Ergastolo ad Ahmet Altan per le sue opinioni contro il regime turco, una vera sciabolata

Ergastolo ad Ahmet Altan per le sue opinioni contro il regime turco, una vera sciabolata

di TIBERIO CRIVELLARO

Questa recensione non sarà solo la disamina dell’ultimo romanzo di Ahmet Altan dato che l’autore sta vivendo un incubo. Di questo ne scriverò più sotto. Fresco di stampa l’autore sopracitato ci propone ora “Come la ferita di una spada” (E/O Edizioni). Ci trasporta nella seconda metà dell’800 nel decadente Impero ottomano sconvolto tra conflitti etnici e le prime spinte verso un modernismo europeo. Singolare protagonista tra gli altri è la giovane e bellissima Mehpare Hanim che andò in sposa a Sheyt Efendi, assai religioso ma tormentato da bramosie erotiche.

Mehpare fu poi ripudiata per essere stata l’amante di più uomini. Intanto, Hikmer Bey formatosi a Parigi come avvocato, ritorna nel suo sultanato per cercare la moglie ideale. Lì incontra la bella Mehpare. Tra i due si accende la fiamma d’amore. Ma dopo il matrimonio comincia  l’incompatibilità: due anime opposte. Sarà possibile una condivisione? Mehpare è ora divenuta un “catalogo” di passioni; tra doveri e le mille tentazioni verso l’altro sesso. Nel frattempo continuano i conflitti interni di quella che è l’attuale Turchia. Tra Parigi e Istambul il romanzo è un continuo colpi di scena “Le Monde”  afferma che questo intricato romanzo è di rara intensità. Altan con i suoi libri ha venduto milioni copie in tutto il mondo. Rarità per un autore turco che abilmente sa descrivere peccato e trasgressione con vera maestria.

Ma talvolta uno scrittore e giornalista di successo, nei paesi dove vige una dittatura, può essere molto pericoloso. A tal proposito, nella Turchia di Erdogan, esattamente lo scorso 31 maggio, dopo un processo farsa, Altan è stato condannato all’ergastolo per le sue opinioni. La “colpa” di Ahmet Altan è quella di aver denunciato senza mezzi termini l’ingiustizia, l’illegalità e la corruzione del regime. Costretto a scrivere dal carcere (di nascosto) ha affermato che: “A sangue freddo hanno ucciso il sistema giudiziario e hanno consentito l’esecuzione e l’arresto di migliaia di innocenti sotto gli occhi del mondo”.

A nulla è valso a suo favore l’intervento di 51 Premi Nobel e varie Associazioni umanitarie da tutti i Paesi. Altan è stato trascinato al banco degli imputati in modo abominevole. Il mandante dell’ignobile atto è Erdogan, complici, in parte, i “signori” del petrolio e delle armi contrabbandate (molte di fabbricazione italiana) attraverso un “corridoio” organizzato dalla Turchia. Petrolio destinato a qualche Stato europeo e armi dirottate all’ISIS. C’è da chiedersi come l’Europa potrebbe accogliere tra gli Stati membri la Turchia.

E c’è da chiedersi se il nostro Governo non sia in qualche modo corresponsabile nel “business” dei migranti fuggiaschi dove molti di loro diventano manovalanza super sfruttata da imprenditori senza scrupoli. Intanto, da tempo, in Turchia c’è un via vai di carri armati che destabilizzano il paese, in combutta con i curdi siriani.  Spesso uccidendo innocenti. In Tribunale Altan, dopo la sentenza, fu lapidario, dichiarando al Presidente del Tribunale: “Vostro Onore, il vergognoso surrogato dell’atto di accusa presentato contro di me, privo ahimè di intelligenza e rispetto della Legge, è talmente debole da non sostenere il peso immenso della sentenza di ergastolo con le implicazioni aggravanti del Pubblico ministero che continuamente si è contradetto nell’accusarmi. Le sembra che tutto ciò meriti una seria difesa?”.Non resta che attendere una reazione del popolo turco. La storia insegna.

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AHMET ALTAN

COME LA FERITA DI UNA SPADA

E/O Edizioni

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