  Maestro come nelle sale successive con le opere “Cenerentola”, “Il barbiere di Siviglia”, fino al “Guglielmo Tell”. Tramite un moderno sistema multimediale, brani tratti da queste opere possono essere ascoltati.

Infine la sala dei costumi di scena di “Semiramide” e non solo, che rappresentano momenti significativi dell’iter di Rossini. Accanto al Museo Nazionale è in corso la mostra di Guido Harari “Wall of sound” ispirato a grandi cantanti e artisti internazionali del Novecento e immortala figure significative come il famoso sbadiglio di Pavarotti, il sonno perenne di Fabrizio De André e Zucchero e la Filarmonica della Scala. Una mostra che si inserisce in un repertorio artistico e musicale di grandissimo interesse.

(Le foto sono di Marta Fossa)

 

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