Agromafie, le Marche non sono immuni: fenomeno invisibile da non sottovalutare

Agromafie, le Marche non sono immuni: fenomeno invisibile da non sottovalutare

ANCONA – Sfruttamento del lavoro, caporalato, riciclaggio di denaro. Il 10% del fatturato mafioso si genera con l’agroalimentare: una fetta da 24,5 miliardi l’anno. Per quanto la percezione sia poca, le Marche non sono immuni e per questo occorre vigilare. Per questo la Regione Marche ha deciso, tra le prime regioni in Italia, di aderire all’Osservatorio nazionale sulle Agromafie promosso da Coldiretti. Adesione che la giunta ha inviato al presidente del consiglio regionale per la discussione in Prima Commissione e il successivo voto dell’Aula.

Questa mattina la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni, ha partecipato alla Consulta regionale sulla legalità illustrando l’attività dell’Osservatorio e la situazione marchigiana. “Non siamo più di fronte a una mafia che spara – ha detto la presidente Gardoni – Oggi la criminalità organizzata è invisibile e controlla la filiera con risvolti pesanti sugli anelli più deboli della catena. Questo a scapito dei consumatori ma anche di tutta l’economia reale del Paese. Occorre raccontare tutto questo nelle scuole, divulgare per aumentare la percezione dei fenomeni. Inoltre è necessario fare il possibile affinché i terreni sequestrati alla mafia siano destinati a progetti di agricoltura sociale. Con questa adesione le Marche avranno uno strumento in più per vigilare e intervenire”.

 

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