In questi giorni di festa grandi apprezzamenti per il messaggio cristiano dell’Arcivescovo Metropolita di Pesaro Piero Coccia agli afflitti dagli occhi tristi e fragili

In questi giorni di festa grandi apprezzamenti per il messaggio cristiano dell’Arcivescovo Metropolita di Pesaro Piero Coccia agli afflitti dagli occhi tristi e fragili

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Per monsignor Piero Coccia, Arcivescovo Metropolita di Pesaro, i giorni della Pasqua, hanno assunto da molti anni un significato profondo. Dai rituali della Settimana Santa alla Messa del Sabato Santo in una Cattedrale affollata di fedeli, fino alla tradizionale visita ai detenuti e alla celebrazione liturgica nella casa circondariale di Villla Fastiggi. In particolare questo gesto anche quest’anno ha assunto un vero messaggio cristiano di accoglienza nei confronti di circa 100 carcerati, in gran parte giovani, dagli occhi tristi e fragili.

A questi fratelli l’Arcivescovo ha portato l’annuncio di speranza della resurrezione, di Gesu’ Cristo, il Risorto e redentore dell’uomo, del cosmo e della storia. Ha poi citato San Paolo,l’apostolo delle genti, che scriveva che senza il mistero della Resurrezione sarebbe vana la nostra predicazione e vana la nostra fede. Gesù Risorto significa Gesu’ vivo, contemporaneo. E proprio attraverso la rivelazione del mistero della Fede che mons. Coccia, ha voluto comunicare ai detenuti di Villa Fastiggi, come il Signore sia vicino a loro e che la morte non ha sancito la sua vittoria su di Lui, così come non prevarranno sul mondo le vendette,gli odi, gli efferati delitti e tutti i mali che in varie forme ci affliggono e che in questi ultimi tempi non hanno risparmiato neppure il nostro territorio. Rivolgendosi ai numerosi giovani detenuti, mons.Coccia ha ripreso il messaggio per Pasqua dei Vescovi di Pesaro, Fano e Urbino, rivolto soprattutto ai giovani, che spesso sono fragili.

Essi devono guardare la Pasqua nelle varie esperienze di crocifissione di oggi alla luce della Resurrezione, con il compito di pregare contro lo strapotere del Male, con la testimonianza di un amore gratuito e fedele,verso chi è vicino, chi è segnato dalla fragilità e dall’ingiustizia. Il carcere allora deve assumere una funzione educativa e di riscatto dell’uomo. La resurrezione se non vissuta in concretezza sarebbe solo una illusione e solo il Signore Risorto permette di strappare tutta la concretezza della vita, cose, persone, spazioe e progetti, dalla decadenza, riportando l’umanità alla speranza eterna. Un augurio dell’Arcivescovo ai detenuti e un commosso arrivederci, sono stati l’epilogo di una domenica di Pasqua particolare.

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