A Pesaro l’ultima serata dell’Angolo della Poesia nel Giardino di Palazzo Ricci dedicata ad Emanuel Carnevali

A Pesaro l’ultima serata dell’Angolo della Poesia nel Giardino di Palazzo Ricci dedicata ad Emanuel Carnevali

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Ultima serata dell’Angolo della Poesia a cura di Giuseppe Saponara con la collaborazione del Comune di Pesaro, Cooperativa Labirinto e Regione Marche, nel Giardino della musica di Palazzo Ricci.

Aurelia Casagrande, con la lettura del profilo biografico e Andrea Ciribuco per l’aspetto critico-interpretativo hanno presentato il poeta fiorentino Emanuel Carnevali. L’attore Franco Andruccioli ha poi interpretato con intensità emotiva una poesia di Carnevali.

Emanuel Carnevali nacque a Firenze il 4 dicembre 1897. Dopo un girovagare per diverse città italiane per seguire i genitori che poi si separeranno, Carnevali dopo la morte della madre avvenuta nel 1908, venne messo in collegio dal padre. Successivamente Emanuel vinse una borsa di studio al Collegio Marco Foscarini di Venezia e nel 1913 fece il suo ingresso all’istituto tecnico “Pier Crescenzi” di Bologna, dove fu allievo del critico letterario e narratore, Adolfo Albertazzi e qui comprese di avere una autentica vocazione letteraria.

Nel suo romanzo autobiografico uscito postumo nel 1978 dal titolo Il primo Dio, Carnevali descrive la decisione di emigrare negli Stati Uniti nel 1914 a soli 16 anni. Visse quindi fino al 1922 tra New York e Chicago facendo i più umili mestieri. Col tempo imparò la lingua inglese e cominciò ad inviare i suoi versi a riviste letterarie che inizialemte li rifiutarono e poi iniziarono a prendere in considerazione. Furono pubblicate delle poesie di Carnevali che in quel periodo divenne amico di Max Eastman, Ezra Pound, Robert Mc Alman e William Carlos Willlians. Dimenticato dalla critica e dal pubblico, Carnevali ha lasciato un forte segno nella letteratura americana del Novecento e partecipò al rinnovamento dell’avanguardia letteraria americana dell’epoca. Sherwood Anderson si ispira a lui quando scrive il racconto Italian Poet in America (1941). Carnevali fu autore dei racconti Tales of an hurried  man del 1925. Tenne una corrispondenza epistolare con >Benedetto Croce e Papini, lettere che verranno pubblicate col titolo Voglio disturbare l’America (1980) a cura di G.C. Milet. Colpito da encefalocite letargica nel 1922 ritornò in Italia dove visse per 20 anni fra l’ospedale e varie pensioni di Buzzano. Morì l’11 gennaio 1942 in una clinica neurologica di Bologna.Per Andrea Ciribuco Emanuel Carnevali fu un poeta rivoluzionario non da un punto di vista tecnico, ma seguendo il grande Withman, la poesia era rivoluzionaria poichè determinava un’altra lingua all’interno della cultura americana. Ma chi è il poeta? E’ quell’artista che prende la parola di tutti e la rasforma.

L’altro poeta di riferimento per Carnevali è Rimbaud. Nella sua concezione poetica vi è quel salto simbolico che potrebbe esserci fra il Petrarca e la metropoli del XX secolo. Carnevali cerca di trovare un pò di nostalgia in una città completamente estranea alla sua cultura e in lui non vi è l’omologazione alla vita  borghese americana. Il ritorno in Italia è un distacco quasi voluto nei confronti di un’America costruttrice di città meccaniche.. Ma la serata, secondo lo stile del format polivalente elaborato da Giuseppe Saponara, ha visto la presenza anche di un grande attore, una voice interpretativa unica, Gino Manfredi, che ha letto molto bene delle pagine tratte dal concetto di rivoluzione del marchese De Sade – 1789 e di Renan Ernst contro ogni tipo di rivoluzione. Poi in una bella sequenza del film musical Jesus Christ Superstar è apparso il vero grande rivoluzionario della Storia. Quindi un salto verso la musica contemporanea destrutturata di John Cage letta e interpretata da Matilde Fratteggiani Bianchi. Poi il padre pittore astrattista e amico di CageAlfonso Fratteggiani Bianchi,che  ha parlato della grande personalità del musicista, che ha superato le abitudini da Guido d’Arezzo fino a Schoenberg, che con la musica dodecafonica non ha destrutturato la musica, ma la spostata dal tonale all’ atonale. Cage ha ispirato le opere monocrome di Fratteggiani, che presentano al loro interno dei codici . Un arte quella di Cage e Fratteggiani che non sono amate dai sistemi totalitari.

(Le foto sono di Stefano Teodori)

 

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