Pubblicato “L’albero teoretico” l’ultimo libro di Tiberio Crivellaro

Pubblicato “L’albero teoretico” l’ultimo libro di Tiberio Crivellaro

E’ stato pubblicato in questi giorni l’ultimo libro di Tiberio Crivellaro “L’albero teoretico” (Cleup). Pubblichiamo oggi la prefazione di Adone Brandalise.

“Più di un gesto – più che spie, segnali, consapevoli di non potersi, nonostante tutto, emancipare dalla loro gettatezza nel dominio della retorica, ma tuttavia perseveranti per un’esigenza avvertita come indiscutibile – nel corpo delle scritture che si aggregano in quest’ultima raccolta di Tiberio Crivellaro, sembra lasciar intendere come in esse si riaffermi, sino a farsi progetto evidente, l’intenzione di concludere un lungo itinerario nelle occasioni della poesia, con un che di definitivo, suggello o congedo, comunque non sfiorato dal piacere del compimento e in tutto indifferente alla suggestione di finali conciliazioni.

“A quanti conoscono le varie stazioni della pratica poetica di quest’autore non sarà sfuggito come anche nelle sue fasi di più goduto abbandono alla esplorazione delle potenzialità del mondo poetico di volta in volta intuito, non sia mai mancata una avvertibile torsione della composizione verso un estremo periglioso, in cui gli assetti appena saggia-ti, a maggior ragione se con un luccichio di successo, venissero portati a riaprire, senza protezioni o sconti, il familiare abisso del quesito circa la ragion d’essere della parola poetica. E nell’assenza di risposte giustificatrici sembrava che la poesia avvertisse più sicura la propria necessità.

“L’albero teoretico che figura nel titolo sembra quasi voler essere l’icona riassuntiva di questa istanza. La filosofia, come in qualche grande voce dell’intelligenza novecentesca non estranea ai passaggi essenziali della formazione del nostro autore, è ostinatamente evocata per le responsabilità che le assegna la rilevanza delle sue parole nella vicenda del rapporto tra soggetto e linguaggio. Non a caso le citazioni pervadono il testo dando luogo ad una sorta di libro degli amici-nemici, evocati perché indispensabili ma non blanditi, né premiati da un sicuro consenso, indicatori di un bordo cui invita un arduo e anche doloroso esercizio di equilibrio / squilibrio.

“Il contrasto radicale e l’altrettanto irriducibile legame tra filosofia e poesia dopo tutto segna decisivamente il profilo delle più antiche come delle postreme meditazioni sulla natura dell’una e dell’altra, ed è nella tensione senza sintesi definitiva implicata in questo rapporto che i versi di Tiberio sembrano trovare un tempo in cui dirsi sorretti dalla forza di una istantanea, periclitante, ma sicura ragione.

Significativamente questo esercizio appare intimamente connesso con le scoperte che si generano e operano nello spazio della psicoanalisi, là dove questa mostra come il suo aver a che fare proprio con la peculiarità disagio che ne motiva il lavoro e dell’evento della soggettivazione che lo premia, comporti il suo ritrovarsi anche in una rete di reci-proci effetti con la vicenda del pensiero, nella qua-le, solcando ad un tempo epistemologia ed etica, essa traccia una faglia esile e profonda, rispetto al sistema delle identità delle discipline e dei generi, un “non luogo”, dove proprio per questo la vibrazione più intima della poesia ha motivo di non sentirsi straniera. Forse dar corpo a un singolare che non accetti di essere degradato a particolare, e che non sia in debito rispetto all’universale ma anzi ne faccia vivere il desiderio di verità al di là delle depotenzianti realizzazioni rappresentative è dopo tutto il fare al fondo più irriducibile e forse insopprimibile della poesia.

“Anche in questa prospettiva è possibile ritrovare, nell’originale reinvenzione con cui accedono alla logica di questa raccolta, molti dei motivi e dei modi propri delle precedenti prove dell’autore, a cominciare da quell’agguerrito sperimentalismo alle cui risorse anche qui per qualche aspetto si continua ad attingere. “Ma soprattutto prevale la ricerca di un dettato e di un tono che facciano co-esistere quello che sembra essere un finale deserto delle speranze estinte con la vitalità di una riuscita stilistica, che non redime, ma proroga comunque l’apertura al rischio vitale.

Nulla toglie al sofferto rigore di questa medita-zione-requisitoria contro i rischi della transazione con l’inautentico e più ancora col miraggio dell’autentico, se nella severità che sembra dichiarare “mai più”, ci si autorizza a leggere più forti che mai le ragioni di un “ancora”.

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Tiberio Crivellaro è nato in provincia di Padova nel 1955. Finalista nel 1991 al Premio Diego Valeri con la sua prima raccolta Per lingue peregrino (Calusca Edizioni), è presente in antologie fra le quali Il verso all’infinito. L’Idilio leopardiano e i poeti a fine millennio(Marsilio) e Poeti latini tradotti da scrittori contemporanei(Bompiani), entrambe curate da Vincenzo Guarracino. Tra le sue ultime sillogi Senza perdere la tenerezza (Manni).

Numerosi i suoi interventi a conferenze, convegni e congressi internazionali. Ha tenuto lezioni e letture alla McGill University di Montreal dove nel 2003 è stata messa in scena la sua opera teatrale Blu di Prussia (un dialogo tra Theo e Vincent Van Gogh). Collabora al quotidiano La Sicilia, al settimanale L’Altro Giornale Marche e alla riviste internazionali Borromeo, Cita en la diagonales, De Inconscientes. È anche autore di arte visiva.

Nelle foto: la copertina del libro e l’autore, Tiberio Crivellaro, insieme ad Adone Brandalise

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