Le Grotte di Frasassi un tesoro di inestimabile pregio

Le Grotte di Frasassi un tesoro di inestimabile pregio

Conosciute e riconosciute in tutto il mondo per lo stupore che evocano ogni anno in centinaia di migliaia di visitatori che provengono da ogni parte del pianeta per visitarle

di MARTA FOSSA

GENGA – Una galleria artificiale di 223 metri con tre porte a tenuta stagna separano la straordinaria meraviglia delle Grotte di Frasassi dal resto del mondo. Ebbene sì, perché queste grotte sono un tesoro di inestimabile pregio, conosciute e riconosciute in tutto il mondo per lo stupore che evocano ogni anno in centinaia di migliaia di visitatori che provengono da ogni parte del pianeta per visitarle.

Un tesoro unico, inestimabile, che venne casualmente intuito da un giovane anconetano che notò un anomalo foro sul monte: anomalo perché da esso fuoriusciva aria! Così chiamò un amico speleologo che radunò un gruppetto di giovanissimi studiosi appassionati che, nel settembre 1971, si calarono dal foro nella parete rocciosa a 406 metri di altitudine. Subito trovarono una piccola sala nella quale era presente una frana composta da terra e blocchi che rimossero. Mai avrebbero potuto immaginare l’entità della scoperta che stavano per fare! Grazie alle fiammelle all’acetilene poste sui caschi avanzarono ma una forte corrente d’aria li investì. Allora cominciò a farsi spazio l’idea che potesse esserci qualcosa di curioso, vasto, importante. Avanzarono ancora al buio, un buio totale ed un vuoto vastissimo. Per comprenderne l’entità lanciarono dei sassi nel vuoto: il tempo che intercorreva tra il lancio e il rumore dopo la rovinosa caduta fecero capire l’immensa vastità di quell’abisso! Ma la scoperta più entusiasmante doveva ancora avvenire e non tardò molto. Infatti grandissima fu l’emozione della prima esplorazione, con le possenti stalagmiti alte fino a 20 metri e formatesi in 125 mila anni! Una meraviglia incredibile!

Ancora oggi questa prima grandissima sala si chiama “Abisso Ancona”: facilmente comprensibile il motivo! Essa misura un milione di metri cubi di volume e potrebbe ospitare l’intero Duomo di Milano.

A seguire ci sono altre quattro sale visitabili, tutte molto interessanti e particolarissime, a partire dalla “Sala 200”, così chiamata per la lunghezza di circa 200 metri. Qui c’è il curiosissimo “Castello delle Streghe”, ossia un enorme masso rossiccio che si è staccato dal soffitto a causa di infiltrazioni d’acqua e scosse di terremoto. Dopodiché si sono formate le stalagmiti ed una di esse si è unita con la corrispondente stalattite fino a formare una colonna. La natura ha operato in questa grotta in modo unico e affascinantissimo.

Lì vicino sono particolarmente curiose le stalagmiti denominate “Il cammello” e “Il dromedario”, rispettivamente con due gobbe ed una. Altro figure particolari si sono formate in decine di migliaia di anni: dall’ “Obelisco” alle “Canne d’organo”, dalla “Fetta di lardo” alla “Spada di Damocle”. Proprio quest’ultima è la stalattite più lunga della grotta, ovvero 7 metri e 40 cm e pesa circa 10 tonnellate. Spesso la stalattite ha la propria stalagmite, in quanto il carbonato di calcio viene depositato in parte sul soffitto e in parte sul punto corrispondente in basso.

Le stalattiti hanno forme diverse, infatti ci sono anche quelle filiformi, denominate “Bucatini”: esse sono al primo stadio di crescita, percorse all’interno da un tubicino in cui scorre l’acqua. La deposizione della calcite avviene sulla punta della stalattite, che cresce solo in lunghezza mantenendo un diametro costante. Se poi l’acqua scorre anche all’esterno della stalattite oppure il piccolo condotto si ottura a causa di qualche impurità, la stalattite cresce di diametro e assume una forma a cono. La velocità di crescita è molto variabile, mediamente di 1 mm all’anno.

Il percorso visitabile di 800 metri stupisce con la “Sala delle Candeline”: qui da uno specchio d’acqua spuntano varie stalagmiti con un singolare “piattino” alla base e sembrano tante candele con il relativo portacandele.

Nella grotta rimane anche un collegamento con il fiume Sentino, che ha dato vita alla grotta circa un milione e mezzo di anni fa nell’epoca del Pleistocene. Le sue acque, passando attraverso le faglie e le fratture della roccia sedimentaria ed incontrando le acque demineralizzate sulfuree provenienti dal basso, hanno iniziato un potente processo di erosione e corrosione della roccia calcarea.

Contemporaneamente alla formazione dei primi vuoti, le acque del Sentino continuavano l’erosione della gola di Frasassi fino a formare otto piani carsici impilati l’uno sull’altro, ma che si unirono a causa di frane e terremoti fino a formare le ampie sale attuali. Successivamente l’acqua piovana d’infiltrazione ha iniziato ad adornare le cavità.

Le concrezioni si formano poiché le gocce d’acqua sono cariche di anidride carbonica e percolano attraverso le fratture ed i pori della roccia sciogliendo il carbonato di calcio. Finché le gocce arrivano in questi ambienti e liberano l’anidride carbonica nell’aria della grotta e depositano un sottile strato di minerale chiamato calcite. Così si formano le stalattiti che scendono dal soffitto e le stalagmiti che crescono dal basso verso l’alto. La calcite pura è di colore bianco ma le gocce possono trasportare ulteriori minerali che donano colorazioni differenti.

Tutte le caratteristiche delle Grotte si possono ammirare quotidianamente ed apprezzare compiutamente grazie al tenace lavoro di Graziano Morettini che coordina certosinamente le guide delle Grotte di Frasassi, gestite dall’ente pubblico Consorzio Frasassi, costituito tra il Comune di Genga e la provincia di Ancona. Graziano, con passione e dedizione, accompagna con peculiare professionalità anche i gruppi per il giro speleologico della Grotta Grande del Vento, con una visita ad ulteriori sale non attrezzate per la visita ma bellissime per la loro straordinaria naturalezza.

 

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.altrogiornalemarche.it