Altre sette pecore sbranate, la Coldiretti di Ascoli e Fermo: “Difendere gli allevamenti significa difendere la montagna”

Altre sette pecore sbranate, la Coldiretti di Ascoli e Fermo: “Difendere gli allevamenti significa difendere la montagna”

ASCOLI PICENO – Altre sette pecore sbranate nell’ennesimo attacco di animali selvatici. È successo nella notte tra lunedì 1 aprile e ieri ad Ascoli, nell’allevamento di Antonio Ricciotti. L’allevatore si è reso conto di quanto era avvenuto attorno alle 6 di ieri quando è arrivato al recinto del suo gregge. Durante l’attacco parecchie pecore sono scappate ed è servita tutta la giornata di ieri per cercarle e recuperarle.

Questa mattina, sul posto, è arrivato il servizio veterinario dell’Asur dopo il sopralluogo, ieri, dei carabinieri forestali. Non è la prima volta che Ricciotti subisce attacchi di questo tipo. Ma è un po’ tutto il settore a temere per le continue stragi di bestiame. Per attenuare il conflitto tra allevatori e selvatici, la Regione ha previsto una serie di finanziamenti per l’acquisto di recinzioni, dissuasori e cani da pastore.

“Sia che si tratti di lupi che di cani inselvatichiti – spiega Alessandro Visotti, direttore di Coldiretti Ascoli Fermo – serve che la Regione Marche preveda l’istituzione di una zona cuscinetto oltre le aree montane già previste perché i selvatici alla ricerca di cibo si spingono anche vicino ai centri abitati, come in questo caso”.

Coldiretti, nel frattempo, commenta il Piano Lupo presentato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa come “un passo in avanti per cercare di ripristinare una situazione di equilibrio. Serve – spiega la Coldiretti – la stessa responsabilità nella difesa degli allevamenti e dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Non si possono lasciar morire pecore e vitelli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane.

La presenza di branchi di lupi sta scoraggiando in molte aree l’attività di allevamento mettendo a rischio anche il tradizionale trasferimento degli animali in alpeggio che, oltre ad essere una risorsa fondamentale per l’economia montana, rappresenta anche un modo per valorizzare il territorio e le tradizioni culturali che lo caratterizzano. Senza i pascoli le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città. Ci aspettiamo un impegno concreto per tutelare un bene comune con un sostegno pubblico a sistemi di difesa appropriati e un rapido ed adeguato rimborso dei danni, senza se e senza ma”.

 

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