Due Maestri della fotografia francese protagonisti nelle Marche: Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau

Due Maestri della fotografia francese protagonisti nelle Marche: Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau

Henri Cartier Bresson, Mole Vanvitelliana, Ancona 8 marzo-17 giugno 2018 / Robert Doisneau, Palazzo del Duca, Senigallia 29 marzo-2 settembre 2018

di ENZO CARLI

Due grandi fotografi  francesi  in mostra tra Ancona e Senigallia; alla Mole Vanvitelliana di Ancona il celeberrimo Henri Cartier- Bresson e al Palazzo del Duca di Senigallia l’altrettanto famoso Robert  Doisneau. Sono fotografi che con il loro impegno e le loro capacità hanno nel loro tempo, modificato il modo di vedere e fare fotografia e certamente influenzato  un’ intera generazione di fotoamatori. Una fotografia storica, documentaria, “stradale”,(ma non per questo meno mentale) quella di Cartier-Bresson espressione del momento decisivo dello scatto e l’altra di Doisneau legata alla poesia esistenziale di Parigi.

Henri Cartier-Bresson  nasce in una famiglia  alto borghese, benestante, amante delle arti e studia pittura come allievo di Jacques –Emile Blanche,  scrittore e pittore francese noto come ritrattista  e poi con André Lhote, pittore e critico, tra i fondatori della Nouvelle Revue  Française. Poi con l’occasione di un viaggio in Africa acquista la macchina fotografica Leica, va in Messico e negli USA studiando cinema con il grande fotografo e videomaker Paul Strand (autore del fotolibro ”Il Paese”-Luzzara- 1955,  con il contributo di Cesare Zavattini).Sono gli anni dell’impegno politico con il partito comunista e trovandosi  in Spagna comincia i grandi reportages; rientrato in Francia, catturato dai Tedeschi evade e fotografa la guerra di liberazione di Parigi dal giogo nazista. Ma è nel 1952 con il suo libro, diventato subito un classico,:”Image à la sauvette”(Verve Parigi 1952) in cui definisce quello che sarà il momento decisivo, il suo stile fotografico inconfondibile:”La fotografia è, nello stesso istante, il subitaneo riconoscimento del significato di un fatto e l’organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto”. HCB, diventato una sorta di leggenda vivente, soprannominato “l’occhio del secolo” ha testimoniato  con le sue immagini i drammi e i mutamenti di quasi cent’anni  di storia.

Quando si parla della fotografia umanista francese si pensa(J.C.Lemagny e A.Rouille) alla poesia di quella Parigi come nostalgica evocazione di un epoca, quella della” Paris de nuit “di Brassai (1933); dei selciati umidi di pioggia, dei bistrots, dei mercati a Les Halles, dei riverberi solari, delle luci grigio-perla del mattino sui marciapiedi ammaccat,i delle vetrine decorate. Una Parigi di piccola gente, di arie di fisarmonica, ove eccellono quegli autentici poeti della fotografia che sono Marcel Bovis, Willy Ronis, Izis .

Robert Doisneau di cui ricordiamo il libro: ” La banlieu de Paris”,1949 ( realizzato grazie all’amico Blaise Cendrars, scrittore,poeta) ne è il rappresentante più famoso, con il suo senso dell’umano, il suo tatto, la sua tenerezza, raggiungendo i più grandi momenti della fotografia pura seguendo l’umile via dell’attenzione agli altri.

L’apogeo della grande corrente umanista e idealista in fotografia fu l’esposizione Family of Man organizzata da Edward Steichen, fotografo e critico nel 1955 e che ebbe uno straordinario successo di pubblico e che segnò l’inizio della storia della fotografia contemporanea,in line con la fioritura delle arti contemporanee.(ricordiamo  del periodo fino oltre gli anni 70 la fotografia soggettiva di Otto Stainert , quella mistica di Minor White, fino alla rivoluzione del significato di Robert Frank ; la rivoluzione della forma di William Klein o l’immaginario reale di Mario Giacomelli, fino all’espressionismo di Diane Arbus)

Robert Doisneau dopo gli studi di litografia all’école  Estienne, ha lavorato come assistente dello scultore André Vigneau,  e come fotografo industriale presso le officine. Dopo l’impegno nella  nella Resistenza francese, dal 1945 cominciò a lavorare con il giornale Le Point e dal 1946 divenne fotografo indipendente per l’agenzia Rapho. Nel 1947 vinse il Kodak Prize e  incontrò Jacques Prévert, con il quale lo legherà una profonda e reciproca stima.

Una mostra riassuntiva, forse dispersiva per la produzione di Cartier-Bresson presso gli spazi della Mole con  140 fotografie; in occasione del decennale della sua morte il Museo dell’Ara Pacis di Roma gli aveva dedicato una retrospettiva con 350 stampe vintage d’epoca, le ristampe e una corposa documentazione comprensiva di giornali, riviste, film documentari e i suoi disegni che unitamente alle immagini esposte testimoniavano l’impegno e  il percorso artistico di Cartier-Bresson.  E’considerato uno dei protagonisti  del moderno fotogiornalismo.

Una mostra contenuta, (50 fotografie) più intima quella di Robert Doisneau, presso le sale del Palazzo del Duca di Senigallia, ordinata sulle tematiche care a Doisneau: strade e periferie, bistrots, gli artisti, dell’amore, l’infanzia. La stessa mostra è stata presentata con 70 opere  al Broletto di Pavia, al Lucca Center of Contemporary Art e sarà proposta al Museo della Grafia di Pisa dal 22 marzo al 17 giugno. Nel 2012 la mostra di Robert Doisneau con 200 fotografie originali scattate tra il 1934 e il 1991era stata presentata  a Roma e poi a Milano.

 

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