Al Teatro Rossini di Pesaro un concerto di grande impatto di Zimerman

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Al Teatro Rossini di Pesaro un concerto di grande impatto di Zimerman

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Krystian Zimerman, il grande e noto pianista polacco, è tornato al Teatro Rossini per la 59esima Stagione concertistica dell’Ente Concerti. Ma questo concerto ha acquisito un significato plurimo. Innanzitutto la presidente dell’Ente Marta Mancini, ha voluto ricordare che sabato 19 gennaio, data del concerto, ricorreva il primo anno della scomparsa del presidente Chiocci che era molto legato alla figura di Zimerman.

E quindi il concerto ha avuto un significato evocativo e di omaggio ad una persona preparata musicalmente come il dottor Chiocci. Il secondo significato è stato essenzialmente di sofferenza emotiva, dove intendo da parte dei musicisti e in particolare per i pianisti, una partecipazione esecutiva profonda accompagnata anche alla stanchezza fisica.

E Zimerman, in questo momento è tra i pianisti più richiesti nei teatri a livello mondiale. Dalla vittoria del Grand Prix al Concorso Chopin nel 1975, per Zimerman vi è stata una escalation vertiginosa piena di consensi da parte della critica e del pubblico. Un esempio memorabile , l’incisione storica del 1985 con i Wiener Philarmoniker, del Concerto per pianoforte di Schumann sotto la direzione di Herbert vpn Karajan.

Ma veniamo al concerto. Nella prima parte del programma Zimerman ha suonato la Sonata n.3 in fa minore op.5 di Brahms, dimostrando la sua capacità interpretativa polivalente, soprattutto per un compositore difficile, l’ultimo post romantico della musica tedesca. La sonata n.3 fu scritta nel 1853 e pubblicata l’anno successivo. Ha dimensioni più ampie del consueto, comprendendo cinque movimenti (anzichè i tradizionali tre movimenti).

Fu composta a Dusseldorf ed è l’ultima delle tre sonate per pianoforte di Brahms. Fu presentata a Robert Schumann nel novembre del 1853, ed è l’ultima delle opere che Brahms (allora ventenne) sottopose all’approvazione di Schumann prima di pubblicarla. Ma veniamo all’analisi della sonata . Il primo movimento in forma sonata, inizia con degli accordi che poi si estendono nell’intero registro del pianoforte. Il primo tema è in fa minore e per un breve periodo in do minore.

L’esposizione è ripetuta e poi vi è uno sviluppo molto complesso, in cui ritorna l’episodio in do minore. Dopo l’inizio della ripresa si passa al secondo tema, trasferito in fa maggiore, omettendo l’episodio in do minore. Il secondo movimento inizia con una citazione tratta da una composizione di Sternau. In questo secondo movimento si alternano due temi principali (in la bemolle maggiore e in re be molle maggiore) che forse simboleggiano i due cuori della poesia.

Anche questo movimento si chiude con una Coda. Il terzo movimento è uno scherzo con relativo Trio, ed ha un inizio in fa minore, piuttosto tumultuoso, in cui si contrappone il Trio calmo e lirico. Il Trio riprende, alla propria chiusura, il materiale tematico, iniziale del movimento, dopodichè lo scherzo viene ripetuto nella sua interezza. Al quarto movimento, indicato come intermezzo, Brahms diede il titolo di “Sguardo retrospettivo”. Esso inizia con lo stesso tema iniziale del secondo movimento, ma nella tonalità di si bemolle minore. Il quinto movimento è un rondò nella tonalità di fa minore. Propone varie idee musicali, che ritornano legate insieme nella virtuosistica e trionfale chiusura del movimento.

Piero Rattalino, ha scritto a proposito delle tre sonate di Brahms: “L’inventiva tematica è la capacità di dominare le forme, il contrasto tra il gesto eroico e la profonda malinconia, la scrittura musicale, piena, personale, fanno delle tre sonate di Brahms, ben più delle opere di un esordiente: sono tre lavori monumentali, che si pongono come manifesti del neoclassicismo e come ripresa dell’umanesimo profetico di Beethoven”.

Nella seconda parte del programma Zimerman ha eseguito in maniera superlativa per pathos interpretativo intenso ed emozionale i quattro Scherzi di Chopin. Gli scherzi sono unici nella vasta produzione pianistica di Chopin. Sono pezzi emozionali per cui è difficile poi chiedere a concerto concluso, un giudizio all’esecutore, perché come si è svolto nel concerto al teatro Rossini, si è messo in scena un rituale musicale, in cui l’immedesimazione  penetra nello stato d’animo dell’esecutore.

Il Primo scherzo op.20 inizia in due accordi in fortissimo. Seguono esplosioni drammatiche in si minore ad incredibili velocità. Poi segue una melodia tangibile nel registro medio . Nella sezione finale si incorporano arpeggiate vertiginose  su e giù per quasi tutta la tastiera, sospesa da una serie culminante di 9 accordi di 10 note. la conclusione è trionfale.

Lo Scherzo n.2 e il n.3 che ne è una prosecuzione, è tra le più straordinarie opere partorite dal genio di Chopin, con un contrastante botta e risposta  tra il pianissimo di fugaci arpeggi  e il fortissimo di perentori stacchi accordali: un’inquietudine, quella iniziale, da ristampare in un saliscendi di scale che conduce a un canto dolce e appassionato in modo maggiore. Lo scherzo op.4 fu pubblicato nel 1843 ed è più calmo rispetto al temperamento dei tre precedenti. Lo scherzo in forma sonata, muterà in un trio in do diesis minore che si trova in una canzone popolare polacca.

E’ importante che con il passare degli anni Chopin vada modificando anche i contenuti dei suoi scherzi: i fuochi e l’urlo del primo; i lampi da fine mondo del secondo e poi anche nel terzo e nel quarto si lascia il posto ad un dolce e non meno intenso ma vissuto con estrema nobiltà. In quest’opera non c’è traccia di alcun dolore e senso epico, con una pagina luminosissima, dalla leggerezza quasi smaterializzata, in cui Chopin non ricerca il piano formale ma quello timbrico.

(Le foto sono di Marta Fossa)

 

 

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