“Nelle Marche c’è poca trasparenza nella gestione delle liste di attesa”

“Nelle Marche c’è poca trasparenza nella gestione delle liste di attesa”

Il segretario regionale di Cittadinanzattiva, Monia Mancini,  prende posizione sul nuovo piano regionale. Istruzioni per l’uso tra novità e nodi irrisolti

di MONIA MANCINI*

ANCONA – Il 16 aprile la Giunta Regionale delle Marche con delibera n. 462 ha recepito il nuovo Piano nazionale di gestione delle liste di attesa 2019-2021, andando anche a modificare ed integrare quanto deciso pochi giorni prima con la delibera n. 380 relativa all’attivazione di percorsi di tutela finalizzati a garantire l’effettuazione delle prestazioni nei tempi  previsti e la gestione della mancata disdetta dell’appuntamento (il cosiddetto bonus /malus del Decreto 124/1998).

Un atto dovuto da parte della Regione Marche quello di cui alla delibera n. 462.

Un atto di cui si attendeva l’adozione da oltre 20 anni qui nella Regione Marche quello di cui alla delibera n. 380

Ora gli Enti del Servizio Sanitario delle Marche avranno 60 giorni di tempo per recepire quanto sopra, però con molti nodi irrisolti e che rischiano non solo di vanificare il nostro diritto alla salute ma anche di scoraggiare il nostro servizio sanitario pubblico regionale.

Vediamo alcune delle PRINCIPALI NOVITA’ per i cittadini delle Marche nel caso di prestazioni di primo accesso :

  • Sono 69 le prestazioni di primo accesso (14 visite specialistiche e 55 prestazioni diagnostiche) che la Regione dovrà monitorare ed erogare nei tempi previsti ovvero “U” urgente entro 72 ore, “B” breve entro 10 giorni, “D” differibile entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per accertamenti diagnostici, “P” programmata entro 120 giorni ma dal 1 gennaio 2020 (prima di tale data il tempo è di 180 giorni).
  • La prenotazione potrà essere fatta sempre tramite il tradizionale sistema CUP regionale (sportello / telefono) ed ora anche collegandosi al sito “cuponline.sanita.marche.it” o in alternativa, scaricando attraverso le App per smartphone e tablet, denominata “MyCupMarche”: attenzione però perché questo tipo di prenotazione digitale è possibile solo per le ricette dematerializzate;
  • La prestazione deve essere erogata non solo nei tempi previsti ma anche nel Distretto/ Area Vasta di residenza dell’utente e nel caso in cui ciò sia impossibile nell’Area Vasta limitrofa. Pertanto, nel caso di richiesta di prestazione da Urbino il CUP (Centro unico di prenotazione regionale) deve anzitutto attivarsi nella ricerca di un posto nel Distretto di Urbino e quindi nell’ambito dell’Area Vasta 1 (provincia di Pesaro Urbino). Nel caso in cui non vi sia posto il CUP deve cercare nell’Area Vasta limitrofa che è quella della provincia di Ancona e quindi con il derivato effetto che se la prestazione è possibile nei tempi previsti soltanto nell’Area Vasta 4 o 5 (ovvero nella Provincia di Fermo o di Ascoli Piceno) la richiesta è da ritenersi inevasa a meno che il cittadino non abbia richiesto la prestazione nell’ambito dell’intera Regione;
  • Nel caso in cui per una delle suddette prestazioni non sia possibile l’erogazione nei tempi previsti, l’utente verrà inserito in una apposita lista di pre-appuntamento o anche detta lista di garanzia attraverso la quale, in una collaborazione sinergica tra CUP, referenti delle liste di attesa e dei back office delle aziende sanitarie, la Regione si impegna e si obbliga a garantire la prestazione nei tempi massimi previsti;
  • Ma quando, nonostante la lista di garanzia, è impossibile erogare la prestazione nei tempi massimi di cui sopra il cittadino viene informato della possibilità di accedere alla prestazione rivolgendosi al privato accreditato avendo diritto al rimborso della spesa risultante dalla fattura, fino però ad un tetto massimo coincidente con la tariffa di quella prestazione presente nel nomenclatore regionale, decurtata del costo del ticket e della quota fissa nel caso di pazienti non esenti. Attenzione però che il rimborso viene garantito solo per le richieste di prenotazione non soddisfatte nei termini previsti, che siano state presentate al CUP entro il quinto giorno dalla data di emissione della prescrizione relativa alla prestazione stessa per quanto riguarda la classe B ed entro il quindicesimo giorno per tutte le altre classi di priorità.
  • Obbligo per il cittadino di disdetta dell’appuntamento pena le sanzioni. L’appuntamento va inderogabilmente disdetto, chiamando il Cup o utilizzando gli altri canali di prenotazione, almeno 2 giorni lavorativi prima della data prevista per l’effettuazione della prestazione, pena una sanzione pari all’intera tariffa della prestazione presente nel nomenclatore regionale della specialistica ambulatoriale, a meno che l’assenza non venga adeguatamente giustificata.

Ma se queste sono le NOVITA’, alcune delle novità, come detto molti sono e restano i NODI  da  risolvere e già rappresentati alla Regione da Cittadinanzattiva delle Marche / Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva delle Marche. Su tutti:

  • La parziale, molto parziale, attivazione della ricetta dematerializzata che è, invece, elemento imprescindibile per l’attuazione ed il buon governo del nuovo piano regionale di gestione delle liste di attesa;
  • La non attivazione del sistema di prenotazione attraverso i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta: attendiamo con fiducia che ciò si realizzi il prima possibile, specie per la popolazione anziana delle Marche e la non disponibilità per molti dei nostri anziani di apparecchi digitali come tablet o smartphone unitamente alle difficoltà per molti di loro di utilizzare le cosiddette App;
  • Le nostre Aziende hanno risorse umane e tecnologiche adeguate per dar vita al cosiddetto team di garanzia che dovrà occuparsi di trovare un posto libero nei tempi massimi previsti? Noi di Cittadinanzattiva delle Marche qualche dubbio (e anche di più) continuano ad averlo visto e considerato quanto scritto nella delibera di Giunta 462 ovvero che eventuali costi aggiuntivi per l’attuazione del nuovo piano di gestione delle liste di attesa sono ricompresi nel budget assegnato agli Enti del SSR; chiedere alle Aziende maggiori prestazioni ad isorisorse espone il nostro Servizio Sanitario pubblico regionale al rischio di non essere in grado di erogare la prestazione nei tempi massimi previsti a vantaggio di un’offerta sanitaria diversa da quella istituzionale ed a svantaggio di quei cittadini che non possono comunque accedervi per problemi economici;
  • Non abbiamo avuto conto di percorsi di formazione del personale quanto alle nuove modalità di gestione delle liste di attesa: riteniamo che la formazione del personale CUP e delle Aziende sia un elemento imprescindibile per una buona attuazione del piano;
  • Nel caso di non rispetto dei tempi massimi delle liste di attesa il cittadino viene informato della possibilità di accedere alla prestazione attraverso il privato accreditato con diritto al rimborso della quota pagata in eccedenza rispetto al costo del ticket: e l’intramoenia che fine ha fatto? E quindi se vado in intramoenia pur pagando di più non avrò diritto ad alcun rimborso? Ricordiamo che l’attività in intramoenia è servizio sanitario pubblico. Eppure il Decreto 124 del 1998 questa cosa la prevedeva. Che fine ha fatto la norma? Come si giustifica questo ennesimo spostamento del servizio sanitario regionale verso un canale di erogazione non pubblico? Siamo ancora in attesa di risposta.
  • E’ stato previsto, come detto, il rimborso al cittadino nel caso di accesso alla prestazione tramite il privato accreditato. Ma il fondo da cui prelevare la somma a rimborso? Nulla ancora è dato sapere. A tal proposito Cittadinanzattiva delle Marche / Tribunale per i Diritti del Malato da oltre una anno ha chiesto e sta continuando a chiedere alla Regione che parte delle somme introitate da tutte le Aziende sanitarie ed ospedaliere delle Marche e versate dai medici che svolgono attività in intramoenia (cosiddetto fondo Balduzzi) vengano destinate alla creazione di un fondo ad hoc per i rimborsi di cui sopra.

A proposito del Fondo Balduzzi, si rileva che dal 2012/2013  tutti i medici che svolgono attività in intramoenia sono stati obbligati a versare il 5% del loro compenso in un apposito fondo costituito presso ogni Azienda e che doveva essere destinato in via prioritaria per attività di gestione/riduzione delle liste di attesa.

Cittadinanzattiva delle Marche, dall’inizio del 2018 e poi nel corso dell’anno, ha più volte richiesto a tutte le Aziende e quindi alla Regione Marche di conoscere l’esatto importo delle somme introitate ex Fondo Balduzzi nonché la loro destinazione, viste le irrisolte problematiche delle liste di attesa: dai pochi, pochissimi riscontri avuti abbiamo capito che si tratterebbe di qualche milione di euro e di cui ancora ad oggi non abbiamo contezza precisa, e per come dovuto, anche ai sensi della normativa sulla trasparenza, di che cosa ne sia stato fatto.

Noi attendiamo risposte, i cittadini delle Marche attendono risposte a garanzia e tutela della nostra salute e del nostro servizio sanitario pubblico.

*Segretario regionale Cittadinanzattiva delle Marche onlus

 

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